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domenica 13 novembre 2016

Se questo è un tramonto, immaginatevi l'alba: Khushwant Sing, The Sunset Club

Allora, due parole di avvertimento: non credo che questo libro sia tradotto in italiano (almeno, io non ho trovato nessuna traduzione in rete) perciò va letto in inglese, inoltre richiede una certa conoscenza dell'India o almeno una passione. Secondo me è indispensabile anche leggerlo in ebook perché il dizionario incluso permette di comprendere i numerosissimi termini angloindiani utilizzati dall'autore, e il ricorso a Wikipedia chiarisce le allusioni a avvenimenti e personaggi citati. Ma vale la pena, vi assicuro, vale davvero la pena di leggerlo. Khushwant Singh è uno scrittore potente, irriverente e interessante; consiglio vivamente, oltre al suo libro più famoso, Quel treno per il Pakistan, il trasgressivo e commovente Delhi, e La compagnia delle donne. Ma ce ne sono tanti altri che meritano di essere letti.

Questo The Sunset Club, il Club del Tramonto, Kushwant Singh l'ha scritto a novantacinque anni: e già questo sarebbe un motivo di interesse, ma in realtà non ne ha affatto bisogno. E' un libro incantevole, e basta. Tre amici, tutti e tre personaggi pubblici e di successo ormai pensionati ultraottantenni, tutti i giorni, nel tardo pomeriggio, si ritrovano su una panchina nei Lodhi Gardens a Delhi, davanti al Bara Gumbad, antica moschea Mogul molto amata perché la sua cupola ha la forma della mammella di una ragazza. Sharma è un bramino rigido, ascetico e bacchettone, conservatore in politica, che vive con una sorella nubile che lo tiene a stecchetto; il ricco nawab Baig è un musulmano bon vivant, amante dell'alcol, del fumo e delle donne, con una moglie sollecita che veglia sul suo benessere e gli racconta le notizie interessanti del giornale mentre lui si limita a leggere i necrologi e i risultati sportivi; il sardar Boota Singh è un Sikh libero pensatore, irriverente, pronto a spararle grosse e lucido osservatore della vita, vedovo, propenso alla bottiglia, in cui si può riconoscere l'autore.

La vicenda comincia il 26 gennaio 2009 e si conclude il 15 gennaio 2010. Scandite dai mesi e dal cambiare
Bara Gumbad, Lodhi Gardens, Delhi
delle stagioni a Delhi, non solo sfondo ma protagonista al pari dei tre chiacchieroni sulla loro panchina, le loro deliziose conversazioni vertono sui temi più svariati: la religione, su cui Boota ama provocare il bigotto Sharma e confrontarsi con l'orgoglioso Baig, la politica che tocca avvenimenti scottanti del momento e chiama in causa il giovane passato dell'India indipendente, il sesso su cui, come due scolaretti indisciplinati, Baig e Boota si scambiano ricordi e confidenze spudorate quando non c'è Sharma, le difficoltà di evacuazione che costituiscono un argomento appassionante da sviscerare (è il caso di dirlo) fino in fondo soprattutto per Boota, la modernità che arriva anche nei Lodhi Gardens, la vita locale, le fioriture e il clima di Delhi, il cibo, il whisky amato da tutti e tre e mille altri. Spesso, per concludere una discussione, Baig cita uno dei suoi amati poeti mogul, primo fra tutti il grande Mirza Ghalib. Non si vorrebbe mai smettere di origliare i loro discorsi, ma quando comincia a fare fresco arrivano i servitori con gli scialli per coprire le vecchie spalle dei loro padroni e convincerli a tornare a casa.  

Come ho già detto questo libro si apprezza meglio se si conosce almeno un po' l'India. Ma può essere letto anche come propedeutico a un incontro con quel merviglioso e spaventoso paese, che lascia sempre un segno in chi lo visita. E poi, scusate la rozzezza della mia traduzione, come dice l'autore nella Apologia iniziale: I miei lettori potranno pensare che quello che scrivo è di cattivo gusto - inaccettabile in una compagnia beneducata. Così sia. Non sono mai stato conosciuto per la mia cortesia o correttezza. Se siete offesi da qualcosa in questo libro, mettetelo via.   




sabato 5 aprile 2014

Uno scrittore libero: Khushwant Singh

Va be', è successo il 20 marzo ma io me ne sono accorta solo oggi. Sono ignorante e me ne pento. Comunque, rimane il fatto che è morto Khushwant Singh , all'età di 99 anni e dopo una vita fertile e combattiva. Sihk di nascita ma pronto a schierarsi contro la campagna terroristica scatenata dai suoi correligionari (che culminò con l'uccisione di Indira Gandhi per mano di una sua guardia sikh, e le sanguinose rappresaglie contro la comunità sikh ritornano nelle sue opere, ad esempio Delhi), fieramente laico, nemico dei fondamentalismi di ogni tipo, del tutto libero dagli stereotipi sulla sua patria d'origine, innamorato di Delhi (e ce ne vuole!), divertente, spiritoso e sboccato, cinico e lontano da qualsiasi sentimentalismo, famosissimo in patria, prolifico autore tra l'altro di una monumentale storia del Sikhismo, avvocato, giornalista, parlamentare, fu un personaggio davvero unico nel panorama indiano. in italiano si può trovare ancora su Amazon Quel treno per il Pakistan (sulla sanguinosa partition, la separazione tra India e Pakistan), La compagnia delle donne e Delhi, uno dei libri più sorprendenti che abbia letto. Certo è maschilista, certo non è raffinato, ma la sua robustezza è un grato diversivo dalle varie maghe delle spezie e dai negozi di sari, dall'India caricaturale della borghesia british style e dei misticismi a buon mercato. Vivamente consigliato agli amanti dell'India, dei paradossi e della libertà, oltre che dei bei libri (sporcaccioni).