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lunedì 22 luglio 2019

Un tè dai Sette Dormienti di Efeso, in memoria di Andrea Camilleri

Per una strana combinazione, il 17 luglio, giorno in cui si è fermato il cuore di Andrea Camilleri, ho realizzato un sogno che coltivavo da qualche anno, cioè tornare a prendere un tè al sito dei Sette Dormienti di Efeso. E mi sono ricordata che proprio a Camilleri devo la scoperta della leggenda dei Sette Dormienti, di cui non sapevo niente prima di leggere “Il cane di terracotta “, uno dei primi libri di Camilleri che ho letto, uscito nel 1996.

È grazie a lui quindi che tornando a Efeso parecchi anni fa sono andata alla ricerca del sito e ho scoperto una meraviglia. Non tanto il sito storico e archeologico, in realtà molto modesto, ma lo straordinario insieme di caffè sotto gli ulivi con i loro divani di tappeto, le donne che fanno i gözleme, un negozio di souvenir abbarbicato a un enorme fico, la penombra calda sotto i teloni che riparano dal sole... un posto che ha subito conquistato una delle prime posizioni nei miei posti del cuore. Un tè ai Sette Dormienti è un sorso di felicità. Un bicchierino di sogni. Io adoro il tè turco sempre e comunque, ma questo è speciale. 
Non posso che ringraziare Andrea Camilleri per questo piacere, oltre naturalmente per le ore piacevoli e divertite trascorse leggendo i suoi libri. E la coincidenza, lo ammetto, un po’ mi ha commossa. 
(Non so come sarà l’aspetto di questo post, mi scuso e cercherò di metterlo a posto quando torno. È stato scritto in circostanze molto precarie)




I Sette Dormienti di Efeso

martedì 4 dicembre 2018

Parliamo tanto di donne (e uomini): Barbara Pym, Se una dolce colomba e Andrea Camilleri, Donne.

Il caso mi ha fatto imbattere in Barbara Pym dopo molti anni che non la frequentavo più, e come
succede con le vecchie amiche mi sono immediatamente fermata a sentire quello che aveva da raccontarmi. E l'antico legame, l'incanto delle sue parole mi ha immediatamente riacchiappata con Se una dolce colomba, romanzo del 1978 in edizione La Tartaruga del 1991, con la bella traduzione di Maria Grazia Bellone. E mi sono ripromessa, proprio perché è una vecchia amica, di farmi di nuovo raccontare le sue storie che conosco già ma so che sono incantevoli, non mi stanco mai di ascoltarla. Rileggerò per il mio piacere e il mio vantaggio Donne eccellenti, Quartetto d'autunno, Una questione accademica  e tutti gli altri che occupano un posto sui miei scaffali. Sulla sua vicenda editoriale, ecco qui qualche notizia. Barbara Pym fa parte di quel nutrito gruppo di scrittrici britanniche, anzi di narratrici, di eccelsa bravura e fascinosa intelligenza, capaci di raccontare il mondo divertendo, interessando, senza mai avere bisogno di toni forti e vicende scioccanti. Per intenderci, nipotine non di Emily Bronte ma di Jane Austen. Penso a Celia Dale, Marie Belloc Lowndess, Mary Wesley, Penelope Fitzgerald, Elizabeth Taylor, Molly Keane, Monica Dickens, Fay Weldon, Mary Margaret Kaye e molte altre che potrete scoprire incamminandovi su questo ridente sentiero.

In questo romanzo Miss Pym dà sfogo alla sua delicata perfidia. Senza mai uscire dai confini di un'educatissima e un po' snob descrizione di una società fatta di signore benestanti e di ottimi gusti (almeno quando si tratta di vestiti e oggetti vittoriani), antiquari galanti, giovanotti graziosi e bisognosi di protezione, vicine invadenti, ragazze malvestite che abitano in campagna. Ci si scambiano inviti a pranzo e a cena, regalini e mazzi di fiori, mobili in prestito (c'è un'esilarante scambio di tavolini e specchiere, quasi farsesco nell'incrocio di generosità e meschineria), si tengono le distanze, i giovani sono sciocchi e ingenui, gli adulti egoisti ma non più saggi. C'è un classico terzetto costituito dalla protagonista Leonora, bella donna al tramonto descritta senza mai usare una parola che non sia lusinghiera, ma per la quale è impossibile provare empatia dato il suo adamantino egocentrismo, Humphrey il perfetto gentleman che sa sempre come confortare le signore, il giovane James confuso, ingenuo e alla fine vittima del predatore Ned, che distrugge il delicato equilibrio (non a caso è americano!). L'argomento potrebbe essere scabroso ma siccome l'understatement è legge, niente di imbarazzante viene mai chiamato con il suo nome e i colpi bassi si ingoiano come pasticcini senza dar segno di soffocamento, la vita scorre con eleganza e discrezione tra aste da Christie’s, tazze di tè e pranzi al club. E se ogni tanto si è costretti a fare tappa in un locale self-service, per una volta ci si può anche adattare con grazia.

