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domenica 16 giugno 2024

Non fatevi ingannare!!!

 

 

La ragazza in tailleur rosso fuoco si fermò di colpo. Parve riflettere un attimo poi mollò uno schiaffone sulla faccia del giovanotto in completo nero e camicia bianca. Sbam, da destra a sinistra, sbam, da sinistra a destra con il dorso della mano, sbam, sbam, sbam, cinque cattive sberle, senza sforzo perché erano alti uguali. Solo quando la sua mano si mosse per la sesta volta lui si decise a afferrarle il polso. Qualche passante allarmato già li circondava. Ma l’uomo si limitò a voltare le spalle e andarsene, incurante del sangue che gli colava sulla guancia ferita dall’anello di lei. La ragazza frugò nella piccolissima tracolla di vernice, estrasse un mazzo di chiavi e marciò via sui tacchi alti senza neanche lanciarsi un’occhiata attorno.

No, non fatevi ingannare dalla copertina molto rosa, dal cuore, dall’amore, dall’autrice femmina: non è un libro sentimentale né delicato, né dolce né ottimista né lieto. È un libro che racconta alcune delle possibili incarnazioni dell’amore, se vogliamo chiamarlo così. Che parla dell’infinita varietà delle vicende umane, con l’unica speranza di intrattenere chi lo legge, come un racconto davanti al caminetto acceso. Soprattutto non propone messaggi né analisi né denunce. Ma se vogliamo solo contarcela un po’, forse questo libro vi potrà piacere.

domenica 12 maggio 2024

Amori senza rete: il mio ultimo libro per ricordarci che l'amore è un esercizio acrobatico

 


“Quando si parla di amore, tutti quanti sorridono e annuiscono, sicuri di conoscere benissimo l’argomento. Ma l’amore, precisamente, che cos’è? Per ognuno ha un significato diverso, sovente opposto e incompatibile. E così tutti continuiamo a sognare, scrivere, cantare, dipingere, inventare storie sull’amore: è un argomento infinito, di cui non ci si stanca mai.

In questi racconti ci sono alcuni esempi di quello che può essere l’amore, e di come lo si può vivere. Tra adulti o tra adolescenti, tra lacrime e disperazione o nell’esaltazione della felicità, nella sincerità più spietata o nell’inganno affettuoso, usandolo per riscuotere la propria orgogliosa identità o abbandonandosi al culto dei ricordi. Quel che è certo è che si tratta di un sentimento anarchico e irrazionale, di cui non riusciremo mai a ridurre la molteplicità, e che se ne va sovente a braccetto con il suo spaventoso alter ego, l’abbandono. Forse in qualcuna di queste pagine ci si può riconoscere con un sorriso o con una smorfia. Ma lui, l’amore, continuerà a illuderci e farsi beffe di noi, regalandoci ogni tanto cinque minuti di felicità.”

 Questa è la quarta di copertina della mia ultima produzione, che la mia magica e incomparabile editrice, Elisa Labanca, Buckfast Edizioni, mi ha fatto trovare ancora caldo al Salone del Libro. E' una raccolta di sedici racconti che si aggirano attorno all'argomento annunciato dal titolo, ma ho paura che deluderà chi cerca baci, carezze, sposalizi e lieto fine... l'amore è più complicato di così. E magari qualcuno troverà qualche parte un po' forte, ma insomma, la conclusione è sempre la stessa, lo sappiamo tutti che l'amore è lacrime, sangue, dolore, sesso, fa sorridere e sognare ma anche piangere e gridare. Va be', io sono felicissima di vederlo accanto ai suoi fratelli (è il quattordicesimo, a parte le ristampe) e spero che a qualcuno piacerà. Potete trovarlo al Salone del Libro, allo stand della casa editrice Buckfast, e naturalmente in libreria. Non mi resta che augurargli di piacere molto a chi lo legge. A proposito del titolo: senza rete si riferisce al fatto che l'amore è un rischio contro il quale non c'è difesa che tenga, ma anche che qui non si parla quasi mai di internet, l'amore non ha bisogno del digitale per nascere, crescere e diffondersi, lo riconoscono tutti!    

martedì 12 ottobre 2021

Questa volta ho fatto tredici: Le case di paglia e le case di pietra


Finalmente, grazie all'impagabile Elisa Labanca di Buckfast Edizioni, vede la luce Le case di paglia e le case di pietra. E' un romanzo corale, ambientato ai giorni nostri, i cui protagonisti si conoscono o si sfiorano soltanto, a Torino, a Pollone, in Liguria o in paesi stranieri come l’India, il Portogallo e la Grecia.

Vi sono narrate le vicende di una dozzina di personaggi (tra principali e secondari) alcuni dei quali hanno qualche punto in comune, più o meno importante, e altri no. Alla fine convergono nello stesso luogo dove rimangono bloccati in un ingorgo, ma questo non significa che si incontrino. Ovviamente ho ben presente il riferimento a Thorton Wilder, Il ponte di San Luis Rey


La struttura è caratterizzata da un alternarsi di parti più o meno lunghe dedicate ai vari personaggi, ognuno dei quali è costruito attraverso le sue azioni presenti e episodi del suo passato, non necessariamente legati ai fatti e alle azioni del presente, cioè non in forma di flash back esplicativi ma di veri e propri racconti autonomi (in particolare per il personaggio principale, Olimpia) che, non limitandoli al presente, li rendono figure a tutto tondo, complesse e vivaci, di cui il lettore può seguire lo sviluppo nel tempo. Questa struttura a “racconti nell’azione” è voluta e cosciente, e l’ho utilizzata in altri miei libri, ad esempio Irene a mosaico e Il cuore in ballo.

