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venerdì 16 aprile 2021

Un libro diverso, un libro necessario e vero: Adriana Ferrari, Lelegìa o contabilità del sorriso

 In questo periodo il mio blog è piuttosto polveroso e pieno di ragnatele,
prima di tutto perché leggo poco e mi sono imbattuta in alcuni mattonazzi che non mi hanno dato alcun piacere né desiderio di scriverne, ma non ho potuto mollarli a metà in quanto la cosa mi ripugna (tanto per non fare nomi, I vagabondi di Olga Tokarczuk, premio Nobel 2018), e poi l'atmosfera generale e le circostanze non hanno una buona influenza sul mio cervello. Sono dispersiva e pigra. Ma poi, ecco che mi arriva dal cielo (no, non voglio esagerare, diciamo per corriere) un regalo inaspettato quanto gradito, la Lelegìa o contabilità del sorriso di Adriana Ferrari (Nino Bozzi Editore). Ora, le circostanze della mia amicizia con l'autrice varrebbero un racconto a parte, ma mi limito a dire che è iniziata con un altro dono preziosissimo: le Strade paralLele

Adriana è poeta, scrittrice e artista, autrice di magnifici collages, viaggiatrice e soprattutto una persona molto intelligente, simpatica e disponibile. Se Strade paralLele mi aveva conquistato è perché rappresenta la poesia come piace a me, discorsiva, narrativa, ironica, razionale, aliena da lirismi e voli pindarici (per rimanere nel campo dei Nobel, oggi mi gira
così: à la Wislawa Szymborska), ma non ne avevo parlato esaustivamente perché di poesia ne so troppo poco, non sono in grado di analizzare un testo di questo spessore e profondità. Ma Lelegìa, in quanto prosa, è più alla mia portata.  

E' un libro molto diverso da quello che siamo abituati a leggere di solito. Non è un romanzo e nemmeno è un libro di ricordi. Ha l'andamento, e il suono, di una chiacchierata, di una lunga ciancia a cuore aperto su un tema che per l'autrice è il perno della vita: Lele Luzzati e i loro incontri, le parole e i sorrisi scambiati, le occasioni perse e quelle afferrate al volo, i doni e le scoperte, le osservazioni dal vivo di quell'esplorazione continua che fu la loro amicizia. 

Uso questa parola, amicizia, sapendo bene che è al tempo stesso troppo e troppo poco. Quello che ci viene narrato in modo accattivante, ben lontano dal dramma come dallo scavo psicologico, è l'assedio a una fortezza più scivolosa che imprendibile, ben decisa a non lasciarsi invadere ma pronta a cedere ogni tanto, a rinunciare alla difesa di un bastione per non scoraggiare l'assalitore. Un assedio mai aggressivo, oscillante tra gioiosa determinazione e dolorosa fatica. Dopo il primo incontro avvenuto quando entrambi erano decisamente maturi, per molti anni, fino all'inevitabile epilogo, Adriana scruta e spia Lele, spinta da un'adorazione che rasenta l'ossessione, conquistandone a poco a poco la fiducia e un burbero affetto certo poco espansivo ma innegabile, che trapela dalle parole del grande artista e soprattutto dall'agognato sorriso che le dedica; e Adriana ne tiene conto, gli dedica appunto la contabilità del sorriso. C'è anche, in queste pagine, una contabilità del dono, fatto o ricevuto, che ho trovato particolarmente commovente perché vera. Chi non conosce l'importanza dei piccoli regali scelti con cura e dati con timore che si scambiano con le persone che contano veramente, ha perso un piacere profondo.

Adriana racconta questi anni con coinvolgente passione e disarmante sincerità. Narra le conquiste ma anche le sconfitte, le conversazioni e i silenzi, le cortesie ma anche le parole pungenti e le mortificazioni. Questa cronaca minuziosa ma piena di andirivieni sia nel tempo che nello spazio (tra Genova e Imperia, su e giù per la Riviera di Ponente) si legge con un grande piacere, lo stesso piacere che si prova quando un'amica ci racconta le sue vicende esistenziali. Neanche l'ombra del pettegolezzo, del sentito dire, dell'illazione avventata, ma un continuo affrontarsi e specchiarsi di due anime, quella di Adriana aperta e ansiosa di mettersi in comunicazione, quella di Lele meno comprensibile, forse semplicemente meno bisognosa di contatto. Attorno si aggirano molti personaggi, noti e meno noti, sullo sfondo di mostre, musei, rappresentazioni teatrali, conferenze, scambi e incontri, tutto un mondo che ferve di cultura e bellezza, un'atmosfera stimolante che fa sognare il lettore, in netto contrasto con questi tempi stagnanti e cupi. 

