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venerdì 5 aprile 2019

Per i curiosi, gli appassionati e gli amanti dei gianduiotti: Milo Julini, Torino che non c'è più - luoghi e personaggi, Milo Julini e Giorgio Enrico Cavallo, Ladri di cioccolato

Gli appassionati di curiosità torinesi troveranno pane (anzi, grissini) per i loro denti in questi due
gradevolissimi libri, pubblicati da Neos Edizioni, dedicati alla città che è anche la mia. Non si tratta di opere paludate ma di testi agili, veloci e molto curati, che offrono informazioni storiche e culturali insieme a un divertimento intelligente, gustosissimi dettagli d'epoca e vicende raccontate con ironia e leggerezza senza mai perdere l'umanità.

Il primo, Torino che non c'è più - luoghi e personaggi di Milo Julini, è un repertorio di mille curiosità che vanno dai dettagli architettonici come cariatidi e telamoni, mascherone e pipistrelli, a personaggi ora un po' dimenticati come l'avvocato e giornalista giudiziario Giovanni Saragat "Toga Rasa", padre del più noto Giuseppe, o Umberto Gozzano, cugino del padre di Guido, scrittore anche lui, e molti altri. Innumerevoli sono le cose che ho imparato da questa lettura - nella mia abissale ignoranza nulla sapevo del "serraglio" di piazza Bodoni (se volete sapere che cos'era, comprate il libro) né avrei mai pensato che il Conservatorio fosse stato costruito negli anni '20 del secolo scorso, o del fatto che dove ora c'è la Galleria San Federico ci fosse un quartiere pulcioso e cadente, e così via. Impossibile ricordare tutti gli argomenti toccati: la topografia di Torino e dei suoi luoghi è ricostruita con cura, si parla degli edifici monumentali come la Caserma Cernaia ma c'è anche una storia dei vespasiani e delle cascine di città, nonché un capitolo dedicato a Collodi, Torino vista dall'autore di Pinocchio. Illustrazioni varie e foto di Stefano Allochis, Manfredo Cicolin e Aurelio Sartor.

Con Ladri di cioccolato e altre storie giudiziarie, in cui a Milo Julini si affianca Giorgio Enrico
Cavallo, ci si rallegra con storie piuttosto allegre malgrado l'argomento. Il furto e la truffa sono i delitti principali, e stupisce la severità delle pene comminate per crimini tutto sommato minori. Anche qui si parla di personaggi all'epoca conosciutissimi come come cronisti giudiziari sulla "Gazzetta Piemontese" della seconda metà dell'Ottocento, come Matteo Bertone "Curzio" o il già ricordato "Toga Rasa, e non manca il poliziotto Domenico Cappa, guardia del corpo di Cavour. Si comincia dalle spassose cronache dei furti di cioccolato ai danni di produttori di questa tipica delizia torinese, dove però a fare la figura dei cioccolatai sono i ladri, tutti regolarmente presi e condannati. Qualche malfattore suscita ammirazione per la complessità delle sue messe in scena, come il "truffatore del cimitero", o l'originalità del campo in cui delinque, come la ragazza che rubava gli orecchini alle bambine. Ne emerge un'umanità indaffarata nel bene e nel male, intenta a modeste faccende, nello scenario accogliente e domestico di una città importante ma ancora a misura d'uomo, i cui i ladri si muovevano con una certa grazia gozzaniana e le loro storie, lette oggi, risultano nell'insieme molto spassose. Il volume è corredato di illustrazioni, per la maggior parte disegni, contemporanei, del parigino Grandville. 


 

lunedì 9 giugno 2014

Ombre coltelli e scheletri - Due secoli di Torino noir, di Milo Julini

Un veloce libretto che raccoglie articoli apparsi sul giornale online Civico 20 News (che cercherò) in cui l'autore racconta fatti di sangue avvenuti a Torino tra Otto e Novecento, con tono discorsivo e le notizie raccolte sui giornali del tempo, in particolare la Gazzetta Piemontese. Ora, non posso dire che questi crimini suscitino un interesse straordinario: accoltellamenti per lo più, guerre di bande di ragazzi, qualche strage familiare, e un gran numero di ritrovamenti casuali di scheletri. Inoltre, date le fonti ci vengono comunicati solo i fatti in maniera molto telegrafica, e giustamente l'autore non sta a ricamarvi sopra. Se ci fosse solo quello, Ombre coltelli e scheletri sarebbe poca cosa. Ma sono moltissime le notizie interessanti, di storia torinese spicciola, sparse nelle cento pagine che si leggono in un paio d'ore. Per esempio, le abitudini di vita dei barabba (giovani operai, delinquenti occasionali), gli esiti dei processi e le pene comminate, pena di morte inclusa, e soprattutto quella che per me è stata la molla che mi ha spinto a arrivare fino alla fine in fretta: l'affascinante e precisa topografia della città, la ricostruzione dei luoghi scomparsi e relativa collocazione attuale, i nomi delle strade e delle osterie, di modo che risulta facile collocare le vicende nello spazio oltre che nel tempo. E per questo perdoniamo a Milo Julini l'uso frequente di location e altri anglicismi.