Sette racconti di una scrittrice che non delude mai: uscito appena un anno dopo il bellissimo
Non smetto di avere freddo per le medesime
Iguana Edizioni, questo
Potrebbe trattarsi di ali ci riporta le donne concrete, legate alla materialità della vita, inquiete e profonde che sempre popolano i libri di Emilia Bersabea Cirillo
.
Si tratta di un libro intensamente femminile in cui
il corpo è sempre molto importante, così come il cibo, la materia, la cultura
materiale, il sapere delle donne. Il corpo è scrutato nella bellezza e
nella devianza, nell'irregolarità, nella sua umana miseria e nel trionfo dei legami carnali.
In ognuno dei racconti la protagonista è una donna, l'unico maschio appare in
Soul Doll.
Sono creature inquiete ma profonde, che con molto coraggio cercano di capire e reagire, non si perdono mai d'animo né si adattano alla vita, ma cercano tenacemente di trasformarla. Laura, Norma, Giovanna, Agnese e le altre vivono nel mondo e affrontano la vita a viso aperto senza dimenticare che c'è una casa, un "dentro" che è ancora più importante. Mai invischiate in banali storie d'amore e dipendenza, sempre alla ricerca di se stesse, sono donne definite dal loro rapporto con altre donne, in cui si rispecchiano per riconoscersi uguali o per
scoprirsi opposte. In
Soul Doll il protagonista non ha specchi in cui definirsi, ma sono gli oggetti del suo amore, Rebecca e la madre, a essere speculari.
In
Potrebbe trattarsi di ali una moglie inqueta, madre frustrata dalla lontananza dei figli, agitata dai sensi di colpa, scruta il proprio corpo che sembra ribellarsi alla norma, fino a scoprire in un'altra malata le stesse inquietudini. Camillo, il protagonista di
Soul Doll, sconta l'esagerazione del proprio corpo e dell'amore materno con la solitudine; e lo stratagemma che trova per uscirne non fa che portare alla luce le sue oscure pulsioni.
Fuori misura ci racconta di Agnese, prigioniera di un corpo infelice, che riesce a trasformare le proprie ossessioni (con l'aiuto di Grace Kelly e di un'assistente saggia) in sogni realizzati e la propria creatività in successo. Alice Munroe è il modello cui si ispira Giovanna in
Come si fa a dire se per svolgere il compito che le ha dato la sua insegnante di scrittura creativa, ma la storia non viene. Natalina invece, la donna della lavanderia, riesce a inventare la storia della propria vita, in un contrasto tra narratrice impotente e narratrice involontaria davvero sorprendente, e degno della penna esperta di Emilia Bersabea Cirillo.
In
Così ti passa la paura è introdotto il tema attualissimo e scottante dei migranti, in cui inciampa Laura, quarantenne scontenta che si reca a Licosa in cerca di un'amica d'infanzia e trova una realtà inaspettata.
Sangue mio ci mette di fronte a un dilemma che ci coinvolge tutti, lettori e personaggi, suscitando
domande cui è quasi impossibile rispondere se non con la sapienza del cuore, come accade alle due madri protagoniste e alla figlia, che possiede la saggezza della gioventù.
Se stasera sono qui ci dice che il dolore così grande da non avere voce di Norma, madre che ha perso la figlia, può trovare alla fine la voce più adatta per esprimersi e, forse, trovare consolazione nel realizzare un sogno sepolto.
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| Al Salone del Libro di Torino |
Oltre alle tematiche, è molto importante la scrittura anch'essa
intensamente femminile, esattamente il contrario di una scrittura
asessuata. Ricca di metafore e paragoni tutti derivanti dalla concreta
esperienza delle donne, ha una cifra stilistica inconfondibile,
impastata di
dialettismi, che rappresenta una lingua parlata e irregolare, "sporca", con
giri di frase presi dal
quotidiano anzi dalla lingua del "dentro", quella lingua che si usa in
casa e non fuori. E' una scrittura che oltre a essere bellissima e
offrire illuminazioni improvvise che colpiscono il lettore come epifanie
dell'animo, è perfettamente funzionale alla narrazione in quanto lingua
legata alla terra, all'Irpinia e Avellino cui Emilia Bersabea Cirillo
non dimentica mai di appartenere. I suoi personaggi si muovono sempre
seguendo una topografia precisa della città e delle località
circostanti senza mai cadere nel vernacolo, anzi, trasformando il radicamento in universalità. Più che giustificato quindi
che
Non smetto di aver freddo sia vincitore della XI edizione del Premio letterario Minerva.
Qui di seguito pubblico una recensione comparsa su LN-LibriNuovi nel 2010.