Parlando di Barbara Pym, maestra dei dialoghi, mi viene da usare a ripetizione aggettivi come incantevole, delizioso e simili, ma mi trattengo perché so che lei storcerebbe il naso per il cattivo gusto. Mi limito a dare a chi legge un consiglio da amica: se avete voglia di passare qualche ora in ottima compagnia, intelligente, cattivella, colta, beneducata, mai noiosa né sopra le righe, affidatevi a Miss Pym e mi ringrazierete.

Purtroppo, e mi dispiace perché Andrea Camilleri è uno scrittore che ammiro e leggo con piacere, il suo Donne è chiaramente un'operazione editoriale per raschiare il fondo del barile di un autore di richiamo. Non ne parlerei se non fosse che l'ho letto subito prima di Se una dolce colomba e il confronto è stato impietoso. Si tratta di un piatto repertorio di paginette su donne famose, come Angelica o Giovanna d'Arco, o incontrate dall'autore in varie fasi della sua vita, ma nessuna riesce a suscitare un brivido d'interesse né esce dai solchi del cliché, del corpo voluttuoso e delle gambe slanciate, della storiellina davvero minima. Peccato. Mi è spiaciuto per Camilleri, ma per la prima volta leggendolo mi sono annoiata. Prima o poi lo leggerò di nuovo, sono così numerosi i suoi libri che certamente troverò di che divertirmi ancora.                    

domenica 11 agosto 2013

Come aumentare l'autostima divertendosi: Andrea Camilleri, La rivoluzione della luna




E se poi siete su una spiaggia incantevole, gli uccellini cinguettano, la persona che amate vi fa vento con un’ala di farfalla, sul tavolino vi attende un bicchiere di chinotto ghiacciato e volete proprio scialarvi, be’, per fortuna c’è sempre l’ultimo (almeno credo) Camilleri, La rivoluzione della luna. Questo romanzo storico è un sorso di chinotto, una nuotata in un mare del Sud. Nel 1677, a Palermo, alla morte improvvisa del Viceré don Angel de Guzmán gli succedette la moglie donna Eleonora di Mora. Per ventisette giorni la Sicilia fu governata da una donna, su cui forse la Storia non dice molto ma Camilleri imbastisce una storia di gran divertimento e soddisfazione. L’operato di donna Eleonora sconvolge il Sacro Regio Consiglio, i suoi provvedimenti vanno nella direzione di stabilire una certa giustizia sociale, proteggere i deboli, eliminare corruzione, vizio e prepotenza scoprendo altarini e altaroni degli indegni Consiglieri, in verità una vera accozzaglia di delinquenti capaci di ogni crimine, dall'assassinio alla violenza sessuale. Donna Eleonora è bellissima e determinata, parla spagnolo sempre e comunque, non ride mai, la sua autorità si basa sull’autorevolezza e sulla venerazione che suscita in chi le si accosta. Scoprire come riesce a portare a termine il suo compito è un gran divertimento che non vi voglio certo rovinare. La vicenda è molto dinamica, piena di colpi di scena e momenti da teatrino delle marionette, ma non mancano i risvolti tragici e soprattutto la scoperta del male, orribile ai tempi di donna Eleonora come adesso. E alla fine, come non mi stanco di ripetere ogni volta che parlo di un libro di Camilleri, c’è la soddisfazione di essersi divertiti senza bisogno di vergognarsi o sentirsi stupidi. Sono libri che riescono a essere leggeri alla lettura, e profondi nel significato. Questo La rivoluzione della luna ha un passo veloce e insieme un po’ incantato, come una favola. Fatevi un regalo. Leggetelo in riva al mare, e godetevela come meritate.        

