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domenica 16 giugno 2024

Non fatevi ingannare!!!

 

 

La ragazza in tailleur rosso fuoco si fermò di colpo. Parve riflettere un attimo poi mollò uno schiaffone sulla faccia del giovanotto in completo nero e camicia bianca. Sbam, da destra a sinistra, sbam, da sinistra a destra con il dorso della mano, sbam, sbam, sbam, cinque cattive sberle, senza sforzo perché erano alti uguali. Solo quando la sua mano si mosse per la sesta volta lui si decise a afferrarle il polso. Qualche passante allarmato già li circondava. Ma l’uomo si limitò a voltare le spalle e andarsene, incurante del sangue che gli colava sulla guancia ferita dall’anello di lei. La ragazza frugò nella piccolissima tracolla di vernice, estrasse un mazzo di chiavi e marciò via sui tacchi alti senza neanche lanciarsi un’occhiata attorno.

No, non fatevi ingannare dalla copertina molto rosa, dal cuore, dall’amore, dall’autrice femmina: non è un libro sentimentale né delicato, né dolce né ottimista né lieto. È un libro che racconta alcune delle possibili incarnazioni dell’amore, se vogliamo chiamarlo così. Che parla dell’infinita varietà delle vicende umane, con l’unica speranza di intrattenere chi lo legge, come un racconto davanti al caminetto acceso. Soprattutto non propone messaggi né analisi né denunce. Ma se vogliamo solo contarcela un po’, forse questo libro vi potrà piacere.

domenica 12 maggio 2024

Amori senza rete: il mio ultimo libro per ricordarci che l'amore è un esercizio acrobatico

 


“Quando si parla di amore, tutti quanti sorridono e annuiscono, sicuri di conoscere benissimo l’argomento. Ma l’amore, precisamente, che cos’è? Per ognuno ha un significato diverso, sovente opposto e incompatibile. E così tutti continuiamo a sognare, scrivere, cantare, dipingere, inventare storie sull’amore: è un argomento infinito, di cui non ci si stanca mai.

In questi racconti ci sono alcuni esempi di quello che può essere l’amore, e di come lo si può vivere. Tra adulti o tra adolescenti, tra lacrime e disperazione o nell’esaltazione della felicità, nella sincerità più spietata o nell’inganno affettuoso, usandolo per riscuotere la propria orgogliosa identità o abbandonandosi al culto dei ricordi. Quel che è certo è che si tratta di un sentimento anarchico e irrazionale, di cui non riusciremo mai a ridurre la molteplicità, e che se ne va sovente a braccetto con il suo spaventoso alter ego, l’abbandono. Forse in qualcuna di queste pagine ci si può riconoscere con un sorriso o con una smorfia. Ma lui, l’amore, continuerà a illuderci e farsi beffe di noi, regalandoci ogni tanto cinque minuti di felicità.”

 Questa è la quarta di copertina della mia ultima produzione, che la mia magica e incomparabile editrice, Elisa Labanca, Buckfast Edizioni, mi ha fatto trovare ancora caldo al Salone del Libro. E' una raccolta di sedici racconti che si aggirano attorno all'argomento annunciato dal titolo, ma ho paura che deluderà chi cerca baci, carezze, sposalizi e lieto fine... l'amore è più complicato di così. E magari qualcuno troverà qualche parte un po' forte, ma insomma, la conclusione è sempre la stessa, lo sappiamo tutti che l'amore è lacrime, sangue, dolore, sesso, fa sorridere e sognare ma anche piangere e gridare. Va be', io sono felicissima di vederlo accanto ai suoi fratelli (è il quattordicesimo, a parte le ristampe) e spero che a qualcuno piacerà. Potete trovarlo al Salone del Libro, allo stand della casa editrice Buckfast, e naturalmente in libreria. Non mi resta che augurargli di piacere molto a chi lo legge. A proposito del titolo: senza rete si riferisce al fatto che l'amore è un rischio contro il quale non c'è difesa che tenga, ma anche che qui non si parla quasi mai di internet, l'amore non ha bisogno del digitale per nascere, crescere e diffondersi, lo riconoscono tutti!    

sabato 27 aprile 2024

Toh, guarda chi si vede! Begli incontri dal gionalaio: Guido Gozzano, L'altare del passato

  

 
Non credevo ai miei occhi quando l'ho visto: una copia sola della più che meritevole casa

