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venerdì 3 dicembre 2021

Segnatevi l'indirizzo, vale la pena di frequentarlo se volete divertirvi: Stefania Bertola, Via delle Magnolie 11

Di Stefania Bertola si parla molto in questo blog, perché è una scrittrice che amo moltissimo e una sicurezza cui rivolgersi sempre e comunque. Ho parlato di quasi tutti i suoi libri e qui trovate parecchie recensioni dal lontano 2019, ma anche prima di aprire questo blog ne avevo parlato più volte. Quindi fidatevi se dico che di questi tempi cupi per schiarirsi un po' l'orizzonte, ravvivare i giorni grigi e mosci, non ha uguali.  

Via delle Magnolie 11 è stato scritto e pubblicato sul web a puntate durante il primo lockdown. Ora si trova in libreria e mi sento di consigliarlo di cuore, perché è adatto a tutti i tempi.

Un po' meno chick-lit dei romanzi precendenti, in certi momenti appare quasi come una farsa, una comica finale veloce e accelerata. Si svolge in una casa abitata da vari membri di una famiglia intricata e piuttosto spregiudicata, le complicazioni amorose restano sullo sfondo e insaporiscono la ricetta, aggiungendo un tocco di dolce alle vicende paradossali (e lievemente delinquenziali) dei molti personaggi, ben delineati e dinamici. Altro non dico perché questa è pur sempre una semplice segnalazione - ma leggetelo, e poi leggetene altri di questa brillante autrice che non delude mai.


domenica 28 aprile 2019

Come una chiacchierata con un amico: Paul Sedaris, Ragazzi, che giornata! Diari 1977 - 2002

Ragazzi, che giornata!, un estratto dei diari di David Sedaris dal 1977 al 2002 con entrate brevissime 

che diventano più lunghe proseguendo negli anni , non è adatto ai lettori che cercano trame complesse e colpi di scena, analisi psicologiche, quelli che vogliono emozionarsi o commuoversi. È un libro attraente e riposante, tutto di sbieco. Viene voglia di andare avanti, di tornare a casa per leggerlo, anche se non c’è trama né un vero crescendo legato alla vita di Sedaris. 

Gli anni giovanili sono contraddistinti da una vita fatta di case precarie, amori e amici precari, lavori precari (anche se sullo sfondo c’è sempre la famiglia con la mamma pronta a dare una mano e un aiuto pecuniario), nuotando in una vivace corrente di alcol e droga, nella natia Raleigh. Poi il trasferimento a Chicago, le scuole di scrittura, la morte della madre, i viaggi, i luoghi, e infine il successo, il solido rapporto amoroso con Hugh, la Francia, l’Inghilterra. Naturalmente l’11 settembre, tutto sommato un avvenimento tra gli altri anche se pesantissimo (ma la retorica patriottica non fa per lui, che malgrado l’origine greca non ha mantenuto radici, non parla greco e si sente totalmente americano). I rapporti insieme stretti e complessi con il padre e i fratelli tra cui spicca Amy, con cui condivide l’attività teatrale, la problematica Tiffany e il giovane Paul. Ma soprattutto il successo, solidissimo e molto impegnativo, con il contorno di viaggi continui (corre su e giù tra Stati Uniti e Europa come un rappresentante di commercio a parlare dei suoi libri e tenere incontri), rapporti con sconosciuti, case nuove, finalmente agiatezza e possibilità d’ogni genere.

Ma tutto questo avviene come per uno sviluppo naturale, ovvio. Sedaris non ci racconta gli snodi cruciali, ci mette a nostro agio con situazioni e persone senza mai calcare la mano. Soprattutto riesce nel miracolo di parlare di sé senza raccontarsi mai. Passano gli anni, cambiano le situazioni, ma noi veniamo a saperlo di traverso, attraverso la descrizione di tipi strani, incontri, conversazioni curiose o significative, ma sempre trasversali, tangenti. Sempre gradevole, mai narciso, con un occhio attento agli altri. L’ironia c’è, se no non sarebbe David Sedaris, ma serve da paravento dietro cui si nascondono l’empatia e la generosità. Certo non è spiritoso come in Me parlare bello un giorno o altre opere, perché qui non servirebbe, ma divertente sì, e molto.

