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venerdì 2 febbraio 2024

Pagine in viaggio - Metropolis, a cura di Giorgio Enrico Bena

   Una delle molte belle antologie prodotte dalle Edizioni Neos, il cui titolo mi ha attirata appena l'ho letto. Pagine in viaggio, questo fa per me, ho pensato. E infatti la lettura è stata davvero gradevole e interessante. 

Le metropoli di cui si parla nel testo sono quindici, di cui ne ho visitate solo sette. Il mio cuore di viaggiatrice ha perso qualche battito al pensiero, però è stato bello confrontare i ricordi di quelle che conosco e scoprire qualcosa sulle altre. Riccardo Marchina ci parla di Mosca, Darwin Pastorino di San Paolo, Giorgio Enrico Bena di Pechino, Paolo Camera di Tbilisi, Anna Balbiano d'Aramengo di Toronto, Caterina Schiavon di Delhi, Teodora Trevisan di Atene, Giorgio Macor di Tokyo, Paolo Calvino di Vienna, Fernanda De Giorgi di Mumbay, Ornella Corradi di Dubai, Raffaele Tomasulo di Vancouver, Franca Rizzi Martini di Saigon, Carlotta Graffigna di Ginevra e Germana Buffetti di Città del Messico. Sono testi brevi e talora brevissimi in cui l'elemento narrativo spunta solo qualche volta, mentre più spesso prevalgono la descrizione e l'informazione, le impressioni visive, le osservazioni degli autori di cui si possono intuire gusti e giudizi. 

E' una lettura molto stimolante, di ogni città che conoscevo mi veniva subito voglia di aggiungere la mia esperienza, per quelle sconosciute mi spuntava in cuore un desiderio di vederle con i miei occhi... Per viaggiatori appassionati come me ma anche per chi i racconti preferisce leggerli sul proprio comodo divano. Pagine in viaggio - Metropolis è un libro che fa peccare di desiderio e fa sognare, può spingere a ripercorrere le orme degli autori o a leggere bevendo un tè con due biscottini. Viaggio e racconti sono un'accoppiata vincente, quando poi gli autori sono brillanti come quelli di Metropolis, non si può che arrendersi alla lettura.  
   

martedì 9 novembre 2021

Aterrana, a cura di Licia Giaquinto: Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare

 E ecco la quinta segnalazione. Poesie, racconti, ballate per un antico borgo da salvare recita il sottotitolo di questa bella antologia dedicata all'omonima frazione di Montoro, in provincia di Avellino, che la scrittrice Licia Giaquinto ha ideato, promosso e realizzato per amore dei luoghi in cui ha trascorso l'infanzia e che sono ormai minacciati dall'incuria e dall'abbandono. Oltre a aver dedicato tre romanzi alla conservazione di un mondo ormai defunto fatto di storie, leggende, tradizioni antichissime, ha fondato l'associazione Aterrana Ater Ianua, e ha invitato poeti e scrittori di tutta Italia a collaborare dedicando una loro opera al progetto. Il volume comprende un numero piuttosto elevato di poesie, racconti e ballate di grande interesse e fascino che hanno al centro proprio l'antico borgo, le sue bellezze, i suoi abitanti, le sue tradizioni, e nella varietà dei temi e dell'approccio, oltre che nell'oggettivo valore dei testi, sta il grande interesse dell'antologia. Tra gli autori si incontrano nomi molto noti (immeritatamente ci sono anche io con il racconto Gemellaggio), la lettura stimola e trascina, e non si può che augurarsi che Aterrana ne abbia tratto molti vantaggi.  

   

martedì 20 ottobre 2020

AA VV I racconti del fuoco

 E' appena uscita, per la Neos Edizioni, la raccolta I racconti del fuoco, che


fa parte del progetto Gli elementi. Come in tutte le antologie a tema, è affascinante vedere in quale modo il medesimo spunto narrativo scatena l'immaginazione e le inclinazioni diverse in ogni autore. Nei sedici racconti il fuoco del titolo divampa e consuma, o striscia subdolamente ai bordi, è una potente metafora o un'aspirazione o un simbolo purificatore. Sempre, comunque, si carica di significato e contribuisce a creare situazioni appassionanti per la varietà e la padronanza della materia narrativa. Ambientati nel passato o ai giorni nostri, le vicende spaziano dall'antica Grecia al Medioevo delle leggende, dall'Africa dolorosa di oggi al terrorismo, dall'Egitto in piena rivoluzione alle placide spiagge su cui oziare.  