editrice Capricorno, ma era proprio lui, il mio amatissimo Guido che mi guardava dalla copertina di un libro sul ripiano  traboccante di gialli nostrani e stranieri! E per di più era una raccolta di racconti, quindi un volume doppiamente prezioso. A dir la verità li avevo già letti abbastanza recentemente, ma non ho resistito, l'ho comprato e ho passato alcune ore di piacere sfrenato in compagnia del poeta che amo senza riserve. 
Non sono molti i poeti che amo leggere, nel senso che detesto lirismo, emozioni, eccesso di sentimenti, parole accostate per épater le bourgeois, ermetismi vari e preziosismi. Amo la limpidezza mentale e emotiva, la chiarezza verbale, l'ironia se c'è (ma non è indispensabile), le immagini concrete, la capacità di comunicare. Gozzano possiede tutte queste qualità, come anche altri naturalmente, ma siccome non è che i miei gusti personali siano così interessanti rimaniamo nel seminato. 
Io penso che Gozzano sia uno degli scrittori italiani più sottovalutati. Si dice il suo nome, e tutti immediatamente dicono "le buone cose di pessimo gusto" o "Signorina Felicita" e finisce lì. Ma c'è ben altro, anche a fermarsi alle sue bellissime, limpide poesie. C'è l'ironia che tutti riconoscono ed appare nelle situazioni, nelle descrizioni o anche solo nella scelta dei termini, c'è un filo di cattiveria, persino di crudeltà sottile (vedi "Le due strade"), c'è la capacità di parlar chiaro, c'è un onnipresente senso di morte unito a una profonda e spietata autoironia. Bisogna sempre ricordare che Gozzano, con tutto il suo raffinato snobismo culturale, era giovanissimo: malato da sempre, probabilmente prevedeva il suo futuro, si dovette curare per anni, e morì nel 1916 a 32 anni. Le sue opere più note, La via del rifugio e I colloqui, furono pubblicate rispettivamente nel 1907 e nel 1911. Le opere in prosa uscirono per lo più postume.
In questa raccolta di racconti, L'altare del passato, uscito nel 1918, si trovano tutti i suoi temi, e altri si notano ancora di più: come l'attenzione verso le donne, benevola, critica, ammirativa o spaventata, ma comunque sempre vivissima e assolutamente dominante rispetto a quella verso gli uomini. Ma in generale in tutti i testi quello che conta sono i personaggi, descritti, osservati, studiati, non tanto lo sviluppo narrativo, quasi inesistente o almeno di pochissimo impatto. Gli interni, descritti con particolari mai superflui, gli esterni pieni di fascino, si fanno palcoscenico e quinta per l'esibizione di personaggi indimenticabili come il conte Fiorenzo in "L'altare del passato", inquieto tombeur de femmes e solidissimo punto di riferimento per il nipote e i suoi amici, ma soprattutto di donne straordinarie, la ballerina Palmira Zacchi, la sadica piccola Eleanor che sarà punita dalla vita, un'altra Eleanor, mostruosa e un po' soprannaturale, o per reminiscenze della Torino d'antan, come la "bela madamin" e Madama Reale, e infine per storie ambientate in paesaggi esotici, Porto Said e l'India, che dall'esotismo dell'ambientazione prendono forme magiche e coloratissime. 
Insomma, io consiglio a tutti di leggere questi racconti (o comunque di accostarsi alle opere in prosa di Guido Gozzano come Verso la cuna del mondo e l'epistolario con Amalia Guglielminetti). È un aspetto dell'opera di un grande scrittore tutto sommato poco conosciuto malgrado la sua fama, e non deluderà nessuno, se non forse chi dalle pagine di un libro si aspetta solo thriller o romance (e ho usato questi due termini apposta, quel gran snob di Guido si sarebbe fatto una risata).  
Per concludere, un pensiero che mi viene tutte le volte che leggo qualcosa di suo, Guido Gozzano è morto a 32 anni, e ha passato molto tempo a combattere la malattia. Chissà, se ne avesse avuto le forze e il tempo, che cosa avrebbe saputo raccontarci ancora, con le sue parole limpide e colte.      

 


mercoledì 17 gennaio 2024

Molte voci creano un coro armonioso: Donne di parola , Le storie siamo noi

Un'antologia (e si sa quanto mi piacciono i racconti) davvero speciale: diciotto autrici, che costituiscono a Torino un gruppo abituato da tempo a collaborare, per cinquantanove racconti brevi, che partendo da 1908 ai giorni nostri descrivono con sensibilità, attenzione ai particolari, gentilezza e sincerità le tappe che hanno costruito le esistenze di tutti gli italiani. Si va da avvenimenti importanti come le guerre e le grandi trasformazioni sociali alle conseguenze che hanno avuto sulle vite di chiunque sia stato spettatore o protagonista. Le autrici partono da episodi autobiografici ma sanno sempre, con maestria e intelligenza, allargare la visuale dalle loro piccole, anche marginali, esistenze, o ricordi familiari, per illuminarne il senso. Coordinate da Claudia Manselli,
le Donne di parola costruiscono una ministoria d'Italia al femminile, che dà un gran piacere alla lettura e fa riflettere il lettore sulle sue esperienze.

giovedì 11 novembre 2021

Una raccolta di racconti davvero originale: Mario E. Bianco, Dice che mia mamma faceva le poste

 E se volete leggere qualcosa che sia veramente originale, fuori dagli

schemi, ecco la raccolta di racconti di Mario E. Bianco, Dice che mia mamma faceva le poste. In centoquindici pagine troverete ventisei ritratti o autoritratti di personaggi assolutamente indimenticabili, oltre a quindici disegni in bianco e nero dell'autore che con il loro tratto insieme nervoso e evocativo impreziosiscono il libro.

Quello che più mi ha colpito è la scrittura di Mario E. Bianco, caleidoscopica nel senso che cambia per ogni testo, adattandosi nel tono, nel lessico e nella costruzione al personaggio che ne viene caratterizzato a tutto tondo. Le vicende sono accennate, il tono è spesso ironico, molto è lasciato all'immaginazione del lettore stimolata dalla voce personalissima dei protagonisti che a volte hanno un nome a volte no, ma tutti sono accomunati dalla loro natura di "esseri umani sofferenti, malati mentali, picari, visionari, ladri o truffatori di mezza tacca, vittime di violenze familiari e non, persone emarginate, che vivono in quel margine, detto zona d'ombra, di cui si evita di parlare, eccetto quando diventano protagoniste di fatti di cronaca nera" (dalla seconda di copertina).

