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martedì 27 febbraio 2024

Giuse Lazzari, Qualcosa di luminoso: attorno al lago e in cielo

 


Un libro curioso e interessante che forse non ha avuto tutta l’attenzione che merita. L’ambientazione è nel 2010, in una cittadina senza nome, dove c’è un lago sulle cui sponde gli abitanti amano fare passeggiate, una Fabbrica che dava lavoro ma poi ha chiuso lasciando molti per strada, tutti si conoscono e sanno tutto degli altri abitanti (il che ovviamente significa che non ne sanno niente), chiacchierano e sognano. 

I personaggi sono numerosi ma non troppi, ritornano ora come protagonisti ora come comparse, di alcuni veniamo a sapere di più, anche del loro passato, altri sono appena accennati. Si tratta di persone normali, donne anziane, vigili urbani, ragazzi in skateboard, le cui vicende si intrecciano o si sfiorano, senza mai uscire dall'ordinario. Ciò che le accomuna, e di ordinario non ha niente, è che tutti hanno visto una una strana presenza nel cielo - qualcosa di luminoso e indescrivibile, una specie di razzo splendente che brilla e si dilegua velocissimo. Quel qualcosa, descritto ora come razzo ora come astronave ora come luce pura, rappresenta per ognuno qualcosa che non ci viene spiegato ma in qualche modo preannuncia un cambiamento di vita. 

Quella che incuriosisce molto è la struttura, l'intreccio tra i personaggi, che vanno inseguiti da un breve capitolo all'altro, ma non solo non disturba la la lettura ma la rende varia, mostrandoci i personaggi da vari punti di vista e angolature differenti, anche grazie a una scrittura limpida e veloce. Non racconto nessuna vicenda perché non voglio spoilerare né ridurre il piacere di questo vagabondaggio lungo le sponde del lago. Quello che posso assicurare è che la lettura è gradevolissima, scorre e ci trascina senza affaticare mai né annoiare. 

Un libro da cercare e da leggere. Sono sempre più convinta che gli autori indipendenti e la piccola editoria coraggiosa sono gli unici che riservano belle sorprese e piccoli tesori come "Qualcosa di luminoso" di Giuse Lazzari, pubblicato da Campanotto. La foto di copertina è di Paola Massa.  

sabato 7 marzo 2009

Giuse Lazzari, In viaggio con Tolstoj, da Mosca alla Valle d'Aosta

Domani, 8 marzo, ci sarà alla Cascina Marchesa il tradizionale incontro, in cui sarà lanciato il concorso "Le donne pensano, le donne scrivono", iniziativa biennale del Centrodonna e della 6° Circoscrizione. Nell'occasione verranno letti brani delle donne che frequentano il corso di scrittura creativa tenuto da Claudia Manselli, cui immeritatamente collaboro. Ci sarà una conversazione tra me e Giuse Lazzari, autrice del romanzo In viaggio con Tolstoj, da Mosca alla Val d'Aosta, affascinante trip nella fucina di una scrittrice che apre con generosità a tutti le stanze segrete del suo lavoro.
ecco la recensione.


In viaggio con Tolstoj, da Mosca alla Val d'Aosta, è un insolito romanzo che ha un’anima ibrida e un titolo ingannevole, infatti è pubblicato nella collana di Bibliografie e Saggistica della casa editrice Robin, e dovrebbe chiamarsi In viaggio con Giuse. Si tratta di un vero romanzo, un’indagine apparentemente volta a scoprire qualche mistero mediante strumenti concreti – una scatola preziosa, un vecchio diario, lettere, fotografie – ma in realtà tutta concentrata sull’io narrante, che si può senza rischio identificare con l’autrice, alla ricerca di una parte del proprio passato familiare, quella relativa al padre e alla sua famiglia di origine, in particolare la nonna. La protagonista parte dalla notizia, letta in un opuscolo, di un viaggio di Tolstoj in Piemonte, da Torino a Ivrea alla Valle d’Aosta dove si ferma a Gressoney, confermata poi dalla lettura dei diari dello scrittore. Desiderosa di scrivere un romanzo su questo viaggio, comincia a cercare più informazioni, imbattendosi in una serie di coincidenze – una foto inedita della nipote di Tolstoj che sposò un Albertini trasferendosi a vivere nel canavese, il ricordo dell’acquisto inspiegabile, da parte di suo padre, di una costosa scatola di provenienza russa a un’asta a Ginevra, e soprattutto il fortunoso ritrovamento del diario della nonna paterna che in gioventù trascorse otto mesi a San Pietroburgo al servizio di una famiglia aristocratica – che la spingono a cercare indizi nei ricordi tanto quanto negli archivi, persino a un viaggio fino a Pietroburgo, per ricostruire alla fine il suo rapporto con il padre e la nonna quasi sconosciuta, e contemporanemente fare i conti con la famiglia materna. L’autrice, maestra di digressioni, cerca ostinatamente un nucleo attorno al quale costruire il romanzo, alla fine  lo trova, ma non è certo la cosa più importante: importa lo scavo in se stessa, la ricerca in sé, e lo straordinario resoconto dell’avventura di una scrittura che si costruisce. Alla fine non sappiamo se il romanzo su Tolstoj, di cui alcune parti sono inframmezzate nel testo, sarà scritto. Rimane in ogni caso questa testimonianza davvero insolita, perché è un privilegio poco frequente poter seguire passo passo il lavoro di una scrittrice alla ricerca del suo libro.