 

Alcuni hanno qualche punto in comune, più o meno importante, e altri no, ma tutti sono accomunati dal fatto che nelle loro vite esistono fantasmi e segreti non condivisi neppure con le persone più vicine. Così Olimpia che in apparenza ha realizzato tutto non si accontenta di una vita sola, tra Stella e Aysel si frappongono la colpa e il dolore, Elena deve caricarsi di segreti non suoi, Richi e Pietro rincorrono sogni senza il coraggio di svegliarsi. E anche se alla fine ci pensa il caso, o il destino, a farli convergere nello stesso luogo, non è detto che si incontreranno, o si riconosceranno. Si potrebbe riassumerne il senso così: la vita di chiunque è molto più complessa di quello che appare, e non sappiamo niente di chi ci sta accanto.

Un assaggio, Richi in India:

 La delusione era così cocente che Richi Scotti rimase fermo in mezzo alla stanza per dieci minuti senza decidersi a fare i gesti abituali di ogni arrivo. Con rabbia aprì la valigia, portò in bagno la borsa da toilette, si tolse calze scarpe e camicia, infilò le infradito, prese il portatile e si sistemò nella veranda. Il piano di vetro del tavolino era rotto, la poltrona di vimini non aveva cuscino, nella rete antizanzare della porta c’erano buchi grossi come piattini. E pensare che ho sognato questo albergo per anni. Il famoso Eastern Railways Hotel, bella roba! Sarà stato bello vent’anni fa, quando arrivando dalla spiaggia la sera con Elena ci appariva magico, la veranda illuminata, i clienti eleganti allungati sulle sdraio a bere aperitivi, il prato umido e i rospetti che saltavano sotto i piedi. Quelle due o tre birre servite dai camerieri in divisa come una concessione benevola a due inferiori (non residents not allowed in the restaurant) me le sono ricordate come bevande degli dei, e ho sempre pensato che se mai tornavo a Puri questo sarebbe stato il mio albergo. Bene, adesso non sono più un ragazzo spiantato, posso scegliere quel che voglio, e l’Eastern Railways è diventato una spelonca cadente e vuota. Vorrei poter telefonare a Elena per dirglielo. Domani me ne vado, non posso certo restare in questo sfacelo, chissà che brulicare di topi e scarafaggi ci sarà col buio. E quella zanzariera sul letto, piena di polvere e rammendi… Sarà una notte tremenda.      

Di fronte alla sua stanza, oltre la veranda, si apriva una grande terrazza e il golfo del Bengala respirava azzurro e liscio come seta con lunghe onde ordinate, silenziose. Doveva rivedere qualche passaggio della relazione sull’incontro del giorno dopo, controllare dei dati inseriti all’ultimo momento. Non gli interessava tanto, in fondo non era la sua linea quella prodotta a Puri, aveva accettato di venirci per amicizia verso la collega responsabile di quel settore del progetto, incinta al sesto mese. Aveva già abbastanza problemi, povera donna, l’azienda le faceva pagare la gravidanza come un tradimento. Ma no, sapeva benissimo che le sue motivazioni non erano così altruistiche. Si era offerto di sostituirla per tornare a Puri, e andare all’Eastern Railways Hotel. Il groviglio di pensieri gli impediva di lavorare, lasciò passare il tempo finché l’oscurità cadde quasi senza preavviso sul terreno incolto davanti alla spiaggia dove fino a poco prima dei ragazzi giocavano a cricket, inondò la veranda e la terrazza tanto che gli parve sentirla salire su per le gambe e il petto. Fredde luci al neon si accesero nei negozietti sparsi lungo la strada, i fari sobbalzavano sul fondo sconnesso, tra gli alberi volavano in cerchio frotte di pipistrelli. In giardino i sentieri erano segnalati da lampade nascoste tra le bordure fiorite. Si perse dietro al ricordo di Elena. Proprio lì aveva capito che la loro storia non sarebbe durata. Lei era troppo insofferente, lui troppo appassionato di lei. Al rientro in Italia, si erano detti addio all’aeroporto e non si erano mai rivisti. Non era un corso di pensieri da incoraggiare. Infreddolito, oppresso dal senso di abbandono che emanava dall’albergo vuoto, spense il computer.    

 

E per concludere:

[…] il tempo corre veloce, non si fa acchiappare volentieri. In un attimo ci si ritrova all’età delle rimpatriate, delle tremende cene con i compagni di scuola. In realtà non sempre le cene con i compagni di scuola sono tremende. In fondo bisogna ammettere che si vedono con piacere, perché sono la prova che si è stati giovani. Gli unici testimoni che siamo stati giovani. […] Eppure, dovremmo sempre ricordare che una sera andiamo a dormire che abbiamo trent’anni, e la mattina dopo ci svegliamo che ne abbiamo settanta. Ma dentro, dentro siamo uguali sempre. E quando ci destiamo di notte e il cuore ci si stringe al pensiero di (tutto) quello che abbiamo perso lungo la strada della vita, è lo stesso cuore di quando le facce dei nostri compagni ci erano così familiari, di quando dormire era facile e svegliarsi un dispiacere, di quando si correva dietro al tram seminando fogli e matite. Per fortuna il tempo aggiusta tante cose, quasi tutte, almeno quelle che non distrugge.