Uno di quei libri rari che lasciano il segno, risvegliando con uno scrollone il lettore dalla sonnolenta noia dei soliti gialli, bestseller da scuola di scrittura e politicamente corretto. Leggendolo non si può evitare di immaginare il timbro della voce narrante che sta dietro alle parole stampate.

martedì 9 novembre 2021

Aterrana, a cura di Licia Giaquinto: Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare

 E ecco la quinta segnalazione. Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare recita il sottotitolo di questa bella antologia dedicata all'omonima frazione di Montoro, in provincia di Avellino, che la scrittrice Licia Giaquinto ha ideato, promosso e realizzato per amore dei luoghi in cui ha trascorso l'infanzia e che sono ormai minacciati dall'incuria e dall'abbandono. Oltre a aver dedicato tre romanzi alla conservazione di un mondo ormai defunto fatto di storie, leggende, tradizioni antichissime, ha fondato l'associazione Aterrana Ater Ianua, e ha invitato poeti e scrittori di tutta Italia a collaborare dedicando una loro opera al progetto. Il volume comprende un numero piuttosto elevato di poesie, racconti e ballate di grande interesse e fascino che hanno al centro proprio l'antico borgo, le sue bellezze, i suoi abitanti, le sue tradizioni, e nella varietà dei temi e dell'approccio, oltre che nell'oggettivo valore dei testi, sta il grande interesse dell'antologia. Tra gli autori si incontrano nomi molto noti (immeritatamente ci sono anche io con il racconto Gemellaggio), la lettura stimola e trascina, e non si può che augurarsi che Aterrana ne abbia tratto molti vantaggi.  

   

domenica 7 novembre 2021

Quarta segnalazione: Piccolo ma imperdibile, 3 Numero imperfetto, Francesca Mogavero, Carlotta Borasio, Monica Coppola, tre racconti per specchiarci

Continuo a essere distratta e dispersiva per cui continuo anche con le


segnalazioni, e questa è la quarta. Ma le autrici di questo incantevole librino sono tre, ognuna con un racconto in cui si descrive come la felicità di coppia sia spesso insidiata dalla presenza di un rivale, interno o esterno. Francesca Mogavero inoltre è anche l'editrice di Buendia Books, che pubblica 3 Numero imperfetto.

Carlotta Borasio, con Non è giornata, ci descrive coraggiosamente come anche l'armonia della coppia più perfetta, quella composta da madre e figlio, si possa trovare minacciata dal terzo elemento, il padre. 

Monica Coppola, in Gli armonici, affronta con grande delicatezza il dolore della presenza del più classico terzo incomodo, quello che trasforma un 2 in un 3, rendendo una coppia un terzetto (o addirittura un quartetto).  

Infine Francesca Mogavero, con una penna intinta in dosi uguali di acuta ironia e divertimento pieno di leggerezza, ci regala Arsenal, Baci e Colin Firth, dove il potentissimo rivale della protagonista è il calcio, che lei combatte a colpi di manicaretti. 

Una sessantina di pagine, tre storie di piacevolissima lettura, tre sguardi femminili sulla coppia e i pericoli che la minacciano, in cui tutte le lettrici e i lettori possono riconoscersi e imparare a difendersi. Le scrittrici devolveranno i diritti d'autore a sostegno dell'AIL Torino.  

lunedì 1 novembre 2021

Seconda segnalazione: Fabio Lastrucci, Da zero a infinito: sotto la realtà c'è molto più di quello che riusciamo a immaginare

Seconda segnalazione.



Ribadisco per la millesima volta: amo i racconti, sia leggerli che scriverli, e il fantastico mi seduce e mi assedia. Perciò Da zero a infinito di Fabio Lastrucci non poteva che attrarmi, e alla fine della lettura posso dire a ragione, perché mi è piaciuto molto. 

Sono quindici racconti in cui il fantastico è declinato in modi diversissimi ma tutti insoliti e appassionanti. Dall'ospizio in bianco e nero in cui i personaggi dei fumetti attendono spasmodicamente l'arrivo del colore (Ultime notizie del papero), all'inquietante DB, il facebook dei morti che attira i vivi, o l'insolito veicolo di diffusione della peste a Napoli (Nero di seppia), o l'ossessione bibliofila di Da zero a Infinito, il fantasma della ferrovia Cumana (Trasparente come un respiro), così come in tutte le altre, in ogni storia Fabio Lastrucci costruisce un mondo inquietante, indecifrabile e soprattutto diretto senza scampo alla sua fine. Basta lasciarsi portare dalla sua voce sicura, ricca di particolari precisi e abile nel suggerire senza troppo rivelare: spesso l'apocalisse sorprende come la soluzione di un caso poliziesco. Anche il lettore arriverà alla fine del libro, e di sicuro se ne dispiacerà.

 

mercoledì 8 settembre 2021

Due libri che vi terranno incollati: Giulia Sara Miori, "Neroconfetto", e Annie Proulx, "Distanza ravvicinata. Storie del Wyoming/1"

Si sa che i racconti sono considerati una seconda scelta nel mondo della letteratura, ma io continuo a amarli moltissimo sia come autrice che come lettrice. Quest'estate, in uno strano viaggio e un'ancora più strana vacanza marina su un'isola, ho pensato che un racconto può essere come un'isola, chiuso e raccolto in se stesso, senza bisogno d'altro, e il suo fascino deriva proprio dall'essere circoscritto e limitato, come un'isola. Comunque ho letto due raccolte di racconti, entrambe molto piacevoli e diversissime, Neroconfetto di Giulia Sara Miori e Distanza ravvicinata di Annie Proulx, accomunate da una visione nera, priva di speranza o di facili consolazioni, di sentimentalismi o happy ending, ma ciononostante di gradevolissima (e assolutamente non deprimente) lettura. 

Giulia Sara Miori, Autore a Altri AnimaliI racconti di Neroconfetto, numerosi, brevi e molto veloci, corteggiano fantastico, fantasy, horror e fantascienza per abbozzare le vicende più disparate e rovesciarle poi lasciando il lettore turbato e sconvolto. Visto che sono in viaggio questa recensione è necessariamente corta e veloce, proprio come i racconti di Giulia Sara Miori, per cui non mi dilungo sulle varie situazioni, che la scrittura precisa, leggera e aggraziata dell'autrice rende gradevolissime. Dato che la struttura basata sul rovesciamento delle informazioni iniziali li caratterizza tutti, forse è meglio non leggerli di seguito ma distribuirli nel tempo per apprezzarli meglio. 