Il volume è curato da Valeria De Cubellis, che firma anche l'introduzione e un racconto. Gli autori e le opere sono Teodora Trevisan, Sotto le stelle dell'Elide; Anna Ferrari Scotto, I falò; Riccardo Marchina, I roghi degli zingari; Enrico Chierici, Fiamme bianche; Consolata Lanza, La flamboyante; Giovanni Casalegno, La torre, il fuoco e un poeta persiano; Floreana Nativo, Nel segno del Tau; Daniele Cambiaso e Sabrina De Bastiani, La verità del fuoco; Giorgio Macor, La strada dei fuochi vaganti; Anna Versi Masini, Il canto della fenice; Rinaldo Ambrosia, Dentro la storia; Merilia Ciconte, Bast; Rocco Campochiaro, Ossigeno; Patrizia Bartoli, Mattino di settembre; Luisa Maria Ramasso, Per colpa di un fuocherello; Valeria De Cubellis, L'anima sottile. 

Sono molto orgogliosa e lieta di comparire tra gli autori. Ho una notoria passione per i racconti, che sono difficili da scrivere e danno una grande soddisfazione a leggerli, e con un tema come quello del fuoco che ci scalda e ci brucia, tra tutti, non potevamo che far scintille.

venerdì 5 gennaio 2018

Amate l'India? Leggete in inglese? Vi piacciono i racconti? Allora questo è il libro che fa per voi: Our Favourite Indian Stories, a cura di Kushwant Singh e Neelam Kumar

Our Favourite Indian Stories posso consigliarlo solo a chi legge in inglese, perché purtroppo questa succulenta antologia, uscita in origine nel 2002, non è stata tradotta in italiano. Si tratta di quaranta racconti rappresentativi di diciassette lingue regionali indiane (più l'inglese), tradotti in inglese nel lodevolissimo intento di far conoscere le relative letterature, vivacissime ma ovviamente penalizzate dal fatto che comunque a essere diffuse sono sempre le opere scritte direttamente in inglese.

Gli argomenti sono svariati e interessanti, e c'è una notevole prevalenza di figure femminili, quasi sempre ritratte in un momento di transizione tra tradizione e modernità o nei loro ruoli canonici, tra i quali quello di madre giganteggia. Ovviamente i problemi variano da regione a regione, e in quelle più tormentate e marginali affiorano storie di orrori e crudeltà, mentre nelle grandi città la vincono i rapporti interpersonali.

Non entro nel merito dei vari racconti né dei vari autori; un paratesto accurato spiega il lavoro fatto dai due curatori e fornisce le biografie dei quaranta autori. Non posso però fare a meno di citare il delizioso contributo di Kushwant Singh, The portrait of a lady, un irresistibile ritratto di sua nonna.
Neelam Kumar con Kushwant Singh
Ovviamente questo è un libro assolutamente prezioso per chi ama l'India e vuole capire meglio le differenze culturali di questo immenso paese che spazia dall'Himalaya a Capo Comorin, da Goa (da cui arriva Hippie girl, il curioso resoconto dell'incontro tra un indiano tradizionale e una hippie francese di nome Cinderella) all'Assam. Lo consiglio senza limitazioni. I racconti sono belli, molto diversi, e ovviamente ogni lettore sarà toccato da quelli che rispondono meglio ai suoi gusti e alle sue aspettative. Ma nessuno sarà deluso.

Due parole vanno spese invece per i curatori. Kushwant Singh (1915-2014) è un monumento nazionale, scrittore, giornalista, avvocato e uomo politico che ha accompagnato la vita del suo paese per un secolo. La sua opera più importante, Quel treno per il Pakistan, parla della mai dimenticata ferita della Partition tra India e Pakistan. E' uno scrittore che io amo moltissimo, e di cui ho parlato a proposito di The sunset club, scritto a 95 anni. Parecchi dei racconti presenti nell'antologia sono stati tradotti da lui. Di Neelam Kumar non sapevo niente, ma sicuramente ha avuto una vita interessante e difficile e ha pubblicato parecchi libri, che non ho mai letto.       

mercoledì 14 giugno 2017

Un'occasione mancata: Ombre, racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper, a cura di Lawrence Block

Confesso che quando ho scoperto questa antologia, tredici racconti di autori illustri ispirati a quadri di Edward Hopper, mi è venuta l'acquolina in bocca e mi sono precipitata a acquistarla. Ma la delusione è stata cocente: un'accozzaglia di storie non so se riciclate o buttate giù con la mano sinistra, di cui solo tre, a mio parere, si salvano a pieni voti: quelle di Stephen King, Joe R. Lansdale e Lawrence Block. E lo dico con immenso dispiacere, per me che adoro i racconti è difficile ammetterlo ma questi sono veramente un prodotto letterario di seconda categoria, alcuni talmente banali e prevedibili da risultare imbarazzanti. Eppure i quadri di Hopper sembrano fatti apposta per fantasticarci su una storia, infondendo vita nelle figure raggelate in un attimo eterno o nei paeseggi immobili, vuoti, silenziosi. Ma tant'è.

