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lunedì 28 gennaio 2013

Marisa Porello, Il prossimo tuo

Venerdì 1 febbraio alle 21,15, alla Galleria delle Donne di Torino, in via Fabro 5, presenterò "Il prossimo tuo" di Marisa Porello, insieme all'autrice. Sarà l'occasione per parlare con Marisa del suo romanzo pubblicato da Alga tra i finalisti dell'edizione 2013, della sua esperienza di scrittrice, delle sue aspettative, e anche per rispondere alle domande che il pubblico vorrà rivolgerle.
La partecipazione alla serata è riservata alle donne. 

mercoledì 5 ottobre 2011

MARISA PORELLO, LOVEBOY LOVEJOY

In questo romanzo di formazione scritto benissimo e molto convincente, veloce ma profondo, Marisa Porello conferma e supera le promesse del suo primo romanzo, La sbadante, narrandoci un amore omosessuale tra un giovane perbene e un ragazzo inquieto e vagamente maledetto, con finale tragico ma non troppo.

Il protagonista nonché voce narrante è Alessandro, ragazzo di origine provinciale, figlio di un proprietario terriero, trapiantato a Torino per studiare agraria e starsene lontano dalla famiglia d’origine oppressiva e ottusa. Alessandro è serenamente omosessuale, e la fuga dal paese dove è cresciuto gli permette di essere vivere con allegria e senza limiti la sua vita. Ha molti amici, si diverte, studia quel tanto che basta, pensa e divaga, ma la sua vita, si può dire, comincia veramente solo il giorno in cui incontra Jim: Mangiava cioccolato con un gomito puntato al suo zaino e mentre stavo a guardarlo ne ha mangiata una tavoletta intera. Lui non è uno di quelle bellezze che ti volti quando passa per strada. Ma sicuramente sono stati i suoi capelli. Aveva questi bellissimi capelli biondi, lunghi, ondulati, soffici: un mare di capello color oro, fin sopra le spalle. Jim è americano, vive in strada, Alessandro se lo porta a casa e da quel momento è perduto. Perduto d’amore e quindi di sofferenza perché Jim è il classico bad boy, che sparisce e ritorna, sfiora continuamente il pericolo, frequenta altri e altre e insomma, non si può fare a meno amarlo. Jim era così bello che anche quando aveva la febbre a quaranta ed era tutto madido di sudore e giaceva mezzo morto nel letto e quasi delirava, ancora irradiava la sua bellezza come una stella di neutrini. Aveva una tremenda bellezza, quel ragazzo, dentro e fuori, e addosso, e dappertutto, e ne aveva piena l’anima e anche il cuore. Pur non perdendo mai la sua leggerezza, la storia ha degli sviluppi drammatici, Alessandro porta alle estreme conseguenze il suo amore sconfinato e gli amanti si perdono di vista. Ma, con ironico un colpo di coda e di genio finale, Marisa Porello li fa rincontrare là dove forse Jim non potrà più far soffrire Alessandro, ma non è detto.

Il punto di forza di questo romanzo è la scrittura, che riesce nel miracolo di essere molto divertente malgrado l’argomento a tratti drammatico. La voce di Alessandro è frizzante, spiritosa, caustica, un po’ ribalda, anche quando parla dell’amore totale che prova per Jim non è mai sentimentale, l’occhio con cui osserva il mondo non perde la lucidità anche se è velato di lacrime. Accetta Jim così com’è, con tutti i suoi moltissimi difetti, osserva il mondo attorno a sé senza fare sconti a nessuno, e la trama delle sue riflessioni, delle descrizioni della famiglia, dell’ambiente torinese, delle sue scoperte sessuali al paese d’origine, è così variegata e vivace che attrae il lettore in un dialogo continuo, dove si vorrebbe poter intervenire per chiedere un particolare o confermare un giudizio. Il romanzo è pieno di sensualità, di golosità per il piacere, disarmante nella sua schiettissima passionalità. Il sesso mette buon umore, sa di buona salute e gioventù. Fa piacere leggere Loveboy Lovejoy, e si fa il tifo per il protagonista, che d’altra parte alla fine dimostra di sapersela cavare benissimo.

giovedì 28 maggio 2009

Marisa Porello, La sbadante

Questo libro è molto consigliato alle persone che ci tengono a avere gli occhi ben aperti anche sugli aspetti meno confessabili e gratificanti della vita. A quelli che non temono di vedersi nello specchio con tutte le rughe le occhiaie e i brufoli che impediscono di illudersi sul proprio aspetto. Anche se qui non di immagine si tratta, ma di anima.
Lorenza è una giovane come tante, con delle passioni e dei progetti, un fidanzato, degli studi in corso. Si trasferisce dalla provincia a Torino, e siccome è una brava ragazza, va a fare visita a dei vecchi zii cui non è particolarmente legata, ma sono gli unici parenti che ha in città. Ben presto lo zio muore e a Lorenza rimane l'ingrato compito di occuparsi della zia, abbiente ma insopportabilmente lamentosa e ostinata. Da quel momento la sua vita cambia indirizzo, e la cura della zia, prima da sola poi con un girandola di badanti, ricade totalmente sulle sue spalle. Il grande merito dell'autrice è che riesce a rendere molto gradevole da leggere questa storia piuttosto dura, con una scrittura pulita e veloce, e soprattutto evitando qualsiasi giudizio, pur non nascondendo né i particolari meno attraenti né i pensieri più inquietanti. Non c'è giudizio, solo l'esposizione oggettiva delle difficoltà che si incontrano da vecchi e con i vecchi, le tentazioni dell'avidità, la grettezza, i sensi di colpa, le stanchezze, i moti d'affetto. E una fantastica galleria di badanti provenienti da ogni angolo del mondo, di cui Marisa Porello scruta pregi e difetti con occhio spassionato e acutissimo.
Termino citando le parole dell'autrice, che ha voluto lasciare da parte il buonismo e cercare di dare rilievo anche alla parte nostra che a un certo punto non ce la fa più e si prende la libertà di trovare insopportabili i vecchi, le vecchie, le badanti, la gestione malata della vecchiaia in questo paese, il potere ricattatorio della gerontocrazia.
Un libro né pietoso né spietato, in cui si sente comunque la vita che lotta con le unghie e con i denti per difendersi, perché questo desiderano tutti, vecchi o giovani, privilegiati o in difficoltà: vivere, e se possibile, ogni giorno un po' meglio di quello precedente. Credo che possa aiutare molti che si trovano a affrontare questa situazione ormai diffussima, mettendoli davanti ai sentimenti che certamente hanno provato anche loro magari vergognandosi, e far capire che, come diceva Terenzio, "nulla di ciò che è umano mi è estraneo".
Pubblicato nel 2009 dalla Neos edizioni.