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martedì 9 novembre 2021

Aterrana, a cura di Licia Giaquinto: Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare

 E ecco la quinta segnalazione. Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare recita il sottotitolo di questa bella antologia dedicata all'omonima frazione di Montoro, in provincia di Avellino, che la scrittrice Licia Giaquinto ha ideato, promosso e realizzato per amore dei luoghi in cui ha trascorso l'infanzia e che sono ormai minacciati dall'incuria e dall'abbandono. Oltre a aver dedicato tre romanzi alla conservazione di un mondo ormai defunto fatto di storie, leggende, tradizioni antichissime, ha fondato l'associazione Aterrana Ater Ianua, e ha invitato poeti e scrittori di tutta Italia a collaborare dedicando una loro opera al progetto. Il volume comprende un numero piuttosto elevato di poesie, racconti e ballate di grande interesse e fascino che hanno al centro proprio l'antico borgo, le sue bellezze, i suoi abitanti, le sue tradizioni, e nella varietà dei temi e dell'approccio, oltre che nell'oggettivo valore dei testi, sta il grande interesse dell'antologia. Tra gli autori si incontrano nomi molto noti (immeritatamente ci sono anche io con il racconto Gemellaggio), la lettura stimola e trascina, e non si può che augurarsi che Aterrana ne abbia tratto molti vantaggi.  

   

venerdì 26 febbraio 2021

Due poesie per respirare liberamente, due poeti che amo: Catullo e Guido Gozzano

Due poesie che amo moltissimo e che mi toccano sempre nel profondo. Catullo è un poeta che ho studiato a scuola, cui sono riconoscentissima malgrado l'abbia odiata e patita (ero un'asina, sempre rimandata e spesso respinta) per avermi costretta a affrontare argomenti e letture che altrimenti non avrei neanche degnato di un'occhiata. Dandomi così la felicità duratura di scoperte magnifiche e amori che non muoiono, come appunto Catullo.


Guido Gozzano
ho cominciato a leggerlo molto precocemente perché era


un grande amore di mio padre e lo è diventato anche per me. Poeta razionale, discorsivo, antilirico, raffinatissino, privo di illusioni e capace di ironia. Decisamente my cup of tea.

 

      Catullo, Vivamus, mea Lesbia

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestimemus assis!
Soles occidere et redire possunt:
Nobis, cum semel occidit brevis lux,
Nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
Dein mille altera, dein secunda centum,
Deinde usque altera mille, deinde centum
Dein, cum milia multa fecerimus,
Conturbabimus illa, ne sciamus,
Aut ne quis malus inuidere possit,
Cum tantum sciat esse basiorum.
 
(Viviamo, mia Lesbia, e amiamo, e infischiamocene delle critiche dei vecchi severi! I soli possono tramontare e risorgere: noi, quando la nostra breve luce tramonterà una volta sola, dovremo dormire un'unica notte eterna. Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi di nuovo cento, poi ancora altri mille, poi cento, e infine, quando ne avremo accumulate molte migliaia, li mescoleremo, per non sapere, e perché nessun malvagio possa farci il malocchio sapendo quanti baci ci sono - traduzione mia alla buona)
 
                    
                 Guido Gozzano, La più bella
 
     Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
     quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
     il Re di Portogallo con firma sugellata
     e bulla del Pontefice in gotico latino.

     L’Infante fece vela pel regno favoloso,
     vide le fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
     e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
     quell’isola cercando... Ma l’isola non c’era.

     Invano le galee panciute a vele tonde,
     le caravelle invano armarono la prora:
     con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
     e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.

     L’isola esiste. Appare talora di lontano
     tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
     "...l’Isola Non-Trovata!" Il buon Canarïano
     dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.

     La segnano le carte antiche dei corsari.
     ...Hifola da - trovarfi? ...Hifola pellegrina?...
     È l’isola fatata che scivola sui mari;
     talora i naviganti la vedono vicina...

     Radono con le prore quella beata riva:
     tra fiori mai veduti svettano palme somme,
     odora la divina foresta spessa e viva,
     lacrima il cardamomo, trasudano le gomme...

     S’annuncia col profumo, come una cortigiana,
     l’Isola Non-Trovata... Ma, se il pilota avanza,
     rapida si dilegua come parvenza vana,
     si tinge dell’azzurro color di lontananza...






lunedì 7 aprile 2014

Angela Siciliano, Stanze d'albergo: una poesia

Io non frequento molto la poesia, perché sono zuccona e non la capisco sempre. Però Angela Siciliano è una poeta che parla con le parole preziose della chiarezza, della trasparenza cristallina. Riesce a catturare una sensazione, il lampo di un sentimento, nella perfetta misura dei suoi versi, come se fossero mosche intrappolate nell'ambra. Sono componimenti brevi, che fotografano attimi impermanenti ma necessari. Rispetto alla prima raccolta, Tra le dita, dove i temi erano prevalentemente erotici, qui le epifanie poetiche abbracciano momenti diversi, ma c'è la stessa ingannevole semplicità e la stessa nitidezza delle immagini. Affiora sovente una pietas molto umana, come in questi versi: E anziane maschere vive / si affacciano da dietro le tende / a spiare i bimbi e le carrozzelle, / i padri e le madri / che vanno a fare la spesa, a portare i figli a scuola / a fare qualcosa di importante / mentre per loro – dietro i riflessi sui vetri / non c'è più niente di interessante / né di impellente / a parte il prossimo pasto / che arriverà insipido o troppo salato. C'è anche pudore, delicatezza, nel rappresentare ricordi certo dolorosi, come a proposito del padre: Io invece lo vedo disteso / le mani conserte, la bocca dischiusa / con del sangue tra i denti e le gengive, / le belle labbra carnose, le palpebre chiuse. C'è la natura: Uno scoiattolo frettoloso / mi taglia la strada / e scompare nel bosco / col suo fare misterioso. Sembra che l'amore non abbia tanto i colori violenti della passione quanto quelli tenui della memoria: Indossava larghe gonne a campana / e scarpe a punta col tacco basso. / Aveva vent'anni lei, probabilmente. / Io solo tre. O anche La strada dritta ad una meta / le montagne innevate / la tua guida soffice e calma / il mio maglione rosso splendente. / Vivaldi nel mattino assolato. E alla fine, oltre all'incanto delle parole, rimane una sensazione di serenità. Questo è un libro sapiente e raffinato che sicuramente piacerà ai cultori di poesia, ma anche i lettori non abituali potranno trovare molto nelle sue pagine eleganti (curatissima la veste grafica di FrancoPuzzoEditore), e imbattersi in versi che chiunque vorrebbe fare suoi: Aspetto tra il bene e il male / mangiando miele mangiando sale.
Angela Siciliano, nata in Belgio e vissuta tra Germania, Italia e Danimarca, ora abita a Trieste. Ha vinto alcuni premi letterari e pubblicato un romanzo, Quando l'amore non basta (2008) e la raccolta di poesie Tra le dita (2012). Cura un blog personale.