Comincia Megan Abbott con Lo spogliarello: moglie tradita con una spogliarellista, si vendica (o punisce il marito?) a modo suo. Mah. Poi Jill. D. Block con La storia di Caroline, figlia abbandonata che cerca la madre, prosegue sulla strada della banalità imbarazzante. Che dire di Robert O. Butler e Soir Bleu? Trama insensata e cliché sulla maschera di Pierrot. Lee Child con La verità su quanto è successo dà voce a un agente FBI che racconta una storia che non ho assolutamente capito, e se qualcuno me la spiega gli sarò riconoscentissima. In Stanze sul mare, Nicholas Christopher intreccia un fascinoso racconto attorno a una casa misteriosa, ma l'accumulo di inesplicabile in poche pagine alla fine non convince. Michael Connelly, in Nighthawks, è sufficientemente buonista da indurre l'investigatore Bosch a mentire per amore dell'arte e tenerezza per una ragazza in fuga, ma lascia il tempo che trova. L'incidente del 10 novembre di Jeffery Deaver è una parodia stanca e pesante della relazione di un agente segreto sovietico.

Meno male che poi arriva Stephen King con la La sala della musica e la sua coppia diabolica, velocissimo e inquietantissimo, magistrale. Il proiezionista di Joe R. Landsdale è un tizio un po' imbranato che ama il suo mestiere, si accontenta, ma se gli si parano sulla strada dei prepotenti sa che cosa fare... Discutibile la morale ma bello e angosciante il racconto. La donna alla finestra di Joyce C. Oates racconta i noiosi, molto ripetitivi, pensieri a incastro di due amanti che si odiano.
Kris Nelscott in Natura morta 1931 imbastisce una vicenda complessa ma lunga e sconclusionata su una bianca che, in piena grande Depressione, cerca di darsi da fare per i neri. Un esempio di quello che non dovrebbe fare un racconto: mettere troppi spunti in campo, dilungarsi e deviare a vuoto.
Jonathan Santflower con Finestre di notte crea un delinquente seriale contro le donne, anzi contro le dirimpettaie: finale a sorpresa più che prevedibile, storia banale e già letta migliaia di volte, e un presupposto insensato: che l'appartamento di fronte alla casa del cattivone venga sempre affittato a donne giovani, sole e vulnerabili. Invece la protagonista del divertente e ben congegnato Autunno, tavola calda di Lawrence Block è una tizia impoverita ma sveglia costretta a contare i centesimi, che sa inventarsi un modo assai creativo per sopravvivere.

Comunque è proprio il mio amore per i racconti che mi ha spinto a fare quello che generalmente evito, cioé parlare male di un libro. Ma i racconti, credetemi, possono e devono essere molto ma molto meglio di questi. Immagino che le brutte e ridicole mini biografie degli autori siano dovute al curatore Lawrence Block, che firma anche una breve introduzione. Belle traduzioni di L. Briasco, F. Deotto, L. Sacchini.

 

lunedì 31 ottobre 2016

Over60 Women, antologia di narrativa LGBTQI

 Over60 Women - antologia di narrativa LGBTQI.
Preceduta da Over60 Men, questa antologia, curata da Margherita Giacobino e Consolata Lanza, contiene tredici racconti e alcune poesie di altrettante autrici.