Annie Proulx invece è scrittrice potente e drammatica e le sue storie di cow boys e donne inquiete nella cornice selvaggia e depressa del Wyoming prendono e trascinano di pagina in pagina, senza mai concedere nulla al compiacimento sentimentale. Conta moltissimo il paesaggio, e domina tutto la durezza della vita, la concretezza delle esperienze vissute dai personaggi ben delineati con pochi tratti. Su tutti emerge "Brokeback Mountain" (da cui fu tratto un film), storia d'amore che strazia senza una lacrima. 

Entrambi questi libri sono  vivamente consigliati e accomunati nella loro diversità da una grande leggibilità e capacità di attrarre il lettore.   

venerdì 26 marzo 2021

Un incontro online per parlare di "Alcune ipotesi di vita al femminile"


 La diretta sarà online sulla pagina di Nora Books & Coffee: non serve prenotare e non è necessario avere un link per accedere!

lunedì 23 novembre 2020

Per chi, come me, non si stanca mai dei suoi racconti: Lucia Berlin, Welcome Home

Se come me avete amato moltissimo La donna che scriveva racconti e Sera in paradiso di Lucia Berlin, questo Welcome Home può essere contemporaneamente un gran piacere e una parziale delusione. Io l'ho tenuto lì un paio d'anni prima di decidermi a leggerlo, proprio perché avevo un po' paura di quello che ci avrei trovato. In realtà, c'è molto ma non abbastanza. A cura del figlio Jeff Berlin, è composto di una prima parte in cui l'autrice ricostruisce la propria vita attraverso le moltissime case in cui ha abitato nei primi ventinove anni della sua esistenza inquieta e avventurosa, e una seconda dove sono raccolte alcune tra le migliaia di lettere che scrisse ad amici e familiari nel medesimo periodo. Infine una nota biografica a cura di Stephen Emerson. 

Il racconto delle case, sia pur molto spezzettato e non facilissimo da seguire non conoscendo bene le vicende di Lucia Berlin, è molto godibile, vivace, pienamente dotato di quella magica leggerezza e della semplicità che mi hanno incantato nei suoi racconti. Ci si svolge davanti agli occhi un'America caleidoscopica che va dalle miniere dell'Alaska alle spiagge messicane, passando per decine di altri luoghi tratteggiati velocemente ma pieni di vita. Un po' meno appassionanti le lettere, che pure sono piene di personaggi straordinari e vicende interessanti, forse perché lasciano un sacco di domande senza risposta. E non so se sia un'esigenza solo mia, ma dalla nota biografica avrei voluto molto di più. 

Ma quelle che rendono questo libro prezioso, secondo me, sono le moltissime fotografie che ritraggono la bella autrice, i suoi familiari, i suoi figli, gli sfondi di natura e le vie cittadine in cui si è aggirata. Sono foto belle, interessanti, commoventi, e preziose per conoscere meglio una scrittrice davvero straordinaria di cui mi piacerebbe poter continuare a leggere altre pagine incantevoli. Forse Welcome Home può essere apprezzato in pieno solo dai lettori di La donna che scriveva racconti e Sera in paradiso, perciò il mio consiglio è di leggerli prima, ma comunque di correre a leggerli perché sono una fonte di piacere straordinaria.



 

martedì 20 ottobre 2020

AA VV I racconti del fuoco

 E' appena uscita, per la Neos Edizioni, la raccolta I racconti del fuoco, che


fa parte del progetto Gli elementi. Come in tutte le antologie a tema, è affascinante vedere in quale modo il medesimo spunto narrativo scatena l'immaginazione e le inclinazioni diverse in ogni autore. Nei sedici racconti il fuoco del titolo divampa e consuma, o striscia subdolamente ai bordi, è una potente metafora o un'aspirazione o un simbolo purificatore. Sempre, comunque, si carica di significato e contribuisce a creare situazioni appassionanti per la varietà e la padronanza della materia narrativa. Ambientati nel passato o ai giorni nostri, le vicende spaziano dall'antica Grecia al Medioevo delle leggende, dall'Africa dolorosa di oggi al terrorismo, dall'Egitto in piena rivoluzione alle placide spiagge su cui oziare.  

Il volume è curato da Valeria De Cubellis, che firma anche l'introduzione e un racconto. Gli autori e le opere sono Teodora Trevisan, Sotto le stelle dell'Elide; Anna Ferrari Scotto, I falò; Riccardo Marchina, I roghi degli zingari; Enrico Chierici, Fiamme bianche; Consolata Lanza, La flamboyante; Giovanni Casalegno, La torre, il fuoco e un poeta persiano; Floreana Nativo, Nel segno del Tau; Daniele Cambiaso e Sabrina De Bastiani, La verità del fuoco; Giorgio Macor, La strada dei fuochi vaganti; Anna Versi Masini, Il canto della fenice; Rinaldo Ambrosia, Dentro la storia; Merilia Ciconte, Bast; Rocco Campochiaro, Ossigeno; Patrizia Bartoli, Mattino di settembre; Luisa Maria Ramasso, Per colpa di un fuocherello; Valeria De Cubellis, L'anima sottile. 

