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lunedì 4 marzo 2013

Appena uscito da DuDag, "la tua casa editrice online", il mio libro di racconti LA RAGAZZA IN TAILLEUR ROSSO FUOCO.



Siccome ci tengo a essere in accordo con i tempi, lo dico così: nuntio vobis gaudium magnum! Sì, perché sono molto contenta che oggi è apparso sul sito di DuDag il mio libro di racconti La ragazza in tailleur rosso fuoco e altri racconti. Sono contenta perché mi piace DuDag, casa editrice eclusivamente online, perché mi è molto simpatico l'editore Lorenzo Baravalle e questa collaborazione mi rallegra. 
 Per non stare a fare altre storie su queste mie storie, metto di seguito il DuDy, cioè la presentazione che DuDag mette a disposizione dei lettori.  

Dice: Ah, tu scrivi racconti? E quand’è che farai un bel romanzo, che finalmente ti posso leggere?
Dice: Uh, una raccolta di racconti.
Dice: Ah guarda, a me piace un sacco leggere, ma i racconti no. I racconti non mi piacciono.
E invece a me i racconti piacciono moltissimo. Mi piace leggerli, e mi piace scriverli. Il racconto non è il gradino di una scala che porta al romanzo: è un genere a sé, parecchio difficile. Non consente tempi morti, lunghe spiegazioni, traccheggiamenti, riempitivi, false piste. Deve creare un mondo in poche pagine. Una sfida per l’autore. E se il racconto è bello, un gran piacere per il lettore.

La ragazza in tailleur rosso fuoco si fermò di colpo. Parve riflettere un attimo poi mollò uno schiaffone sulla faccia del giovanotto in completo nero e camicia bianca. Sbam, da destra a sinistra, sbam, da sinistra a destra con il dorso della mano, sbam, sbam, sbam, cinque cattive sberle, senza sforzo perché erano alti uguali. Solo quando la sua mano si mosse per la sesta volta lui si decise a afferrarle il polso. Qualche passante allarmato già li circondava. Ma l’uomo si limitò a voltare le spalle e andarsene, incurante del sangue che gli colava sulla guancia ferita dall’anello di lei. La ragazza frugò nella piccolissima tracolla di vernice, estrasse un mazzo di chiavi e marciò via sui tacchi alti senza neanche lanciarsi un’occhiata attorno. Svoltò in via Giulio lasciandosi dietro una scia di profumo e sudore eccitato. Qualcuno la vide infilarsi in una Ska argentata e sgommare verso corso Valdocco. Come reagireste voi davanti a una scena come questa? Nel racconto che apre la raccolta La ragazza in tailleur rosso fuoco possiamo scoprirne le conseguenze nella vita di un cassintegrato, una ciclista, una Bionda Naturale, un meccanico palestrato, una che sogna le nevi del passato...

I racconti di questo libro girano intorno a argomenti molto vicini alla nostra vita, come l’amore, l’odio, la difficoltà dei rapporti interpersonali, il tempo che passa, la necessità di lottare per raggiungere le proprie mete, la facilità di rifugiarsi nell’autoinganno. Gli equivoci che si accompagnano ai sentimenti, le direzioni sbagliate che si infilano credendo fermamente di essere quasi arrivati. I personaggi sono quelli che sfioriamo tutti i giorni alla fermata del tram, con qualche eccezione: la protagonista di Guancette rosse è appesa su una parete della National Gallery di Londra, quella di La vocazione se ne sta nel suo convento in rovina dedicandosi alla sua teologia molto alternativa e rivoluzionaria, non l’incontreremo mai se non andiamo a cercarla. Ma le coppie troppo acerbe come Paoletta e Roberto di L’amore breve, Gianni e Eulalia di Primo amore  le abbiamo viste mille volte ai giardini sotto casa, perse nel loro fragile mondo a due. La confusione di Luisa in Flipper è stata la nostra o quella di cui la nostra amica del cuore ci ha inondati per anni. La quieta follia d’amore della donna che parla in Verdure è speculare all’ironia disincantata della narratrice di Questione di gusti. E quando siamo Tutti in coda alle poste, al Lidl o al multiplex, intorno a noi vediamo esattamente le stesse facce che vede Anna, e facciamo gli stessi incontri. I racconti ci permettono di entrare in molte vite, in molte storie, in poche pagine, di parlare delle alternanze del cuore a vent’anni e a cento, di chi si aggrappa a illusioni tenaci e di chi odia sé e gli altri, del metodo più spiccio per liberarsi delle zavorre che limitano la libertà, di immaginare quello che sta dietro a un quadro famoso: tutto questo distribuito in dodici racconti di varia lunghezza.
    


mercoledì 30 aprile 2008

In margine a un manifesto personale

E' in corso sul blog di ALIA una discussione sui propri manifesti personali. Molto interessante e che mi ha riempita di invidia. Perché vedo che quello che mi manca è proprio una consapevolezza di quello che voglio scrivere, e anche di che cosa mi interessa scrivere. Cioè, per intenderci: non so se voglio scrivere storie sentimentali o chick lit o hard boiled o romanzi modernisti (qualunque cosa siano) perché non so come si fa. Non so come si riesce a seguire delle regole, una struttura ben definita. E non so esattamente che cosa mi interessa, dipende dai momenti, e non è detto che quello che scrivo sia una cosa che mi interessa veramente. Per esempio, ho scritto una storia di parricidio (pubblicata, Il gioco della masca), una di matricidio (pubblicata, Regina), una di parri–matri–nonni–fratricidio (inedita su carta ma pubblicato on line da DuDag nella raccolta La ragazza in tailleur rosso fuoco, Primo amore) ma non posso affermare che lo sterminio familiare sia tra le mie priorità. Diciamo che sono affascinata dall'infinita varietà dei casi umani. E sarei una pessima scrittrice di genere per i motivi di cui sopra, non certo perché la letteratura di genere non mi interessi, anzi, ne sono lettrice soddisfatta e frequente. Io in genere so come vorrei scrivere quello che sto scrivendo. Non sempre ci riesco, ma quando credo di avercela fatta provo una soddisfazione infinita. Quanto a quello che scrivo... è sempre un terno al lotto. Se fossi credente, cosa che non sono nemmeno di striscio o nel peggiore dei miei incubi, pregherei per avere tutti i giorni un buon argomento, un'idea o meglio una sensazione abbastanza ricca da trasformarsi in storia. Amen.