Astenersi chi ama i gialli, noir, thriller, rosa, fantasy, fantascienza ecc ecc. Qui c’è solo vita, osservazione acuta, assenza di giudizio, una curiosità mai sopita per il mondo e i suoi abitanti. Sedaris inoltre scrive con una naturalezza, un’apparente semplicità che invogliano alla lettura e non stancano mai. L’impeccabile traduzione è di Matteo Colombo.

sabato 1 novembre 2014

Quando un autore ti acchiappa, ti diverte e ti lascia più contento: David Sedaris, Esploriamo il diabete con i gufi, Me parlare bello un giorno

Se c'è uno che riesce a divertirmi a prescindere, quello è David Sedaris. Mi diverte, mi è simpatico, lo ammiro come uno dei migliori affabulatori–narratori di oggi, è uno dei pochissimi (con George Saunders e Julie Otsuka per esempio) scrittori statunitensi che mi piacciono. Lo trovo interessante e molto, molto spiritoso. In un cupo pomeriggio autunnale come questo mi sento di consigliarlo come antidoto infallibile contro la depressione. Esploriamo il diabete con i gufi è una raccolta un po' eterogenea di brevi saggi, divagazioni, riflessioni, alcuni dei quali mi sono sembrati meno brillanti del solito, ma probabilmente non volevano esserlo data la loro natura di articoli giornalistici. Sono sempre intelligenti e sanno sorprendere  con osservazioni acute e spiazzanti. Come sempre Sedaris parla del mondo partendo da sé, dalla sua famiglia che ormai conosco come parenti stretti, dal compagno Hugh, dilatandone tic e bizzarrie, esagerando disgrazie, rendendo epiche piccole vicende quotidiane senza mai cadere nel narcisismo né nel banale. E siccome è sempre in giro per il mondo e in particolare ha vissuto a lungo in Francia e poi a Londra, le sue stralunate cronache europee, giapponesi o cinesi sono esilaranti. Sia che parli della cucina cinese (che aborrisce) che della presunzione francese a proposito del razzismo degli americani al momento dell'elezione di Obama, o dell'educazione dei bambini, o della spazzatura nella campagna inglese, il suo sguardo lucido e capace di cogliere sempre il dettaglio assurdo e restituirlo con parole precise e concise mi dà un piacere continuo.
David Sedaris è gay e liberal, quello che pensa mi piace sempre, e mi è piaciuta tantissimo questa sua risposta a un intervistatore che gli chiedeva che cosa ne pensasse del matrimonio tra gay:  
Che il matrimonio omosessuale debba essere consentito, ma che nessun omosessuale debba sposarsi. Ma veramente vogliamo un’istituzione come il matrimonio? È una battaglia su una questione ideale, ma in realtà nessuno lo vuole, come nessuno vuole andare a un matrimonio. Anche il più accanito degli omofobi deve riconoscere che i gay non costringono gli amici a intervenire ai loro matrimoni con uguale ostinazione. E siccome detesto i matrimoni, mi trovo d'accordo con lui al duecento per cento.
Se non avete mai letto niente di suo cercate Me parlare bello un giorno o Diario di un fumatore o Mi raccomando, tutti vestiti bene o Quando siete investiti dalle fiamme. Vi innamorete delle sue incredibili sorelle e riderete senza limiti alle sue avventure in un campo di nudisti, non importa, non ve ne pentirete e continuerete a leggerlo. Consiglio Davis Sedaris a tutti, caldamente, a meno che proprio non siate privi dei senso dell'umorismo e non vi importi niente del mondo che vi circonda. 

David Sedaris, Me parlare bello un giorno

Che cosa può fare un bambino di quinta elementare affetto da problemi di pronuncia se una logopedista non tanto sveglia lo sequestra una volta la settimana per guarirlo dalla lisca? Se da lui ci si aspetta che si appassioni allo sport, quando il suo vero piacere consiste nel cuocere biscotti e guardare soap opera? Resistere, ovviamente, cercando di non dare all’aguzzina la soddisfazione di coglierlo in fallo. Comincia così questa divertentissima raccolta di racconti, quasi un’autobiografia in pillole, di David Sedaris, nato nel 1956 a Johnson City (New York) da una famiglia di origine greca. Nella prima parte, nettamente più efficace, David Sedaris parla dell’infanzia, della famiglia, delle sorelle, della madre e soprattutto del padre, della sua gioventù schizzata di consumatore di speed, dei tentativi in campo artistico e come insegnante di scrittura creativa, dei mille mestieri praticati per smazzarsi la vita. La seconda parte corrisponde a una fase più tranquilla, in cui l’autore e il suo fidanzato Hugh si trasferiscono in Francia dove vivono gli inconvenienti degli americani all’estero, prima fra tutti la necessità di appropriarsi della lingua, cui si riferisce il geniale titolo. David Sedaris è un narratore esperto, abilissimo a divertire il lettore con una scrittura ironica e autoironica,  spiazzante e molto intelligente. Non fa ridere alle spalle dei più deboli, non fa vergognare del piacere, davvero genuino, che si prova leggendolo. Il suo non è il libro di un comico ma di uno scrittore che presta il proprio occhio acuto e spietato al lettore per fargli scoprire prospettive insolite, esilaranti, di interpretazione del mondo.   
   

