Questa volta non è semplicemente la versione digitale di un libro cartaceo ma un libro bello e nuovo, Alcune ipotesi di vita al femminile, pubblicato dalla casa editrice online DuDag che nella sua immensa generosità offre in omaggio La ragazza in tailleur rosso fuoco a chi lo acquisterà in occasione dell'8 marzo.
Sul sito della casa editrice si può leggere il DuDy, esauriente presentazione dei contenuti e delle intenzioni di chi l'ha scritto (cioè io in questo caso, ma il DuDy ce l'ha ogni libro pubblicato da DuDag, e rappresenta un validissimo aiuto per la scelta). Qui posso anticipare che in Alcune ipotesi di vita al femminile si trovano quattro lunghe storie di donne, che partendo da un passato favoloso e luoghi esotici ci portano sempre più vicino all'oggi e al qui, di modo che ogni lettrice e ogni lettore ci possano trovare spunti di identificazione. Soprattutto, io spero che ci possano trovare divertimento, occasioni per scappare dal reale e viaggiare con la mente, libertà e sogno.
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giovedì 6 marzo 2014
lunedì 4 marzo 2013
Appena uscito da DuDag, "la tua casa editrice online", il mio libro di racconti LA RAGAZZA IN TAILLEUR ROSSO FUOCO.
Siccome ci tengo a essere in accordo con i tempi, lo dico così: nuntio vobis gaudium magnum! Sì, perché sono molto contenta che oggi è apparso sul sito di DuDag il mio libro di racconti La ragazza in tailleur rosso fuoco e altri racconti. Sono contenta perché mi piace DuDag, casa editrice eclusivamente online, perché mi è molto simpatico l'editore Lorenzo Baravalle e questa collaborazione mi rallegra.
Per non stare a fare altre storie su queste mie storie, metto di seguito il DuDy, cioè la presentazione che DuDag mette a disposizione dei lettori.
Dice:
Ah, tu scrivi racconti? E quand’è che
farai un bel romanzo, che finalmente ti posso leggere?
Dice:
Uh, una raccolta di racconti.
Dice:
Ah guarda, a me piace un sacco leggere,
ma i racconti no. I racconti non mi piacciono.
E
invece a me i racconti piacciono moltissimo. Mi piace leggerli, e mi piace
scriverli. Il racconto non è il gradino di una scala che porta al romanzo: è un
genere a sé, parecchio difficile. Non consente tempi morti, lunghe spiegazioni,
traccheggiamenti, riempitivi, false piste. Deve creare un mondo in poche
pagine. Una sfida per l’autore. E se il racconto è bello, un gran piacere per
il lettore.
La ragazza in tailleur rosso fuoco si fermò
di colpo. Parve riflettere un attimo poi mollò uno schiaffone sulla faccia del
giovanotto in completo nero e camicia bianca. Sbam, da destra a sinistra, sbam,
da sinistra a destra con il dorso della mano, sbam, sbam, sbam, cinque cattive
sberle, senza sforzo perché erano alti uguali. Solo quando la sua mano si mosse
per la sesta volta lui si decise a afferrarle il polso. Qualche passante
allarmato già li circondava. Ma l’uomo si limitò a voltare le spalle e
andarsene, incurante del sangue che gli colava sulla guancia ferita dall’anello
di lei. La ragazza frugò nella piccolissima tracolla di vernice, estrasse un
mazzo di chiavi e marciò via sui tacchi alti senza neanche lanciarsi
un’occhiata attorno. Svoltò in via Giulio lasciandosi dietro una scia di
profumo e sudore eccitato. Qualcuno la vide infilarsi in una Ska argentata e
sgommare verso corso Valdocco. Come reagireste voi davanti a una scena come
questa? Nel racconto che apre la raccolta La
ragazza in tailleur rosso fuoco possiamo scoprirne le conseguenze nella
vita di un cassintegrato, una ciclista, una Bionda Naturale, un meccanico
palestrato, una che sogna le nevi del passato...