Leggendo questi racconti la prima impressione che ho avuto, e che mi ha colpito parecchio, è che la vecchiaia è vista come un vantaggio, un accrescimento più che come una diminuzione delle potenzialità esistenziali. Per esempio, nel racconto di Sarah Sajetti sono contrapposti due personaggi ritratti in un momento di profonda crisi, Emma che è anziana e ha subito un lutto devastante, e Mo che è giovane e depressa, scontenta, incapace di vedere quello che ha. Ebbene, tra le due è Emma che trova la forza di reagire, che cerca e trova i cambiamenti e le strade nuove, e con l’esempio e la voglia intatta di comunicare riesce a trascinare la più giovane fuori dalla sua palude di insoddisfazione (senza, in questo caso, che l’attrazione c’entri per niente). Questo della riscossa è un argomento potente, che riaffiora spesso, e avviene malgrado la vecchiaia (Porello) o grazie alla vecchiaia (Margherita Giacobino, io). In altri casi la vecchiaia non è percepita come tale, è semplicemente un dato anagrafico che non intacca l’essenza del personaggio (Tazzioli) o ancora, lo potenzia e lo libera definitivamente (Vaccarello). La conquista della visibilità sociale, che mi era parsa molto centrale in Over60 Men, qui affiora nel racconto di Giacobino, Gatto, Groppo, ma sempre affiancata al lavoro interiore di accettazione di sé e definizione della propria identità. C'è qualche tocco di new age molto contenuto, appena un po' di yoga (Vaccarello, Sajetti), un po' di fitness (Porello), ma è decisamente preponderante, e molto interessante, la dialettica tra mondo interno e mondo esterno, che affiora con forza nei racconti di Giacobino, Porello, e soprattutto Paulon. Infine (Zanghì, Buonapace) è potentissima la domanda che ogni donna è costretta a porsi, volente o nolente, man mano che gli anni passano: ma posso ancora piacere? Posso ancora suscitare amore anche se non corrispondo più allo stereotipo della donna giovane che mi vedo sbattere addosso da ogni parte? La risposta è un coro consolante di sì, eccome! (Vaccarello, Siciliano) che conferma la mia convinzione che la vita è molto più complessa di come appare, e ci rassicura che la vita continua anche dopo i fatidici sixties e ci riserva molte belle sorprese. Chi la guarda ancora da lontano, come Michela Pagarini, mentre lotta contro altre ombre spaventose come la malattia, può concludere così: La vecchiaia. Certi giorni una paura, certi altri una speranza.

Il primo racconto è Un maggio a Madrid di Sara Zanghì, la cui protagonista, non ancora sessantenne ma vicina alla fatidica data, a Madrid per un convegno di poesia, viene accolta da una bella spagnola, Azaya, che ha quasi vent'anni meno di lei. L'attrazione che scocca subito le porta a avvicinarsi, a cercarsi, e infine a recarsi insieme a San Sebastian dove si amano e progettano nuovi incontri. Malgrado entrambe avessero detto "mai più", la rinascita avviene attraverso l'amore, nonostante la differenza d'età.

Delia Vaccarello, con E' tempo di giocare, ci racconta di Selvaggia, che da trentacinque anni vive nello stesso quartiere con Strega e un cane, conducendo una tranquilla vita di coppia, con interessi e impegni comuni e inevitabili differenze caratteriali. In realtà è sempre in viaggio perché lavora nella cooperazione internazionale, e quando si reca a Mauritius per una conferenza sulla condizione femminile viene affascinata da una donna con i capelli argentei che balla a una festa. Si conoscono, si avvicinano, si amano e infine quella che poteva essere solo un'avventura temporanea diventa l'occasione per gettarsi in una nuova scoperta, una nuova vita. 

Più dolente la voce di Daniela Tazzioli in La bellezza è una responsabilità, in cui la protagonista, con uno stile molto colloquiale e informale, parla di una bellissima sessantenne che si fa corteggiare ma poi si ritrae, non vuole avvicinarsi troppo. Un'autentica allumeuse che infine si mette con un uomo più giovane mentre la narratrice la incolpa perché usa la sua bellezza senza rendersi conto dei disastri che combina intorno a sé.

Un saluto, di Angela Siciliano, parte da una telefonata dalla Spagna che annuncia a Paola, che ha quasi settant'anni, la morte di Raquel. Dal fondo del passato la protagonista trae l'immagine di una bella e vitalissima settantenne conosciuta quando lei ne aveva quaranta a Valencia, amata superando i pregiudizi sulle donne anziane, con cui aveva attraversato le fasi dell'amore, dell'amicizia, del distacco e infine dell'oblio. Nelle sue lucide riflessioni sul proprio invecchiamento si insinuano ricordi di tenerezza per qualcosa che è passato ma è prezioso perché l'ha vissuto, fa parte del suo patrimonio di vita.