Sono molto orgogliosa e lieta di comparire tra gli autori. Ho una notoria passione per i racconti, che sono difficili da scrivere e danno una grande soddisfazione a leggerli, e con un tema come quello del fuoco che ci scalda e ci brucia, tra tutti, non potevamo che far scintille.

mercoledì 22 aprile 2020

Come i cadaveri portano benessere e altre storie: Ylljet Aliçka, Compagni di pietra

Prima di parlare di I compagni di pietra di Ylljet Aliçka, libro che mi è piaciuto moltissimo, vorrei fare una piccola riflessione. Questo libro, di un autore albanese non molto noto in Italia ma ampiamente tradotto e pubblicato in inglese e francese, uscito nel 1999 in Albania e in Francia, nel 2006 in Italia per Guaraldi, è attualmente introvabile: nessuna versione ebook, si può volendo acquistare, usato, su Amazon per 45€ (se leggete in francese vi va meglio, ce n'è una copia usata a 39,99€), su IBS non è disponibile, sul sito della casa editrice non so ma ci vuole troppo tempo a cercarlo, ho rinunciato. Allora, che senso ha che ne parli qui? Intanto potrebbe invogliare qualcuno a leggere altro di suo, non che ci sia molto in italiano, due libri tradotti da Rubettino, di cui uno solo anche in versione digitale. Ma quello che mi interessa è sottolineare l'estrema mortalità dei libri cartacei. Se è il prodotto di un autore famoso, ristampato e riedito, la cosa può essere diversa, ma quanti anni di vita ha il libro di un autore valido ma non necessariamente molto commerciale? Qualche mese in libreria, poi qualche anno in depositi polverosi, e poi via, sparito. Ma una versione digitale, almeno, sarebbe la soluzione più semplice.

Comunque, io ne voglio parlare perché è un bel libro e anche una rarità, visto che di letteratura albanese non è che ne circoli tanta da queste parti. Io amo tantissimo Ismail Kadarè, per esempio La città di pietra o The file on H e ho letto qualche altro romanzo, Rosso come una sposa e Non c'è dolcezza di Anilda Ibrahimi, e sicuramente anche altro che sul momento non ricordo. Amo anche molto l'Albania, e negli ultimi dieci anni ci sono ritornata molte volte, scoprendo sempre nuovi motivi d'interesse. Per cui quando ho trovato questo libro, probabilmente al Salone del Libro, mi sono affrettata a comprarlo, poi è finito nello scaffale dei libri da leggere, e il tempo è passato. Comunque se lo trovate non ve lo fate scappare. Vale la pena. Inoltre si tratta di una raccolta di racconti, e, lo ripeto per l'ennesima volta, io amo tantissimo i racconti.

Ylljet Aliçka ha cominciato come insegnante elementare, poi si è occupato di editoria scolastica, poi ha intrapreso una carriera politica che lo ha portato a essere ambasciatore in Francia, Portogallo e Monaco, ha scritto libri di successo, è sceneggiatore, insomma un tipo versatile. Come scrittore è conosciuto soprattutto per Gli internazionali. Diplomatici in carriera, reperibile in italiano sia in cartaceo che in digitale. Io l'ho comprato, e prima o poi lo leggerò e ne parlerò.

I compagni di pietra è composti di quindici racconti veloci, incisivi, senza sbrodolamenti né riflessioni didascaliche, da cui trapela la capacità di sceneggiatore di Ylljet Aliçka. Molti dialoghi, niente descrizioni se non di qualche personaggio, una netta prevalenza del grottesco implicito, molta empatia per qualche personaggio più patetico in un paio di storie. Sono tutte ambientate nell'epoca di Enver Hoxha o negli anni dopo la sua morte, e arrivano fino alla crisi finanziaria e i disordini del 1997. Molto presente la morte, ma come spinta a mettere in luce situazioni paradossali e ridicole come la gestione dei cadaveri in Storia di un decesso, o insolita fonte di guadagno in Confessione di un poeta, o spia rivelatrice della disumanità del sistema e degli uomini che ne fanno parte in Buche per piantare gli alberi e Storia d'amore. Non mancano naturalmente la burocrazia ottusa e la dirigenza assurda, nell'esilarante Slogan, da far leggere a tutti gli insegnanti nostrani, in cui si racconta dell'obbligo imposto ai docenti di scrivere uno slogan politico, assegnato dal direttore, con sassi imbiancati a calce sulle pendici montane e dell'obbligo di averne cura insieme ai propri alunni, con tutte le conseguenze del caso. Tipi strani, geniali e folli, sono i protagonisti di Una storia (quasi inverosimile) di nobili e Semplice cerimonia (il cui protagonista è un italiano che non ci fa una gran bella figura), mentre invece i protagonisti di Triste storia di paese (forse il mio preferito), La madre del carcerato, fulminante apologo sul potere e la paura, Invito a nozze commuovono e sono intensamente attraenti nella loro ingenuità e sincerità fuori dal tempo, mentre Un anno difficile è una commedia grottesca che si destreggia tra dramma e comicità nel 1997, l'anno dell'anarchia sociale.

Insomma, mi ripeto, un libro che consiglio vivamente a chiunque ami i racconti ben scritti ma non compiaciuti, abbia curiosità per il mondo in cui viviamo e per le realtà meno conosciute anche se vicinissime, che spero avvicini il lettore all'Albania e ai suoi abitanti, con l'augurio che possiate procurarvelo in qualche modo.
La traduzione è di Amik Kasaruho, e avrebbe avuto bisogno di una energica e accurata revisione. 

   

martedì 4 giugno 2019

Charlotte Perkins Gilman, The yellow wallpaper

Di Charlotte Perkins Gilman ho letto molti anni fa Terradilei, regalatomi da un moroso gentile e attento ai miei interessi. Però, confesso, ne avevo completamente dimenticato il nome e quando un altro amico, artista raffinato e di gusti assai difficili, me la citò come sua scrittrice "gotica" preferita, proprio a proposito di The yellow wallpaper (La carta da parati gialla), non la riconobbi: ma corsi a procurarmi l'e-book, che ho trovato in inglese e unito a altri quattro racconti a modico prezzo su Amazon. C'è anche una versione in italiano, ma dagli scarsissimi commenti dei lettori direi che non vale la pena (tra l'altro è presentato come esempio di letteratura femminile inglese!).