I racconti
di questo libro girano intorno a argomenti molto vicini alla nostra vita, come
l’amore, l’odio, la difficoltà dei rapporti interpersonali, il tempo che passa,
la necessità di lottare per raggiungere le proprie mete, la facilità di
rifugiarsi nell’autoinganno. Gli equivoci che si accompagnano ai sentimenti, le
direzioni sbagliate che si infilano credendo fermamente di essere quasi
arrivati. I personaggi sono quelli che sfioriamo tutti i giorni alla fermata del
tram, con qualche eccezione: la protagonista di Guancette rosse è appesa su una parete della National Gallery di
Londra, quella di La vocazione se ne
sta nel suo convento in rovina dedicandosi alla sua teologia molto alternativa
e rivoluzionaria, non l’incontreremo mai se non andiamo a cercarla. Ma le
coppie troppo acerbe come Paoletta e Roberto di L’amore breve, Gianni e Eulalia di Primo amore le abbiamo viste
mille volte ai giardini sotto casa, perse nel loro fragile mondo a due. La
confusione di Luisa in Flipper è
stata la nostra o quella di cui la nostra amica del cuore ci ha inondati per
anni. La quieta follia d’amore della donna che parla in Verdure è speculare all’ironia disincantata della narratrice di Questione di gusti. E quando siamo Tutti in coda alle poste, al Lidl o al
multiplex, intorno a noi vediamo
esattamente le stesse facce che vede Anna, e facciamo gli stessi incontri. I
racconti ci permettono di entrare in molte vite, in molte storie, in poche
pagine, di parlare delle alternanze del cuore a vent’anni e a cento, di chi si
aggrappa a illusioni tenaci e di chi odia sé e gli altri, del metodo più
spiccio per liberarsi delle zavorre che limitano la libertà, di immaginare quello
che sta dietro a un quadro famoso: tutto questo distribuito in dodici racconti
di varia lunghezza.
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Lorenzo Baravalle
lunedì 25 febbraio 2013
Una Tartarughina in rete: DuDag, la casa editrice online di Lorenzo Baravalle
Lorenzo Baravalle è il fondatore della casa editrice
online DuDag. La prima volta che ho visto questo giovanissimo editore, durante
un happening letterario con Massimo Tallone, se ne stava in un angolo
smanettando sul suo iPad, attentissimo a quello che veniva detto. Ne sono stata
subito incuriosita, e ho deciso di sottoporgli qualche domanda.
Prima di tutto, e ovviamente, mi piacerebbe sapere
come e quando è nata DuDag, e da che cosa ti è venuta l’idea di crearla. Questo
è l’aspetto che mi interessa di più.
Risposta: DuDag è nata un giovedì pomeriggio
all’Università. Stavo pensando che la musica ormai da anni conosce il digitale,
i video hanno YouTube, ma per i libri non c’era ancora nulla che si rivolgesse
solo e soltanto al formato elettronico. Mi sono messo a disegnare il logo, ho
pensato a che politica avrebbe avuto il portale, e la risposta fin da subito è
stata una: “Trasparenza”.
DuDag non vuole essere una casa editrice, ma un
luogo dove autori e lettori si possono incontrare, parlare di scrittura, trama,
intreccio e personaggi. Un luogo dove poter comprare un buon libro senza
spendere un capitale, e dove l’autore è al centro.
Poi vorrei sapere da chi è costituita: ci sei
solo tu o ci lavorano anche altri?
R. Al momento la Tartarughina, come viene chiamata
su Twitter, si regge solo sulle mie spalle, anche se devo ammettere che un
sacco di Amici si stanno appassionando al progetto e mi stanno dando una grossa
mano. In primis i miei genitori, che mi hanno spinto da subito a trasformare
l’idea in qualcosa di più, Federica, la mia fidanzata, che mi dà una mano nel
contatto con gli autori, Stefano, il grafico che si occupa delle “campagne
pubblicitarie” che accompagniamo ai libri più amati dai lettori e soprattutto
il Comitato di Lettura, che per ovvi motivi di oggettività vorrei poter
mantenere nell’anonimato.
Lascio per ultimo Massimo Tallone, perché per lui è
un discorso a parte: non appena lo incontrai capii che era una penna fatta
uomo, ama la parola in ogni forma e su ogni supporto. Grazie alle sue
segnalazioni, sono arrivati molti bravissimi scrittori su DuDag.
Quindi sono solo, ma per modo di dire. Sono
circondato da persone che vogliono molto bene a DuDag.
L’hai costruito tu il sito? Chi realizza i DuDy?
R. Per la costruzione vera e propria del sito, mi
sono fatto aiutare da un ricercatore del Politecnico di Torino, e da un grafico
di professione.
I DuDy, ovvero le due pagine, scaricabili
gratuitamente e accompagnate a ogni scritto presente sul sito, sono prodotte
dagli autori stessi: chi meglio di loro può spiegare l’essenza del proprio
libro? Infatti non è un riassunto, ma il cuore pulsante del libro.