Due sono i personaggi di Emma di Sara Sajetti. E' la storia di un incontro e di due rinascite. Emma è anziana e vive la disperazione per la morte della compagna Giulia. In suo aiuto appare un benevolo fantasma, Silvana, che da un aldilà vagamente umoristico la incoraggia a reagire. La giovane Mo invece è depressa, demotivata, inquieta. Sta con Dani, per vivere scrive tesi per studentesse pigre e in quel momento la sua infelicità si rispecchia in quella dei cambogiani sotto Pol Pot, l'argomento di cui si sta occupando. Silvana, che aveva rivelato Emma a se stessa quando era una giovanissima architetta, è stata sua pignmaliona sia nel sesso che sul lavoro. Emma ricupera lentamente la serenità e un incontro fortuito tra lei e Mo aiuta anche la giovane. Emma è per Mo quello che il fantasma di Silvana è stato per lei. La coinvolge in un progetto elaborato con Giulia, una società che si occuperà di studiare la riorganizzazione aziendale per l'implementazione di facility che miglioreranno la vita dei lavoratori. Nella ventata finale che fa rotolare via il cappello di Mo che lo rincorre allegramente, i fantasmi di Silvana e Giulia sorridono rassicuranti a Emma.   

Marisa Porello in Speranza ci racconta dell'annus horribilis di Speranza Montale, sessantenne molto depressa, costretta a cambiare lavoro e prendere medicinali per riuscire a affrontare il mondo. Con Carla, amore di gioventù e amica di sempre, ricorda la vita di un tempo, i bar allegri che frequentavano, le ragazze che conoscevano. Carla, che vive con la madre, riesce a andare avanti e trovare un nuovo amore. Speranza prova con la palestra, ma non aiuta. Il suo cruccio è il rapporto con la madre, con cui non ha alcuna comunicazione. Ogni domenica va a pranzo da lei, sopporta che critichi la sua scelta vegana, decisa ogni volta a forzare il silenzio, a dirle che ama le donne, a farsi accettare finalmente. Ma la morte improvvisa della madre è l'ennesima barriera al desiderio di Speranza... In realtà ci saranno delle sorprese, un aiuto davvero insolito e un epilogo finalmente sereno. 

Davanti alla porta del bagno, di Milena Paulon, fa uso di una sapiente costruzione a anello per raccontare la storia di una coppia, la narratrice e G., che si incontra nel dicembre del '67, con molta attenzione ai particolari concreti del quotidiano e anche ai fatti storici e alle trasformazioni sociali per dare il senso del tempo: il tram numero 1, metafora molto azzeccata e epitome della vita operaia a Torino negli anni'60 per il suo percorso Mirafiori-Molinette-Cimitero, i cambiamenti esemplificati con fulminante sintesi Prima di quel giorno ne abbiamo passate tante insieme io e G, da Che Guevara a John Travolta, la discrezione con cui sono state costrette a vivere il loro amore fino a sabato 17 giugno 2006 quando finalmente si baciano davanti al Rettorato in via Po e la loro foto finisce sulla Stampa. Alla fine la nostra rivoluzione l'abbiamo fatta.

Mi metterai lo smalto sui piedi di Michela Pagarin è una dichiarazione d'amore della protagonista alla propria compagna, che soffre di una malattia intermittente che non le impedisce di vivere. La vecchiaia è ancora lontana ma occhieggia. La vecchiaia. Certi giorni una paura, certi altri una speranza. 

Il mio racconto, Un attimo, rappresenta una vicenda di colpa e rinascita di fronte alla semplice realtà di una coppia di donne anziane, che hanno sicuramente vissuto e sofferto come tutti ma dall'amore reciproco traggono la forza di affrontare il presente sorridendo.

Elettra Groppo è l'autrice di Una nuova pista, in cui si parla di due amiche, Rosa e Bianca, che si conoscono fin da piccole, ai tempi delle piste per giocare a biglie. A vent'anni la loro amicizia è così forte da giurarsi che saranno sempre la persona più importante l'una per l'altra, ma poi le loro strade si differenziano perché troppo pesante è la pressione sociale, non ancora pronta a accettare il loro amore. Rosa, che vuole l'approvazione sociale, si sposa e ha dei figli; Bianca si trasferisce in Spagna e vive una vita più libera ma non può dimenticare Rosa. Quando Rosa finalmente si sente pronta la raggiunge e l'amore ha il sopravvento. Ora possono vivere insieme e il loro rapporto sarà infine riconosciuto anche dalla legge. Ma in questa storia si parla prima di tutto del riconoscimento di se stesse, della propria natura, prima di quello sociale.   

Anita, la protagonista dell'omonimo racconto di Margherita Giacobino, va in vacanza da sola su un’isola dove sperimenta la libertà di essere se stessa, né moglie né madre né amante né niente altro. Nessuno la conosce, per anni gli isolani la guardano soltanto ma alla fine è accettata, come dimostra la sua amicizia con Pina la panettiera. La prima parte della sua vita è stata dedicata a svolgere quei ruoli che la società si aspettava da lei, poi si è emancipata dal destino femminile fatto di matrimonio, maternità e accudimento, ed è riuscita ad affermare la propria identità sessuale, ma sull’isola non cerca avventure né trasgressioni. Cerca la solitudine come libertà e ricostruzione di se stessa. 