Ma quella di Adriana è una guerra vinta, perché Lele l'aveva ammessa nella sua casa e nel suo mondo. L'aveva riconosciuta tra le persone della sua vita. E a noi rimane questo bel libro, sincero e a tratti illuminato dall'ironia dell'autrice, pervaso dall'ammirazione per l'opera di un grande del Novecento come è stato Lele Luzzati, e potente stimolo a andare a ricercarne le opere per ritrovarci almeno un po' della magia che ha ispirato una simile passione.           

venerdì 26 febbraio 2021

Due poesie per respirare liberamente, due poeti che amo: Catullo e Guido Gozzano

Due poesie che amo moltissimo e che mi toccano sempre nel profondo. Catullo è un poeta che ho studiato a scuola, cui sono riconoscentissima malgrado l'abbia odiata e patita (ero un'asina, sempre rimandata e spesso respinta) per avermi costretta a affrontare argomenti e letture che altrimenti non avrei neanche degnato di un'occhiata. Dandomi così la felicità duratura di scoperte magnifiche e amori che non muoiono, come appunto Catullo.


Guido Gozzano
ho cominciato a leggerlo molto precocemente perché era


un grande amore di mio padre e lo è diventato anche per me. Poeta razionale, discorsivo, antilirico, raffinatissino, privo di illusioni e capace di ironia. Decisamente my cup of tea.

 

      Catullo, Vivamus, mea Lesbia

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestimemus assis!
Soles occidere et redire possunt:
Nobis, cum semel occidit brevis lux,
Nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
Dein mille altera, dein secunda centum,
Deinde usque altera mille, deinde centum
Dein, cum milia multa fecerimus,
Conturbabimus illa, ne sciamus,
Aut ne quis malus inuidere possit,
Cum tantum sciat esse basiorum.
 
(Viviamo, mia Lesbia, e amiamo, e infischiamocene delle critiche dei vecchi severi! I soli possono tramontare e risorgere: noi, quando la nostra breve luce tramonterà una volta sola, dovremo dormire un'unica notte eterna. Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi di nuovo cento, poi ancora altri mille, poi cento, e infine, quando ne avremo accumulate molte migliaia, li mescoleremo, per non sapere, e perché nessun malvagio possa farci il malocchio sapendo quanti baci ci sono - traduzione mia alla buona)
 
                    
                 Guido Gozzano, La più bella
 
     Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
     quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
     il Re di Portogallo con firma sugellata
     e bulla del Pontefice in gotico latino.

     L’Infante fece vela pel regno favoloso,
     vide le fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
     e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
     quell’isola cercando... Ma l’isola non c’era.

     Invano le galee panciute a vele tonde,
     le caravelle invano armarono la prora:
     con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
     e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.

     L’isola esiste. Appare talora di lontano
     tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
     "...l’Isola Non-Trovata!" Il buon Canarïano
     dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.

     La segnano le carte antiche dei corsari.
     ...Hifola da - trovarfi? ...Hifola pellegrina?...
     È l’isola fatata che scivola sui mari;
     talora i naviganti la vedono vicina...

     Radono con le prore quella beata riva:
     tra fiori mai veduti svettano palme somme,
     odora la divina foresta spessa e viva,
     lacrima il cardamomo, trasudano le gomme...

     S’annuncia col profumo, come una cortigiana,
     l’Isola Non-Trovata... Ma, se il pilota avanza,
     rapida si dilegua come parvenza vana,
     si tinge dell’azzurro color di lontananza...






venerdì 16 settembre 2016

Aldo Berti, Tre incontri col diavolo. Raccontinversi

Il 14 settembre nella sede della Biblioteca Ginzburg in via Lombroso 16 a Torino c'è stata la presentazione del libro di Aldo Berti, Tre incontri col diavolo. Raccontinversi. Introdotto da Adriana Ansaldi e con il valido supporto delle suggestive letture di Ornella Pozzi (che firma anche la prefazione), Aldo ha raccontato la genesi dei tre racconti in versi” oppure – in modo linguisticamente (e metaforicamente) più ardito – “racconti inversi”, cioè racconti “al contrario”, “non regolari”. Si tratta di veri e propri testi narrativi scritti in rigorosa e limpidissima forma metrica, poemetti che ricalcano i ritmi della poesia greca e latina, utilizzando il dattilo, lo spondeo e il trocheo e mantenendo una forma linguistica parlata tratta dal linguaggio quotidiano. 

I verbi irregolari narra di un giovane vagabondo che, fra le alture di un'isola greca si imbatte in un assassino che gli lascia un involontario dono.
In Canto di Faustina una donna trascurata dal compagno incontra al bar un uomo in grado di trasmetterle una carica erotica irresistibile toccandole la mano
Perché ucciderlo? è l'incontro tra un malavitoso che si occupa di traffico di organi e un giovane di sani principi con una sorella gravemente ammalata.

 La prossima presentazione sarà giovedì 29 settembre, alle ore 18,00, presso la LIBRERIA BORGO SAN PAOLO, via Dante di Nanni 102. Letture di Ornella Pozzi e Enzo Montesano.