Questa è la dimostrazione di quello che dicevo
prima: l’autore al centro. Con gli onori, ma anche con gli oneri. Nell’editoria
attuale non bisogna aver paura di gettarsi nell’arena, e questo lo dico sia per
gli scrittori, sia per i lettori, che non devono farsi spaventare dal mezzo
digitale.
Come scegli gli autori di Dudag?
R. Grazie al Comitato di Lettura, o dietro la
segnalazione di “un’autorità” in campo letterario. Il già citato Massimo
Tallone, ma non dimentichiamoci che abbiamo pubblicato ben due finalisti del
Premio Italo Calvino, la più importante competizione italiana per scrittori
inediti. Un risultato incredibile e inaspettato per un “editore” digitale come
DuDag.
Come giudichi l’esperienza finora? Hai avuto una
buona risposta dai lettori e dagli autori?
R. L’esperienza è incredibile, sono cresciuto
tantissimo in pochi mesi: DuDag è pur sempre una start up, con tutti i problemi
e difficoltà che ha qualunque impresa all’inizio. Ma sono molto contento di
aver intrapreso questa avventura.
La risposta è in continua crescita, la comunità di
“DuDagers” si sta allargando giorno dopo giorno, ed è una cosa bellissima: io
non voglio avere “clienti”, ma persone appassionate come noi alla lettura e
alla cultura in generale, che abbiano la nostra stessa voglia anche di riderci
sopra. La lettura è diventata “troppo seria”, forse è proprio questo il
problema dell’allontanamento dal libro.
Gli autori sono incredibilmente felici ed entusiasti
del mezzo internet: secondo me sono loro prima di tutti, ad aver capito le
potenzialità della rete. “Uno dall’altra parte del mondo può comprare il mio
libro anche se il mio editore non può distribuirlo nelle librerie.”
Hai in mente progetti futuri per la casa
editrice? Come immagini che si svilupperà?
R. C’è qualcosa che bolle in pentola, con il web non
si può mai stare fermi, ma bisogna continuamente innovarsi, anche per offrire
cose nuove e utili agli utenti. In questo senso, ad esempio, stiamo cominciando
a pensare all’applicazione per smartphone e tablet.
Di se stesso, Lorenzo
Baravalle dice:
Ho 22 anni, mi sono
laureato a settembre in Scienze della Comunicazione, e ho un gravissimo morbo
chiamato “pallacanestro”. Cerco di avere una vita semplice, anche se alla fine
sono io quello che se la complica maggiormente: non sono mai riuscito a stare
fermo, cerco emozioni, sensazioni e profumi sempre nuovi.
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Lorenzo Baravalle
mercoledì 30 aprile 2008
In margine a un manifesto personale
E' in corso sul blog di ALIA una discussione sui propri manifesti personali. Molto interessante e che mi ha riempita di invidia. Perché vedo che quello che mi manca è proprio una consapevolezza di quello che voglio scrivere, e anche di che cosa mi interessa scrivere. Cioè, per intenderci: non so se voglio scrivere storie sentimentali o chick lit o hard boiled o romanzi modernisti (qualunque cosa siano) perché non so come si fa. Non so come si riesce a seguire delle regole, una struttura ben definita. E non so esattamente che cosa mi interessa, dipende dai momenti, e non è detto che quello che scrivo sia una cosa che mi interessa veramente. Per esempio, ho scritto una storia di parricidio (pubblicata, Il gioco della masca), una di matricidio (pubblicata, Regina), una di parri–matri–nonni–fratricidio (inedita su carta ma pubblicato on line da DuDag nella raccolta La ragazza in tailleur rosso fuoco, Primo amore) ma non posso affermare che lo sterminio familiare sia tra le mie priorità. Diciamo che sono affascinata dall'infinita varietà dei casi umani. E sarei una pessima scrittrice di genere per i motivi di cui sopra, non certo perché la letteratura di genere non mi interessi, anzi, ne sono lettrice soddisfatta e frequente. Io in genere so come vorrei scrivere quello che sto scrivendo. Non sempre ci riesco, ma quando credo di avercela fatta provo una soddisfazione infinita. Quanto a quello che scrivo... è sempre un terno al lotto. Se fossi credente, cosa che non sono nemmeno di striscio o nel peggiore dei miei incubi, pregherei per avere tutti i giorni un buon argomento, un'idea o meglio una sensazione abbastanza ricca da trasformarsi in storia. Amen.
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