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martedì 19 novembre 2024

Un libro un po' diverso dal solito, che vale veramente la pena leggere: Luisa Ramasso, La ragazza che non parlava

 


In questo periodo sono pigrissima per cui continuo con le segnalazioni brevi, e comincio da un romanzo autobiografico molto particolare, molto interessante e pieno di umanità.

Luisa Ramasso racconta la sua vita con grande consapevolezza e semplicità, senza mai cadere nel vittimismo o nell'eccesso di psicologismo. Parla di sé, perché di questo si tratta, ma sempre con gli occhi ben spalancati sul mondo. Nata nel 1960 in una famiglia attiva e compatta, con una sorella maggiore che la segue da vicino e la sostiene, Luisa soffre fin piccola di alcuni sintomi molto debilitanti - mutismo volontario, stereotipie motorie, crisi di angoscia e di pianto, che ora fanno pensare subito all'autismo, ma allora non erano ancora così ben note né riconoscibili come oggi. Solo quando raggiunse i sedici anni Luisa ricevette una diagnosi precisa che le permise poi di fare scelte mirate. 

 Ragazzina notevolmente intelligente e con gli occhi ben aperti sulla realtà in cui si muoveva, la giovane Luisa era molto attenta alle amicizie, aveva idee chiare (anche se pronte a cambiare, come succede a qualsiasi adolescente) su quello che le interessava e quello che avrebbe voluto fare nella vita, al tipo di studi eccetera. I vari momenti della sua esistenza, che nell'infanzia e nella prima giovinezza è semplice, si svolge tra scuola, famiglia, Torino e Rubiana ma poi si allarga negli interessi e nelle attività, sono narrati in modo chiaro, leggero e senza giudizi, prendendo atto dei fatti con quella che pare una serena accettazione. Naturalmente fu seguita da medici e psicologi, e a sedici anni fu riconosciuto il suo autismo. I genitori premurosi e protettivi le offrivano tutta l'attenzione possibile, e la sorella Silvia le era sempre vicina con grandissimo affetto. Crescendo anche i suoi rapporti e le sue attività si ampliarono e si moltiplicarono come per qualunque persona, comprendendo il lavoro (dapprima nella tipografia del padre, poi nella casa editrice Neos fondata dalla sorella), la scoperta della musica e della scrittura, la politica, gli amori, gli incontri, e ci furono anche momenti difficili. Nell'età adulta, il volontariato, la frequentazione di gruppi religiosi e figure carismatiche, la morte dei genitori, i viaggi e i nuovi amici si susseguono fino a oggi.  

Tutta la narrazione riesce a essere accattivante anche se non c'è una trama vera e propria, la voce di Luisa Ramasso narra la sua vita come una serie di episodi, con tono calmo e molta sincerità. Il testo è diviso in brevi capitoli, ognuno con un titolo che ne annuncia e riassume il significato. L'insieme comunica alcune sensazioni nettissime: sincerità coscientemente perseguita, padronanza della scrittura, una voce narrativa robusta e interessante.

Ecco, questa direi che è la caratteristica principale di "La ragazza che non parlava", quello per cui ne consiglio vivamente la lettura: è un testo insolito, fuori dai soliti schemi narrativi, e molto stimolante, sia per la tematica coinvolgente che per la grande perizia con cui è stato concepito e scritto. Certo non è adatto a chi spera di trovare in ogni libro un nuovo Montalbano o un amore travolgente, ma chi legge per scoprire qualcosa che gli apra orizzonti sconosciuti ne sarà molto soddisfatto.   

    

sabato 20 gennaio 2024

Gli occhi per piangere: Senza i tuoi occhi, di Filippa D'Agata

 Un giallo molto particolare, in cui più che l'indagine o la soluzione, conta la struttura, la costruzione dei personaggi e l'atmosfera di misteriosa angoscia che pervade la narrazione. 

Siamo sul Lago Maggiore, e intorno al lago ruota l'orrore da cui inizia la vicenda: quattro cadaveri di donne affiorano dalle acque, tutte private degli occhi. Da qui nasce tutto l'impianto narrativo, le ricerche sull'identità delle vittime, le beghe della cittadina di provincia, e in mezzo a tutto la protagonista, la marescialla (o maresciallo?) dei Carabinieri Olivia Pastorina, giovane donna coraggiosa e appassionata del suo lavoro, affiancata dal brigadiere Franceschi. Naturalmente una donna che si trova in una posizione di tale responsabilità in un ambiente molto maschile si scontra con difficoltà di ogni genere, ma Olivia è una tosta, molto intelligente e fortemente empatica. La narrazione (su cui non dirò più una parola ovviamente) procede spedita e alternata con pagine in cui una voce dolorosa e spaventata, di cui non conosciamo l'identità, ci pone di fronte a un mondo di sofferenza e oscurità. In questa storia il passato conta molto e Olivia deve affrontarlo senza esserne stritolata.