Vita interessante quella di Charlotte Perkins Gilman, con risvolti insoliti. Forse meno interessante la sua prosa, ma davvero notevoli le idee e gli stimoli che si possono trarre dalla sua lettura. In questo The yellow wallpaper and other stories ci sono anche Three Thanksgiving, The cottagette, Turned, If I were a man. Il primo, e più famoso, viene presentato come descrizione di una depressione post partum di cui l'autrice soffrì dopo la nascita la prima figlia, e che venne curata secondo la teoria che le donne, di cui si ipotizzava una tendenza all'isteria, fossero intellettualmente inferiori agli uomini e che la causa dell'isteria risiedesse nell'utilizzo eccessivo della mente. Perciò la cura consisteva in una totale dipendenza dalla volontà e dall'autorità del medico, che comportava l'isolamento e il divieto di svagarsi in compagnia. Io però l'ho trovato molto interessante anche senza bisogno di limitarne il valore metaforico alla depressione. E' chiarissima, e impressionante, la descrizione di come una donna eccessivamente controllata dal marito - proprio in base al suo essere donna - finisca per perdere ogni nozione di se stessa come individuo, fino a recepirsi come una figura sul muro, prigioniera della spaventosa carta da parati gialla che tanto le fa orrore.

Molto più semplici, ma anche davvero soddisfacenti per come sono condotti e per le conclusioni, gli altri quattro, in cui alcuni luoghi comuni e cliché sulla femminilità sono rovesciati con pochi semplici tratti. In Three Thanksgiving una donna che invecchia viene assediata dai figli e un vecchio corteggiatore che "per il suo bene" la spingono a vendere la casa avita ormai spoporzionata per le sue esigenze, ma la protagonista trasforma proprio l'ingombrante proprietà in uno strumento per poter continuare a vivere come piace a lei, e lontana da legami oppressivi e limitanti; The cottagette è un rifugio incantevole in cui trascorrere le vacanze e trovare l'amore finché non si cerca di farne un luogo di cure domestiche e famigliarità quotidiana; Turned è l'utopia dell'alleanza femminile per superare le meschine contraddizioni dell'uomo padrone, e If I were a man è la rappresentazione di ciò che si vede attraverso gli occhi di un uomo, dei suoi pensieri sulle donne, insomma della visione maschile del mondo.

La via della salvezza per i personaggi femminili passa sempre attraverso il lavoro, che permette di emanciparsi senza più avere bisogno del maschio cui appoggiarsi. La donna prende in mano la propria vita e le proprie responsabilità, cosciente che andandosene, lavorando e rifacendosi una vita in autonomia e senza recriminazioni c'è la libertà. Insomma, per Charlotte Perkins Gilman le donne possono, e perciò non c'è lotta tra maschi e femmine, non c'è troppa sofferenza né l'ombra del vittimismo. E' una lettura forse semplice dal punto di vista letterario ma che ho apprezzato molto, di grande e serena soddisfazione, consolante e esaltante in tempi di metoo e femminicidi.   

     

lunedì 27 maggio 2019

Interrogare se stessi per capire gli altri: Loris Maria Marchetti, Tappeto mobile

Riprendo il discorso a proposito di una raccolta di racconti, che come non mi vergogno di ripetere ad nauseam sono la forma letteraria che preferisco sia come scrittrice che come lettrice, di cui avevo già parlato: Tappeto mobile di Loris Maria Marchetti, poeta, saggista e narratore torinese. Ho avuto occasione di rileggerli per una presentazione cui ho partecipato, e la rilettura mi ha fornito molta materia di riflessione e approfondimento perché i racconti di Loris Maria Marchetti, oltre al piacere che offrono a chi li legge, sono anche pieni di spunti per cui se ne potrebbe parlare per ore. E i livelli di lettura sono molti. Dietro a ogni racconto c’è un io narrante che si interroga sull’identità dei personaggi o sulla natura dei loro rapporti, e soprattutto su se stesso, sulla definizione della propria identità. E' un libro molto raffinato, piccolo come dimensioni ma di grande impatto, che consiglio a tutti coloro che nella lettura non cercano solo la soluzione del solito delitto, ma sperano di trovare anche un'eco, forse persino una risposta ai tanti interrogativi che la vita ci pone continuamente. 

Per quel che riguarda la struttura, come ho già detto sono racconti in prima persona, ma l’io narrante è sempre anonimo. Talvolta attore, talvolta spettatore o ascoltatore, comunque non reticente, anzi prodigo di informazioni su di sé, sulla propria vita e sulle proprie convinzioni, non è difficile immaginarlo come un personaggio unitario anche se l'autore evita accuratamente di attribuirgli un nome. Molto sensibile al fascino femminile, attento alle donne che gli stanno intorno, in Colonna sonora ci mette a parte di ciò che pensa sull’amore, dal che possiamo dedurre che dietro al suo apparente disincanto da dandy sabaudo e molto borghese si nasconde un cuore romantico e passionale. Soffermandoci su ogni racconto, al di là dell'intreccio quasi inesistente e del procedere in apparenza svagato della voce narrante, si scopre un sostrato profondo e una costruzione studiatissima. A questo proposito, particolare e sorprendente è il ribaltamento che spesso avviene in maniera così sottile e raffinata da diventare chiaro solo a una seconda lettura. Possiamo dire che il tema centrale è l’identità, e la ricerca della verità sulle persone e sulle relazioni tra persone.