Tempus fugit, amor manet ci dice Rita Gatto. Nel cimitero di un paesino di di mezza montagna arriva una mercedes. Ne scende una vecchia signora accompagnata da una giovane con un'urna in mano. Fin qui niente di sorprendente, ma poi arriva anche un furgone bianco, mentre la vecchia scambia due parole con il becchino a proposito della Pierina, quella che sta nell'urna, morta a novantasei anni e ancora chiacchierata nel  paese che ha abbandonato giovanissima in seguito a uno oscuro scandalo per l'amore che la legava a un'altra ragazza. Intanto dal furgone viene scaricata una statua destinata a rinnovare e amplificare lo scandalo di tanti anni prima... e una lapide su cui campeggia la scritta del titolo. La vecchia signora spazza via le obiezioni del sindaco prontamente accorso e si accomiata con elegante autorevolezza, lasciando dietro di sé una rivelazione e una promessa. Attraverso l'ironia del testo traspare forte l'affermazione della propria identità e l'orgoglioso riappropriarsi del luogo d'origine.   

Ultimo racconto è Il sogno di Nicoletta Buonapace. E proprio un sogno dà l'avvio alla vicenda, riempiendo la protagonista di nostalgia per qualcosa che non ha mai vissuto. Forse proprio l'amore, ora che è innamorata di una donna realizzata e affascinante, architetta, madre, sicura di sé. Sta vivendo un momento di insicurezza, sente che gli anni passano, è combattura tra paura e desiderio. Un altro sogno le fa capire che la cura della paura sono le parole, che quindi deve affrontare l'amata da cui teme un rifiuto non come persona ma come omosessuale. Si allontana fisicamente recandosi a Zagabria dove visita il Museo delle relazioni perdute, e vi lascia una lettera insieme a un oggetto ricevuto in regalo dall'amata, anche se sa di non averla perduta ma piuttosto mai veramente incontrata. Rinascerà attraverso l'amore.  

Completano il volume le belle poesie di Nicoletta Buonapace, Eleonora Pinzuti e Marisa Porello. Infine ci sono brevi riassunti dei racconti e le biografie delle autrici. La prefazione è di Margherita Giacobino. I proventi della vendita del volume, edito dalla Casa editrice Elmi's World, concorreranno a finanziare il progetto di sostegno per anziani lgbti presentato dall'Associazione Gruppo Lambda - Amici della Fondazione Sandro Penna di Torino. 
   


 

giovedì 17 marzo 2016

Eccola finalmente! ALIA Evo 2.0 è uscita e non si può proprio perdere.

ALIA è una parola che non esiste nella lingua italiana.
Solo per il momento, forse.
Ma per un gruppo di persone, autori e lettori, ha un significato ben preciso fin dal 2003, ovvero dalla data della prima edizione di un'antologia divenuta leggendaria.
Significa fantastico – gotico, steampunk, space opera, distopia, horror, fantastico quotidiano, ghost story, fantasy, weird – scritto da autori italiani e autori stranieri. Siamo arrivati alla dodicesima edizione e alla seconda edizione in formato digitale.
Ma questa dodicesima edizione ha una particolarità: è scritta soltanto da autori italiani. Diciassette autori che hanno deciso di unirsi in un'operazione bizzarra e inattesa nel panorama italiano, accostando i loro testi e creando un'antologia di cinquecento pagine. Un'antologia virtuale, perché l'edizione elettronica è una conferma alla nostra visione corale della narrativa.
Siamo fuori moda, lo ammettiamo.
Siamo superati; collaboriamo piuttosto che litigare, leggiamo prima di scrivere, pensiamo prima di parlare.
Il risultato l'avete davanti a voi: un testo felicemente ricco di sfumature e carico di visioni: allucinanti, spaventose, remote o malinconiche.
Il viaggio di ALIA continua.

(Dal sito di LibriNuovi). 