Un poliziesco molto particolare e assolutamente da leggere, in cui il tocco femminile si manifesta sia nella scrittura delicata pur affrontando momenti d'orrore, sia nell'importanza data al dolore incolpevole e crudele dell'infanzia. Appassionante e insolito.    

 Senza i tuoi occhi - Filippa D'Agata - Libro - Echos Edizioni - Giallo &  nero | IBS



lunedì 9 giugno 2014

Ombre coltelli e scheletri - Due secoli di Torino noir, di Milo Julini

Un veloce libretto che raccoglie articoli apparsi sul giornale online Civico 20 News (che cercherò) in cui l'autore racconta fatti di sangue avvenuti a Torino tra Otto e Novecento, con tono discorsivo e le notizie raccolte sui giornali del tempo, in particolare la Gazzetta Piemontese. Ora, non posso dire che questi crimini suscitino un interesse straordinario: accoltellamenti per lo più, guerre di bande di ragazzi, qualche strage familiare, e un gran numero di ritrovamenti casuali di scheletri. Inoltre, date le fonti ci vengono comunicati solo i fatti in maniera molto telegrafica, e giustamente l'autore non sta a ricamarvi sopra. Se ci fosse solo quello, Ombre coltelli e scheletri sarebbe poca cosa. Ma sono moltissime le notizie interessanti, di storia torinese spicciola, sparse nelle cento pagine che si leggono in un paio d'ore. Per esempio, le abitudini di vita dei barabba (giovani operai, delinquenti occasionali), gli esiti dei processi e le pene comminate, pena di morte inclusa, e soprattutto quella che per me è stata la molla che mi ha spinto a arrivare fino alla fine in fretta: l'affascinante e precisa topografia della città, la ricostruzione dei luoghi scomparsi e relativa collocazione attuale, i nomi delle strade e delle osterie, di modo che risulta facile collocare le vicende nello spazio oltre che nel tempo. E per questo perdoniamo a Milo Julini l'uso frequente di location e altri anglicismi.    

martedì 23 marzo 2010

Nella Re Rebaudengo, Gli asciugamani in tinta

Forse romanzo non è la definizione più adatta per questo brevissimo (distribuito in 66 pagine ricche di spazi bianchi) testo. Forse se fosse collocato in una raccolta di racconti sarebbe più facile comprenderne il significato confrontandolo con altri testi che aiuterebbero a penetrare l'immaginario dell'autrice. Così come si presenta può sconcertare la sua apparente mancanza di senso, di interna necessità. In realtà si tratta di un godibilissimo quanto perfido teatrino, dove i personaggi non hanno spessore ma si muovono con le movenze meccaniche di marionette assassine (o suicide). Carlotta, Livia, Mariapaola sono in apparenza donne-vittime di fronte al solito maschio carnefice (inconsapevole), Matteo, ma più verosimilmente sono vittime solo della propria pochezza, della superficialità con cui affrontano la vita. Matteo forse è spregevole, forse è il personaggio più genuino, l'unico che agisce con semplicità, per come è. In una città mai nominata tra fiume e collina, che possiamo immaginare sia Torino, tra situazioni topiche come il matrimonio e gli scambi di coppia, in una casa hantée piena di oggetti appartenuti a una morta (dove si spiega il bellissimo titolo), i personaggi, legati da intrecci che il lettore conosce ma loro ignorano in parte, compiono azioni assurde con grande soddisfazione per chi li legge. La scrittura tersa e nervosa, l'assoluta mancanza di momenti di noia, la capacità di mettere in filigrana, senza moralismi né voglia di dare lezioni, la vacuità dei perbenismi borghesi, assicurano un paio d'ore di piacere e divertimento che può anche far pensare.
Gli asciugamani in tinta è pubblicato dall'interessante casa editrice Neos, molto attiva e efficace nella cura dei suoi libri. Nata nel 1996, è particolarmente interessata a autori e tematiche piemontesi, nelle sue varie collane privilegia scritti femminili, problematiche sociali e memorie storiche senza trascurare la narrativa anche di genere.
http://www.neosedizioni.it