EMILIA
BERSABEA CIRILLO, UNA TERRA SPACCATA, Edizioni San Paolo 2010, pp. 227, € 14,50
Emilia Bersabea Cirillo,
architetto, è una scrittrice irpina che accanto a un respiro nazionale ha
conservato legami fortissimi, carnali, con la sua terra. Ha iniziato con una
raccolta di racconti, Fragole (Filema 1996), in cui già erano
presenti molti dei suoi temi più personali, l'attenzione alle problematiche
sociali e umane, la sensibilità civile, il mondo femminile, la cura delle cose
concrete e degli affetti, le sapienze antiche, l'Irpinia. Uno dei più belli tra
questi racconti, Angele, è stato inserito nell'antologia After the
war: A Collection of Short Fiction by Post-War Italian Women (Italica
Press, N.Y., 2004) con il titolo di Angels. Vengono in seguito le
bellissime prose di Il pane e l'argilla. Viaggio in Irpinia, interamente
dedicate agli aspetti più segreti e più autentici della sua terra, con
illustrazioni di Giovanni Spiniello. Con Fuori misura (Diabasis 2001)
torna al racconto di cui è maestra, e infatti vi compare Il sapore dei corpi
che ha vinto il premio Arturo Loria 1999 per il miglior racconto inedito.
Il romanzo L'ordine dell'addio (Diabasis 2005), ambientato in un paese
dell'Alta Irpinia, è stato finalista al Premio Domenico Rea. Suoi racconti sono
apparsi inoltre nelle antologie Il Semplice n.3 (Feltrinelli 1996), Gli
esiliati (Avagliano 2007) ottenendo il premio internazionale di narrativa
"Lo stellato" con il racconto Il violino di Sena, M'AMA
(Il Poligrafo 2008).
Con
questo suo quinto libro,vincitore del Premio Maiella e del Premio Prata, riesce a darci un romanzo che unisce una storia di
sentimenti, un’evoluzione anche esistenziale della protagonista, alla denuncia
senza sconti delle storture politiche e degli interessi sotterranei che
minacciano l’integrità dell’Irpinia.
L’incipit
è folgorante: La sola volta che ho visto
Filippo nudo è stato da morto. Chi parla è Gregoriana de Felice, geologa incaricata di fare la perizia che
darà il via alla costruzione di un’enorme discarica nel territorio
incontaminato di Pero Spaccone al Formicoso, in provincia di Avellino. Le tocca
la dolorosa esperienza di riconoscere il corpo di Filippo Ghirelli, morto
durante le manifestazioni degli abitanti del Formicoso che si oppongono allo
scempio del loro territorio.
Di qui seguiamo i ricordi di Gregoriana,
l’incontro con Filippo nell’albergo di Napoli dove entrambi alloggiavano, lei
in trasferta da Roma, lui, che ne era proprietario, stabilmente, dopo averlo
dato in gestione. Per Gregoriana era stato l’inizio di un doppio cammino
destinato a portarla da una parte a sconvolgere i propri riferimenti affettivi,
dall’altra a scoprire un mondo fino a quel momento sconosciuto – un mondo in
cui si trovano a affrontarsi persone che vogliono difendere le proprie radici,
la terra coltivata dai loro avi, e forze senza scrupoli mosse solo da interessi
economici. In questa vicenda così attuale spicca la figura sfuggente e affascinante
di Filippo, che forse nella passionalità di Gregoriana e nella sua presa di
coscienza civile trova un momentaneo sollievo al male di vivere, ma poi
sprofonda nel gorgo dei suoi fantasmi. Intorno si muovono personaggi minori ma
vividamente scolpiti, l’anziano cameriere Ivano, i colleghi di Gregoriana, Enzo
l’amante, sua madre e Giuseppina che la accudisce, il bell’ingegner Misuraca,
gli operai del cantiere, i manifestanti.
Altrettanta importanza ha il
Formicoso, terra amata e bellissima, la “terra spaccata” del titolo che
nasconde nelle sue viscere acque e grotte misteriose, mentre in superficie i
suoi abitanti si muovono con il passo silenzioso ma inesorabile di un quarto
stato ancora capace di combattere. A Napoli invece, tra le sale silenziose dell’albergo
e i suoi giardini segreti, si consuma senza ardere l’attrazione tra Filippo e
Gregoriana, che dopo i giorni convulsi del Formicoso può tornare a Roma più
consapevole se non più felice. In filigrana, ma potente, c’è la critica alla
società corrotta e spietata che non esita a distruggere uomini e natura per amore
di guadagno, e si intravedono i grandi problemi del mondo moderno, come il
conflitto arabo–israeliano.
Un
romanzo molto ricco e insieme essenziale, senza sbavature, scritto in una prosa
asciutta ma capace slanci poetici e eleganze sorvegliatissime.