lunedì 21 novembre 2011

Andrea Camilleri, La setta degli angeli

Di massima soddisfazione la lettura dell'ultimo libro di Camilleri, come sempre, una vicenda veloce e teatrale ambientata nel 1901 nel paesino di Palizzolo, dove l'avvocato idealista Matteo Teresi porta allo scoperto una turpe storia che coinvolge pessimi parrini e bravissime picciotte. Intorno un coro grottesco di nobili e borghesi che si ritrovano al circolo "Onore & Famiglia", carabinieri, vescovo e magistrati, sullo sfondo la mafia. Ma quello che colpisce stavolta, o almeno ha colpito me, è la cupezza della vicenda e soprattutto della sua conclusione desolata. Non che Camilleri sia uno scrittore consolatorio, che rifugge dalle crudezze o blandisce il lettore (rileggete quel magnifico e tremendo romanzo che è La presa di Macallè e capirete che cosa voglio dire), ma al di là del divertimento che come sempre le sue pagine frizzanti provocano, si intravede una specie di scoramento, di sfiducia nella possibilità di vincere nella lotta tra bene e male, onestà e ipocrisia, potere e verità, potenti e popolo. Conoscendo la sua viva partecipazione alle vicende politiche del nostro paese, viene da pensare che questo pessimismo, questo senso di sconfitta sia legato ai bruttissimi tempi che abbiamo vissuto. E perciò gli rivolgo un augurio, esattamente come lo rivolgo a me stessa, dandogli affettuosamente e rispettosamente una pacca sulla spalla: magari adesso andrà meglio, caro Andrea. Certo non è quello che avresti voluto tu né quello che vorrei io ma contentiamoci, tiriamo il fiato, aspettiamo di vedere quello che succede. Rallegriamoci che almeno ci siamo liberati di quella nuvola plumbea che ci è stata sulla testa per troppo tempo. E spero che il prossimo libro sarà bello come questo ma molto, molto più allegro.

martedì 26 aprile 2011

Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei

Sono una ammiratrice di Andrea Camilleri, leggo buona parte di quel moltissimo che pubblica, mi piace quasi sempre e comunque mi dà sempre piacere. Confesso che ho una netta preferenza per i non-Montalbano, senza per questo trascurare le vicende del commissario. Mi piace tantissimo Vigata, il mondo su una capocchia di spillo. Ho una passione per i racconti, per cui non potevo certo perdermi questo nuovo libro. E non sono rimasta delusa, anzi, mi ha divertito un sacco, sia per le trame "grassottelle", pervase di sana e allegra sensualità, gusto per la beffa, figure femminili sempre astute e piene di risorse. La congiura è appunto il racconto di una beffa crudele organizzata dalle un gruppo di donne nei confronti di una loro simile che se la merita appieno. In Regali di Natale un giovanotto sveglio e fortunato trae vantaggio da un violento imbroglio contro un gruppo di ricchi, tanto scemi quanto appassionati al gioco d'azzardo. Il protagonista di Il merlo parlante è il tipico piffero di montagna, che credendo di essere più furbo degli altri finisce per farsi fregare (anzi, trattandosi di una storia di sesso, per farsi tradire). Gran Circo Taddei mette in scena una frenetica commedia degli equivoci dove, tra avidità di sesso, di cibo e di denaro e con l'ausilio di un leone, un altro piffero viene pifferato. La fine della missione narra dell'insolita vocazione di un pio benefattore, mentre Un giro in giostra è la malinconica storia della vita di un nato sfigato. La trovatura è il mio preferito: una maga scalcinata ma fortunatissima trova l'amore facendo del bene anche a distanza di anni dopo la sua morte. La rivelazione è ambientato dopo la liberazione della Sicilia da parte degli americani nel 1943, quando i comunisti rientrati da carcere e confino cercavano di riorganizzare le sezioni e ogni militante aveva il suo peso, anche se la sua vita aveva preso una svolta inaspettata.
Certo Camilleri ha scelto di rappresentare un mondo dove il male non è mai del tutto tale, dove la mafia sta sullo sfondo, prevale il teatrino sul dramma, l'atmosfera non è noir ma vivacemente colorata. Per me questo non è certo un limite, anzi, fa sì che io abbia sempre voglia di leggerlo, e che mi metta di buon umore. La sua grande maestria è nell'uso della lingua, che sa piegare a ogni necessità (anche qui abbondano le esilaranti lettere scambiate tra le autorità fasciste), nella capacità di disegnare personaggi credibili e fortemente caratterizzati pur tenendosi lontanissimo
da qualsiasi accenno di psicologismo, nell'occhio benevolmente cinico e capace di trovare un filo di divertimento in qualsiasi umana vicenda, per quanto immonda e oscura possa essere.
Non ha senso cercare nei suoi scritti quello che lui non vuole metterci. E nel suo campo è un grande, inimitabile e bravissimo.