lunedì 20 gennaio 2014

Più leggero del cioccolato, più economico dello shopping, più efficace del Laroxil: Stefania Bertola, Ragazze mancine


Mettiamo che piova. Mettiamo che lì, da qualche parte nello stomaco, ci sia quella fastidiosa sensazione di rimpianto, di perdita irreparabile, che ogni tanto prende a tradimento nelle giornate di pioggia. Mettiamo che non abbiate voglia di uscire, che non sappiate a chi telefonare, che insomma urga un rimedio di quelli immediati e infallibili. Be', c'è: un libro di Stefania Bertola quando è in stato di grazia come in Aspirapolvere di stelle, Biscotti e sospetti, Ci vediamo a cena, La soavissima discordia dell'amore, A neve ferma o persino Romanzo rosa che era un po' più stanco. Stefania Bertola è una di quelle scrittrici capaci di rimetterci in pace con la vita senza farci vergognare. Sì, scrive romanzi rosa, sì, smussa gli angoli e non si sottrae certo al lieto fine (il Cielo la benedica e ce la conservi), e poi è spiritosa, colta (e le piace farcelo sapere), maliziosetta e un filo dispettosa, molto molto divertente e sa creare incantevoli personaggi. E poi, anzi prima di tutto, le piacciono i congiuntivi e ne fa uso spesso e volentieri. Mai, in nessuno dei suoi libri, neanche il personaggio più sciamannato e straniero dirà mai "vuoi che faccio questo" o "credi che ho fatto quello". (O almeno lo spero).

Comunque. Questa volta si tratta di due ragazze, l'ex ricca Adele e la spiantatissima Eva, rappresentante della razza delle "belle stordite", dirette discendenti dell'indimenticabile Penelope di Aspirapolvere di stelle. Adele cerca un marito ricco per poter vivere di cultura e si trascina dietro un cane bielorusso di nome Zarina, Eva lavora senza sosta per dare cibo e un tetto alla piccola Jezz, ma un medaglione perso e trovato, intorno al quale si snoda tutta la trama, le mette nella stessa macchina e poi nella stessa casa di proprietà di un'oblata brigidina. Insieme fanno conoscenza con Clotilde Castelli, esperta di poetesse serbe e pessima madre, i suoi figli, la sua testardaggine e altre caratterisitiche che non vi rivelo; Marta Biancone, avvocata divorzista dalla molte risorse, tra cui un marito conte guidatore di Jaguar; si innamorano e non si innamorano, fanno un pacco di lavori e un sacco di confusione, mentre Jezz e Zarina stringono un patto indissolubile. Nessuna delle due ha fiducia nell'amore né aspettative romantiche, la crisi non si lascia dimenticare, la precarietà economica è dietro l'angolo per chiunque, ma siamo in un romanzo di Stefania Bertola che ha la magica capacità di farci contenti (sia noi lettori, o meglio lettrici, che i personaggi) senza mai, nemmeno per sbaglio, sfiorare la melassa.

La vicenda è sufficientemente complessa da tenere desta l'attenzione e abbastanza marginale da permetterci di concentrarci sui particolari. L'occhio dell'autrice è acuto e spietato con i tic e gli snobismi torinesi, la vicenda si svolge tra piazza Maria Teresa e Vanchiglietta, la collina e Andezeno, Chivasso e il lungopo Antonelli. C'è una Maria Consolata, naturalmente, avvocato esperto in cose editoriali (meno male!). C'è l'aiuola di corso Belgio, bizzarria urbana su cui avevo tutte le intenzioni di scrivere qualcosa io e Stefania Bertola mi ha fregata sul tempo! Ma lo farò comunque. C'è Modern family, programma televisivo che mi fa ridere senza limiti, proprio come Adele e il taxista. Ci sono molti cognati e cognate, nessuno particolarmente simpatico. Madri  tutte distratte e snaturate, a parte ovviamente Eva. Insomma ci sono un'infinità di motivi per leggere Ragazze mancine, ma il principale è che Stefania Bertola fa parte della stirpe "un nome una garanzia", un suo libro ci garantisce qualche ora di divertimento sano, intelligente e senza controindicazioni.