ALIA Evo 2.0 è disponibile su Amazon.it (formato mobi) e sul sito di LibriNuovi (formato epub).

lunedì 20 ottobre 2014

Pagine che scottano, lenzuola stropicciate: HOTell, storie da un tanto all'ora

Quando mi è stato proposto di partecipare a un'antologia di racconti "piccanti" ambientati in un albergo a ore, ne sono stata felice: primo perché amo i racconti, poi perché adoro le antologie, e poi ancora perché mi è capitato due o tre volte, per esempio in Turchia e a Celebes, di trovarmi fortuitamente a passare la notte in alberghi equivoci, o per meglio dire bordelli. Non sono state grandi avventure ma la suggestione è bastata per farmi dire un sì molto allegro. Ero anche curiosa di vedere come gli altri autori avrebbero sviluppato il tema di partenza, e devo dire che il risultato è interessantissimo. Un volume corposo, trentaquattro scrittori  di varia provenienza geografica correttamente equilibrati per genere e età, un'impaginazione accattivante e inventiva, storie parecchio varie e insieme omogenee. E siccome trattano un'esperienza comune a tutti, ogni lettore troverà in queste pagine un riverbero delle proprie, una risonanza personale, uno specchio in cui incantarsi o un'attesa da sorseggiare.

Trattandosi come ho detto di ben trentaquattro autori, tra i quali indegnamente figuro anch'io, mi limiterò a considerazioni di carattere generale. L'argomento così stimolante (sì, mi vergogno, ma non ho resistito) sembra abbia spinto gli scrittori a cercare soprattutto soluzioni narrative "libere", svincolate dal semplice sviluppo di una vicenda a tema: molti racconti imboccano una via quasi sperimentale, certo molto innovativa, omettono, depistano, danno informazioni ingannevoli e parziali. Molti dei racconti sono brevi, alcuni brevissimi, e avvolgono il lettore in un'atmosfera immediatamente riconoscibile di sensuale abbandono. Sono erotici, sì, ma in maniera abbastanza contenuta. Curiosamente non c'è nessun accenno a una sessualità omosessuale. Mancano le pratiche modaiole tipo bondage o sadomaso, tutto sommato l'erotismo di questo hotel di passo (ma anche raffinato e opulento) è tortuoso ma non perverso. Quello che manca è anche un altro elemento di moda: niente generi letterari, nessuna storia noir (e pure quale ambientazione migliore!) né gialla né thriller né horror, neanche un vampiro fighetto e romantico, giusto lenzuola spiegazzate, cameriere stanche, jacuzzi, incontri attesi, amplessi più o meno felici. In qualche autore si intuisce il piacere per l'occasione di usare finalmente un lessico disinibito. Insomma una lettura altamente raccomandabile a tutti, succulenta, pruriginosa, spinta ma con eleganza.

Lavorare con WhiteFly Press, in particolare con l'editrice Gabriella Montanari, è stato un piacere, ho sentito la cura e l'attenzione, la precisione dei rapporti. Mi restano da citare tutti i nomi. Il curatore e prefatore è Elio Grasso; gli autori Adrian N. Bravi, Gino Chiellino, Christiana De Caldas Brito, Monica Dini, Giovanna Gemignani, Mia Lecomte, Dante Maffia, Maldenti, Luis Mizon, Jean-Gabriel Nordmann, Anna Ruchat, Gianmarco Busetto, Domenico Cosentino, Cinzia Demi, Dan Fante, Myra Jara, Letizia Leone, Serena Maffia, Vladan Matijevic, Julio Monteiro Martins, Guido Oldani, Emilio Sciarrino, Melassa Sta, Laure Cambau, Vincenzo Costantino, Mariella De Santis, Leonardo Folla, Consolata Lanza, Rosaria Lo Russo, Baret Magarian, Carla Menaldo, Ivano Mugnaini, Davide Rondoni, Carlo Alberto Sitta; i traduttori Milica Marinkovic, Andrea Sirotti, Gabriella Montanari, Mia Lecomte, Carlo Bordini.       

giovedì 17 gennaio 2013

Ragazze, non fate le maestre! Il sadismo degli scrittori e i luoghi comuni.



