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sabato 21 aprile 2018

Un campo di narcisi rari per Umberto Pasti, Più felice del mondo

Un libro veramente piacevole e amichevole Più felice del mondo di Umberto Pasti, di quelli che accolgono il lettore a braccia aperte e fanno di tutto per farlo sentire a suo agio. L'autore mette insieme una serie di narrazioni brevi basate sull'incontro, che sia un rarissimo narciso in un luogo dove non si aspettava di incontrarlo o una mantide religiosa "domestica", o un amico d'infanzia dalla fantasia sontuosa.

Particolarmente affascinanti le pagine dedicate al Cairo in una versione sorprendente e sconosciuta, prima che politica e integralismo religioso la trasformassero, piena di tracce del passato o di expat sballoni e squinternati. O ancora l'amore per le piastrelle di Iznik, l'amicizia con giovani falegnami marocchini o la Milano degli anni '70 ricordata con un filo di elegante snobismo. Ne viene fuori anche un "autoritratto" molto accattivante, di un uomo libero e ricco di umanità, curioso di tutto e capace di trasformarsi adattandosi agli ambienti più svariati. Un libro che tiene compagnia, interessa e rasserena. Ce ne fossero, di questi tempi.      

sabato 15 agosto 2009

Buone vacanze (?)

Sto per partire. Mi porto quattro-cinque libri, pochi perché farò un viaggio e quindi non avrò quel tempo felice e immemore che invita alla lettura, quando si sta sotto un albero o all'ombra di una roccia davanti al mare e si possono passare ore perdendosi tra orizzonte e orizzonte. Però ho pensato a lungo, che libri mi vorrei portare veramente, a parte quelli che ho infilato frettolosamente in valigia perché da troppo tempo aspettano il loro turno di lettura? Quali sono i libri che mi hanno accompagnato meglio in vacanza? Certo non posso scindere le circostanze in cui li ho letti, ma ho ricordi indimenticabili ad esempio, e a parte tutto, di The far Pavillions di M.M.Kaye letto in India, ma anche, nella stessa cornice, The mists of Avalon della pessima M. Zimmer Bradley e Vanity Fair (con cui ho un debito di riconoscenza per quanto mi ha aiutata in un momento pessimo), Anna Karenina in Sardegna, Le correzioni di Franzen in Grecia, Wuthering Heights in Turchia, e così via. Romanzi, romanzoni e in qualche caso anche romanzacci, ma di quelli che siano capaci di portarti via con sé, di modo che il viaggio letterario sia lo specchio del viaggio reale, anche se in luoghi diversi, l'importante è che lo spaesamento si aggiunga allo spaesamento, la mente si stacchi da tutto quello che la lega alla vita reale che si è momentaneamente lasciata alle spalle. Mi piace diventare solo occhi, per vedere quello che sta intorno, farmi riempire da quello che vedo, e vivere anche in parallelo nel libro che mi accompagna. Per essere veramente ricettiva verso l'esterno e sgrovigliare i nodi della vita quotidiana. Per questo, anche, non scrivo niente o quasi in viaggio. E per tornare ai libri, rimpiango una abitudine di molti anni fa, quando in viaggio si incontravano persone che non giravano in branco e stavano in giro molto tempo, con cui si scambiavano notizie e libri letti per non appensantire i bagagli. Si facevano begli incontri, sia tra le persone che tra i libri. Alcuni li ho conservati, come quello di una ragazza inglese molto raffreddata, che viaggiava da sola con una chitarra, incontrata a Assuan, in partenza per l'India passando dal Sudan, in treno, per imbarcarsi in Kenia. Mi ha dato una raccolta di racconti cinesi, Lu Hsun, Old tales retold, dicendomi: non buttarlo via, me l'ha regalato una persona importante. E' ancora lì, sulla mia libreria, e lei spero sia arrivata bene in India, e le sia passato il raffreddore.