Il primo dato, quello che colpisce di più a una lettura “di svago”, forse, è la scrittura preziosa. In un momento di sciatteria e approssimazione linguistica come quelle di oggi, la sua prosa si distingue immediatamente. E’ una prosa dichiaratamente, volutamente e sontuosamente letteraria, che non teme periodi lunghi, subordinate e un lessico ricercato e preciso, in questi dieci racconti in cui l’autore inanella lacerti della memoria, piccoli brandelli di ricordi.

Poi l’atmosfera e i personaggi. Gli intrecci, l'ho già detto, quasi non esistono o sono pretesti per esercitare quello che a Loris Maria Marchetti interessa di più, cioè l’analisi dei comportamenti e delle persone con cui si trova a interagire, siano essi amici, colleghi, vicini di casa. E proprio qui Tappeto mobile rivela la sua natura più profonda: tutte le storie comportano dei disvelamenti, parlandoci della realtà come appare e poi di ciò che si capisce solo a posteriori, delle persone che non sono mai quello che appaiono, dei segreti nascosti sotto la facciata di ognuno, cercando di ricostruirne il senso attraverso le intermittenti epifanie della verità, scrutando quel tanto o quel poco che emerge del grande mistero che ognuno nasconde in sé, nel profondo, coprendosi con la menzogna o semplicemente perché è incapace di mostrasi come è. Nella seconda lettura si evidenziano la struttura, i ribaltamenti, i personaggi che si trasformano, si nascondono, cambiano nome, occultano informazioni fondamentali del proprio passato. Su questo concordo completamente con Loris Maria Marchetti, ciò che arriva ai nostri occhi spesso distratti (ma i suoi sono attentissimi e pieni di empatia) non è che una pallida ombra della realtà, sempre molto più complessa di quello che appare. E per fortuna che ci sono scrittori come lui, speleologi dei sentimenti, che con attenzione, umanità e sapienza scavano per portare alla luce tesori di inquieta raffinatezza.

Perché un’altra caratteristica che colpisce è l’empatia con cui sono descritti i personaggi. Non ci sono personaggi negativi, meschini o cattivi, i lati oscuri hanno sempre una loro ragion d’essere che l’autore cerca e trova, nella sua indagine acuta e precisa. L’analisi psicologica è profonda e particolareggiata, non c’è sfumatura di sentimento o pensiero che sfugga alla lente d’ingrandimento dell’io narrante sempre anonimo ma sempre centrale, o almeno presente, in tutte le vicende.
L’atmosfera è sovente quella di un passato ricordato con cura ma non nostalgico, c'è una Torino sparita, luoghi, abitudini e ruoli analizzati, sviscerati, ricostruiti con acribia e profonda umanità, cercando cause e spiegazioni, gesti minimi, tic rivelatori e sofferenze nascoste. Ci sono spesso andirivieni tra passato e presente, ricostruzioni di un mondo sparito ma vivido, mai descritto in modo compiaciuto o ridicolizzante come purtroppo usa adesso, in romanzi che credono di ricostruire un ambiente (il tipico “ho fatto moltissime ricerche”), mentre si limitano a mettere in fila luoghi comuni e banalità. Qui non c’è la costruzione di un fondale ma la comprensione di una realtà lontana nel tempo, senza nessun cedimento alla retorica della nostalgia.
Il titolo Tappeto mobile si riferisce proprio al fatto che le storie narrate vanno dagli anni '50 agli anni '90 del '900, scivolando verso l'oggi come la vita.

Poi, i personaggi femminili. Ci sono le ragazze, le donne (molte) che suscitano l'attenzione dell'io narrante, sempre pronto a interrogarsi su parole e comportamenti propri ed altrui, in particolare femminili. Su tutto si stende una patina di lontananza, che in certi momenti fa sospirare où sont les filles d'antan, ma poi con un robusto colpo d'ala si torna all'oggi. Il narratore analizza, scruta i rapporti uomo-donna interessandosi soprattutto al margine, al punto in cui si incontrano, che impedisce di dare una definizione netta e rigida al rapporto distinguendo tra amore, amicizia, passione. Ci sono le rose che non colsi - forse: ma l’io narrante si interroga su quello che avrebbero da dire le rose, come in Il vernissage, Il vizio di Guido Laurenzi, Colonna sonora. Tra le figure di donne si distingue l’amica (con cui intrecciare la bella amicizia) dall’amore furioso, analizzate e scorporate in mille dettagli e sfumature, in un collage di caratteristiche femminili: l'eleganza, la bellezza, la snellezza, la signorilità, i capelli, sono le immagini un po’ stereotipate (ma pronte a essere rimesse in discussione da un sogno erotico) secondo le quali ogni donna viene catalogata.

Nel primo racconto, Il compagno Rodolfo, si parla di ragazzini. Il narratore, invitato a casa da un compagno di classe dell'alta borghesia apparentemente amico, si trova sottoposto a uno scherzo crudele. E crudele è anche la vendetta finale dell’autore. Apparentemente è un racconto infantile, venato di crudeltà sia da parte del carnefice che da quella della vittima. L'esperienza è di quelle che tutti abbiamo sperimentato prima o poi, e che si capiscono molti anni dopo… la vita è costellata di questo tipo di delusioni.

I cancelli di Mirafiori è sicuramente il mio preferito. Il protagonista è Giovanni Pairetta, ex carabiniere ora guardia giurata ai cancelli della Fiat, marito della portinaia dello stabile borghese in cui abita il narratore, uomo del fare, leale e dedito al lavoro, l’Illustrato Fiat sempre in tasca, sa fare tutto con le mani ed è sempre disponibile a aiutare i ragazzini. Rappresenta l'epitome di Torino com’era prima della disgregazione anche sociale portata dalla sparizione della civiltà industriale. Quando va in pensione impazzisce, e non si riprende più. Con pochi tratti e un solo personaggio Loris Maria Marchetti ricostruisce una città, i suoi valori che sembravano eterni in questo apologo sulla fine di un’epoca. Il suo valore è sia individuale che storico.