AA VV, Le Maestrine
Nella nuova e già amata libreria Il Ponte sulla Dora si possono fare incontri magici, tra l’altro molti Sellerio d’antan (vedi il precedente post): e potevo farmi scappare il succulento Maestrine – Dieci racconti e un ritratto, che soddisfa in un colpo solo la mia torbida passione per le antologie di racconti insieme alla fascinazione per l’altrettanto torbido argomento? Domanda che più retorica non si può e infatti eccomi qua che ne parlo. La prima osservazione è che le maestrine, che a me parevano tanto ricche di possibilità trasgressive e pruriginose, in realtà stimolano esclusivamente il sadismo, sia negli scrittori che nelle scrittrici. L’antologia, pubblicata nel 2000 a cura di Vincenzo Campo, schiera lodevolmente cinque scrittrici (Neera, Negri, Pariani, Prosperi, Serao) e sei scrittori (Di Giacomo, Dossi, Moretti, Pirandello, Scerbanenco, Tozzi) e come si vede quasi tutti, con l’esclusione di Scerbanenco e Pariani, molto lontani nel tempo. Certo anche l’argomento è lontanissimo dai nostri giorni e forse privo di appeal per gente più sensata di me. Sta di fatto che le maestrine qui narrate, raga sono una banda di sfigatissime, votate senza eccezione alla zittellaggine non scelta e al sacrificio, sbeffeggiate perché brutte e sole, compatite, destinate a morte tristissima, e se proprio gli va bene, spettatrici silenziose di drammi altrui. Sono tutte ragazze di bassa estrazione o figlie di famiglie impoverite, ma il fatto che abbiano studiato e si siano trovate un'occupazione retribuita non è mai visto come promozione sociale, bensì come un ripiego o una condanna. Si salvano quelle che abbandonano presto l’ingrato mestiere e quelle che si limitano a dare lezioni in casa, attività evidentemente molto meno pericolosa dell’insegnamento nelle scuole statali.
Si comincia con Carlo Dossi, La maestrina d’inglese, storia ironica e interessante sia per la lingua folle che oggi risulta anche un po’ indigesta, ma curiosa, sia per il finale per una volta davvero soddisfacente oltre che anticonformista. Neera è malignissima con Una lezione di lingua tedesca, in cui conferma tutti i peggiori luoghi comuni sulle sue compagne di sesso; Matilde Serao, Alla scuola, ci va giù pesante con il patetico ma per una volta non è la maestra la vittima; Salvatore Di Giacomo non si smentisce con una storia strappacuore, Quarto piano, interno 4, che come la precedente fa spuntare il sospetto che le maestrine portino anche sfiga; la Maestra di campagna di Carola Prosperi è la più infelice di tutte, sola in un villaggio dove piove senza requie e sfruttata dalla famiglia senza cuore, con un destino che forse, a ben guardare, non sarà così tremendo come vorrebbe l’autrice; Marino Moretti con un filino di perfidia si fa beffe delle illusioni di una ultratrentenne che coltiva ancora sogni d’amore e forse riuscirà a realizzarli grazie, nientepopodimeno, che a Edmondo De Amicis. Dispiace leggere La maestrina Boccarmè di Luigi Pirandello, pieno di luoghi comuni, banalità e una visione delle donne che toglie il fiato per angustia. Il racconto di Ada Negri, La cacciatora, è sicuramente il migliore per costruzione e robustezza, e per una volta si vede una banda di donne allegre che si divertono senza uomini, vengono tratteggiate figure davvero originali e piene di vita. Però l’influenza dei racconti precedenti ci lascia con il dubbio che se non fosse scappata in tempo, anche la simpatica maestrina poetessa che racconta quella stagione giovanile sarebbe finita come le altre disgraziate. Su Giorgio Scerbanenco e la Verità su una maestrina stendiamo un pietoso velo: patetismo e sadismo vanno a braccetto in un raccontino che non fa veramente onore al suo autore. E neanche Laura Pariani si sottrae al luogo comune maestrina uguale sfiga, amore infelice, solitudine e masochismo, e Le guerre di Ada, 13 novembre 1887 non convince né interessa. L’ultimo tocco, Un ritratto di Federigo Tozzi, è perfidia pura: due pagine sgradevolissime, piene solo di disprezzo, tratte non si capisce da dove. Ancora una volta una antologia mi ha dato più di quanto mi aspettassi, regalandomi qualche ore di lettura molto istruttiva e ricca di spunti di meditazione. Ci sarà qualche motivo per cui questa figura di donna che lavora scatena associazioni mentali deprimenti così radicate che funzionano a distanza di un secolo e oltre? Che nessuno riesca a ipotizzare che una “maestrina”, mai chiamata semplicemente maestra, possa svolgere la sua professione e contemporaneamente avere non dico una vita soddisfacente, ma almeno normale? Che tutti gli uomini che si accostano alle maestrine siano seduttori senza cuore o zotici puzzoni? Che accettando la prima nomina si firmi un contratto per l’infelicità a vita, se si riesce a sopravvivere? Evidentemente gli scrittori davanti a una figura così proverbiale non si vergognano neanche di fare ricorso ai luoghi comuni più sputtanati e si abbandonano a uno sfrenato sadismo.         
In conclusione, ragazze, mi raccomando non fate le maestre: e se proprio volete farlo, non venite poi a lamentarvi, vi avevamo avvertite.