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lunedì 28 maggio 2012

Un brivido sabaudo: Massimo Tallone, Il fantasma di piazza Statuto


Il nostro vulcanico Massimo Tallone ha fatto di nuovo centro con Il fantasma di piazza Statuto (edizioni e/o), pezzo di bravura in cui dà voce a Annetta, quasi settantenne governante della famiglia Doro e ex portinaia nel medesimo stabile. La storia è un vero giallo come Dio comanda, con scale che scricchiolano, dipinti misteriosi, galleriste procaci, morti e investigatori privati (per quanto sui generis). In più ci sono medium, sedute spiritiche e fantasmi. Un pittore morto, fruscii notturni, segreti sepolti in un computer. Il tutto a Torino, che è sempre una gran bella location, in luoghi ben descritti e riconoscibili, con una piccola trasferta in collina, giusto il tempo per una marenda sinoira. E abbandonato per una volta il Cardo, scorrettissimo, puzzone e sgangherato eroe dei suoi precedenti romanzi, questa volta Massimo Tallone, con l’esilarante monologo interiore  di Annetta che copre tutta la vicenda del romanzo, ha creato un distillato di sabauda riservatezza, perbenismo, rispetto per le regole, consapevolezza dei ruoli sociali, amore per le tradizioni, il tutto condito da un filino di tranquilla ironia. È un ricamo bandera per voce sola, una coperta all’uncinetto di parole precise come la vita e divertenti come un solletico beneducato. Non dirò una parola di più sulla storia perché qui c’è il mistero, e il plot non tollera spiate. Chi poi avesse la nostalgia del Cardo, delle sue schifezze e della sua abilità a dipanare misteri, non ha che da aspettare l’autunno, quando uscirà la sua prossima avventura.  

sabato 28 gennaio 2012

Alina Bronsky, La vendetta di Sasha

Il piacere che ho ricavato dalla lettura di Le ricette più piccanti della cucina tatara, della stessa autrice, mi ha spinto a cercare questo suo romanzo d'esordio, uscito in Italia nel 2010. Anche qui c'è una protagonista femminile che racconta in prima persona, però, rispetto al secondo romanzo, non sono sfruttate tutte le possibilità di ambiguità e di divertimento offerte dalla distanza tra il punto di vista dell’io narrante e quanto il lettore intuisce. Quindi Sasha, ragazza diciassettenne dalla vita complicata, è un personaggio interessante e ben costruito ma non regge il confronto con la fantastica Rosa. Ciò detto, dimenticatelo e leggete la storia di Sasha che ne vale la pena. La famiglia di Sasha, di origine ucraina emigrata in Germania dove si svolge la vicenda, è composta da lei, dalla madre Marina e dal marito Vadim, che non è padre di Sasha ma dei suoi due fratelli minori, Anton e Alissa. Marina è bella, libera, curiosa e avventata; caccia lo squallidissimo Vadim e inizia una relazione con Harry, giovane tedesco molto amato anche dai ragazzi. Ma Vadim, divorato dalla gelosia, non può sopportarlo e spara alla coppia uccidendola alla presenza dei figli che ne escono variamente segnati. Il delitto, compiuto nel quartiere degradato in cui vivono gli immigrati russi, suscita un grande scalpore nei media e tra i connazionali. I tre fratellini vengono affidati a una cugina di Vadim che arriva apposta da Novosibirsk senza sapere una parola di tedesco. Tutto ciò costituisce la premessa al romanzo, che descrive le vicende faticose della vita quotidiana della famiglia. Sasha è forte, anche troppo, è il perno che tiene insieme la casa, sorveglia, comanda e decide: ma è anche una ragazzina inquieta e difficile. Non tutte le sue vicende sono facili da decifrare. Cerca amore dalle persone meno adatte, aiuta gli altri ma è facile ai crolli. Ha due obiettivi: uccidere Vadim e scrivere un libro su Marina. Un’intervista a Vadim su un quotidiano mette in moto una serie di incontri e vicende che porteranno a uno snodo narrativo anche troppo clamoroso e al più inatteso degli epiloghi. Alina Bronsky, nata nel 1978 in Russia e cresciuta in Germania, è narratrice abilissima, riesce a tenere il lettore avvinghiato al personaggio (praticamente Sasha è l’unica attrice in campo, gli altri impallidiscono davanti alla sua prorompente personalità) con una scrittura veloce, piena di dialoghi, vivace, assolutamente moderna e priva di compiacimenti, reticente ma chiarissima. La traduzione non sempre impeccabile è di Monica Pesetti. Un romanzo vivamente raccomandabile perché con una leggerezza magistrale riesce a far pensare divertendo molto. Però se vi piace, poi correte a leggere Le ricette più piccanti della cucina tatara.