Una famiglia è un'indagine a posteriori su una famiglia di vicini, di cui in realtà l’unica visibile e conosciuta era la moglie, fedifraga ma non chiacchierata. Un mistero, personaggi quasi fantasmi, sfuggenti, anomali su cui l'autore si interroga per ricostruirne il significato.

Il corteggiamento di una ragazza cui l’io narrante non sa sottrarsi ma sopporta con fastidio è il nucleo di Letterature comparate. Durante un ballo al Circolo degli Ufficiali, assistiamo alla salutare reazione della ragazza che lo manda a stendere alla fine. E se la cava benissimo senza di lui, sembra dire la conclusione.   

Brivido nero ha una struttura talmente raffinata che a una prima lettura non si coglie (o almeno non l'ho colto io) il parallelismo, o la specchiatura, tra le due trame che si intrecciano, e i due personaggi principali: entrambi diversi, anzi opposti, a quello che si crede che siano (Cristazza la pazza in realtà una bravissima ragazza, anonima e banale, scambiata per un caso di omonimia, e Umberto-Carlo depresso non per carattere ma per una terribile esperienza che ha appena vissuto, entrambi chiamati con soprannomi legati alla loro identità fittizia, entrambi accomunati dalla paura irrazionale per il nero, persona o animale, simbolo sempre di qualcosa di oscuro nascosto non nel simbolo stesso ma nell’interno del personaggio, entrambi scoperti-conosciuti dall’io narrante per un avvicinamento casuale, dovuto alla paura di cui si diceva) insomma una specularità perfetta e così ben nascosta da richiedere molta attenzione per essere riconosciuta come lavoro di costruzione. Comunque godibilissimo anche se ci si ferma al mero dato narrativo.   

Il caso e la memoria producono un effetto positivo per l’amico Leonardo in Il dono di Mnemosine, ambientato all'epoca dell'inaugurazione del primo ristorante cinese a Torino. qui dominano le figure femminili in particolare Maria Beatrice la tappabuchi, che ha tutte le doti ma è bruttina.

Un’irruzione in casa del narratore da parte di vigili del fuoco che vanno a salvare la vicina impazzita che vuole suicidarsi è lo spunto iniziale di Il pianoforte di Rah’el Ornstein. I due sono accomunati dalla musica e dalla solitudine di lei, che sovente lo va a trovare. Lei è una pianista sublime, lui appassionato di musica, ma Rah'el non accetterà mai di suonare in sua presenza. Così come, lei viennese ebrea, non accenna mai alle sue vicende durante la seconda guerra mondiale. E quando esce dalla clinica apparentemente guarita, si trasferisce in Israele ma rimpiange il suo pianoforte.

Il vernissage: di nuovo personaggi che non sono chi dicono di essere, neanche nel nome. qui, con una giravolta abilissima, abbiamo due narratori interni. Al vernissage di una mostra di Jacopo Ginevra, il pittore viene riconosciuto come Lorenzo Valli da una donna molto attraente. Un flashback ci spiega di quando si erano conosciuti, lui adolescente e lei bambina. Molto gustosa la presentazione del critico trombone. Non sapremo niente circa il motivo del cambio di nome, ma c’è di nuovo il rovesciamento di identità e due figure femminili contrapposte, l’attraente, nuova, bella Letizia, e la timida, fedele, devota, effacée Elisa, che, non si sa quanto contenta del suo ruolo, sta sullo sfondo con dedizione.

Il narratore di Il vizio di Guido Laurenzi, si interroga, a distanza di molto tempo, sul motivo per cui  al collega Laurenzi piacevano solo le bionde longilinee con i capelli lisci anche se aveva una moglie tutta diversa. Quando in ufficio arriva Aurelia, molto più giovane, Guido perde la testa e la corteggia finché lei si rivolge a un collega bello, elegante e playboy che le dà un consiglio arguto e efficace. Aurelia poi si sposa ma Guido perde il pelo ma non il vizio, come verifica il narratore in un casuale incontro in piazza san Babila. Sullo sfondo la figura di un'impiegata sposata con prole, che non ha bisogno di consigli per trarre vantaggi dai suoi capelli biondi e lisci.

Colonna sonora è una lunga lettera a Lavinia. Questo è il testo più particolare e anche rivelatore. La lettera è iperdettagliata nell’analizzare una possibilità di sentimento girando e rigirando ipotesi, sottigliezze, sfumature, possibilità, interrogativi. Non ci sono fatti né intreccio, solo possibilità emotive e esistenziali messe sotto una lente d’ingrandimento, ma qui si rivela pienamente il senso del continuo interrogarsi e interrogare del narratore: la sua domanda fondamentale non è chi sei tu, ma chi sono io. Ma a questa domanda, naturalmente, Lavinia non sarà in grado di rispondere.

Infine due parole su una precedente opera di narrativa:
Raffinatissima operazione di ricupero del ricordo e delle ondivaghe passioni dei vent'anni, Le imperfette quadriglie d'agosto di Loris Maria Marchetti si pone come una danza, appunto, fatta di avvicinamenti e allontanamenti, repulsioni e attrazioni, all'interno di un gruppo di ragazzi in vacanza a Milano Marittima negli anni '60 del secolo scorso. Sullo sfondo di miti, comportamenti, musiche e aspettative tipiche di quegli anni, l'esile vicenda di Eliana e dell'io narrante si dipana a passo di danza in una prosa elegantissima, sorvegliata con la cura e la sapienza dei classici, senza nessun cedimento alla retorica della nostalgia, attraverso un'analisi continua dei moti del cuore, quasi prustiana per precisione e complessità.