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giovedì 10 novembre 2016

I misteri dei giardini La Marmora: intervista a Claudia Manselli, autrice di "Il giardino delle storie intrecciate"




Questa avvincente raccolta di racconti di Claudia Manselli, Il giardino delle storie intrecciate, fa parte di quei libri che non si accontentano di raccontare una storia ma vogliono ricreare il mondo con le parole. Qui i Giardini La Marmora sono una chiara metafora del mondo, e della perdita di sé nello scontro con il mondo. 
 
Domanda: La scelta del luogo: Torino non è la tua città ma si vede che la osservi con grande attenzione, la conosci, disegni una mappa dei mezzi pubblici, tram e autobus hanno molta importanza nel tuo libro. Puoi dirci qualcosa del tuo rapporto con Torino, anche in relazione del fatto che ci sei venuta dopo Roma? Che cosa rappresentano per te i Giardini La Marmora, li hai scelti come palcoscenico solo perché si prestavano o c’è qualche ragione più profonda? 
Risposta: Quando sono arrivata a Torino ero adolescente. La città mi è sembrata triste e grigia. Non so se lo fosse. Ricordo la nebbia fuori della finestra. Io non l’avevo mai vista. A Roma c’era luce e allegria, pantaloncini corti d’estate e gente nelle strade anche d’inverno. In quegli anni, nelle mie passeggiate torinesi verso piazza Castello, passavo per i Giardini La Marmora, ordinati, eleganti, fioriti, rispetto alla confusione romana. Dopo molti anni sono venuta ad abitare in centro. Ho potuto vedere come fossero cambiati i giardini e Torino. Ho trovato una città nuova. Attraverso i personaggi dei miei racconti ho cercato di descriverla.
D: I personaggi: dopo l’inizio con la statua illustre, ci sono piccole storie di piccoli personaggi. Vite immaginate, personaggi che si incontrano, si vedono ma non si conoscono. Sfaccettature di vita. Sono personaggi emarginati, patetici, in ognuno c’è una grande solitudine. Quello che li accomuna è un vuoto, una mancanza. Tutti hanno un buco dentro di sé, chi concretamente (La Marmora) chi metaforicamente. Le storie nascono da un’immagine, una suggestione quotidiana. Tu ci sei in queste storie o ti sei messa da parte come spettatrice e demiurga? 
R: Non riesco a raccontare una storia senza essere dentro il personaggio. Non saprei dove trovare i sentimenti e le vicende che racconto. Ho spiato e spio per immagazzinare storie. Più che una demiurga, mi sento una ladra, una che osserva, prende dalla realtà e la modifica. Certo poi mi stupisco di avere creato qualcosa che prima non c'era, una realtà parallela frutto della fantasia. Che i miei personaggi fossero così soli me ne sono accorta alla fine del libro, quando sono stati uno accanto all’altro. Tutti diversi e unici, credevo.
D: Ci sono collegamenti sottili e molto ben studiati tra i personaggi, mai forzati, che tracciano linee nell’aria: viene voglia di fare un grafico. C’è una vicinanza fisica e un distacco emotivo. Ognuno vede gli altri e ne dà una descrizione sbieca ma puntuale. Esempio, Maria che compare sia in Il bersagliere come personaggio secondario che in Passaggi notturni come coprotagonista, o la gazza di Imperfezioni che compare qua e là. Puoi parlarne?  
R: La gazza è il personaggio che ruba le storie in giro per Torino. Quello che più mi assomiglia. Dovrebbe e forse vorrebbe essere un falco, ma è solo un uccello comune. Così sono le storie che io racconto, quotidiane e per niente notevoli, come le vite dei frequentatori dei giardini. Questi collegamenti tra i diversi racconti sono serviti anche a rendere unitaria la raccolta, una scelta quindi non solo creativa, ma tecnica.
D: Ci sono mai stati i personaggi di cui parli? Ci sono ancora? 
R: Alessandro La Marmora è sempre lì e lo saluto quando passo. Anche Giuseppe di Natale è un personaggio vero e Un uomo tranquillo che mangia veramente ai giardini sulla panchina. L’ho rivisto una settimana fa in Corso Siccardi. Adesso ha i capelli tutti bianchi. Ci sono il suonatore di fisarmonica e la zitella di Ventiquattro maggio 1948. I personaggi sono reali, ma le loro storie no. Le ho immaginate spinta da un particolare, da un atteggiamento inconsueto, da uno sguardo, da una mia fantasia.
D: Quello che colpisce di più è la scrittura, elegante e sorvegliatissima. Ogni personaggio ha una voce inconfondibile. Si alterna la prima persona con la terza, le voci variano dal bambino di Il bersagliere a quella di Alessandro La Marmora in A cera persa, il dolce matto di Natale, ecc. Dicci qualcosa sulla tua tecnica di scrittura. 
R: Un'ossessione interna mi spinge a lavorare su ogni pagina. Dico ossessione perché, per ottenere quell’idea di scrittura che ho in testa, serve un sacco di tempo e a volte vorrei farne a meno. Correggo e rileggo a alta voce. Cerco anche un ritmo che ogni frase deve avere. Per fortuna il computer facilita correzioni e spostamenti. Non so come facessero gli scrittori di una volta con la macchina da scrivere.
D: C’è una distribuzione quasi esatta tra racconti in prima persona e racconti in terza (su undici, cinque a sei). Dietro a questa alternanza c’è una scelta o è casuale? Come decidi che un racconto sarà in prima o in terza persona? 
R: Questa scelta è casuale, ma obbligatoria. Il personaggio, quando inizia la sua storia, mi chiede la terza o la prima persona.
D: Hai fatto un grande uso del patetico, mai apertamente ma sottotraccia, con grande maestria lo sfiori e lo fai sentire (Natale, Il Bersagliere, 24/5/1948). Sovente indugi a descrivere un mondo semplice, antico (24/5/1948) Spazi anche in altri luoghi, p.e. il villaggio in Romania di Passaggi notturni. Inoltre, sono molto importanti tram e autobus. (vedi tu se vuoi dire qualcosa su questi temi, se no li tolgo dalle domande).  
R: I racconti Natale e Il Bersagliere sono quelli in cui è stata più forte la mia partecipazione emotiva che evidentemente traspare. Anche il patetico è quindi nelle mie corde, pur se cerco di tenerlo a freno. Gli ambienti contadini di 24/5/1948 li ho visti al cinema, in alcuni film di Vittorio De Seta, regista che ha raccontato il mondo rurale scomparso. Il villaggio rumeno di Zece Prajini, proprio quello che descrivo in Passaggi notturni, era in un documentario. Dal treno si scendeva correndo, come dico nel racconto. I tram, tanto presenti, sono un posto dove si può stare vicino agli altri senza farsi notare. Si sentono i discorsi. Si può fantasticare. Su certi pullman si entra in contatto con realtà lontane. Un certa tratta può essere un viaggio. Poi tutti i tram portano ai giardini, come degli affluenti di storie.
D: Infine la copertina di questo libro è molto bella, molto suggestiva e precisa rispetto ai temi trattati. So che c’è una storia dietro, ci vuoi dire qualcosa?  
R: Cercavamo una copertina. Per caso ho visto questa fotografia che mi è sembrata il sunto del libro: ci sono i giardini, l’uomo solo, la panchina, la gazza che vola. Abbiamo scritto all'autore, il fotografo Massimo Della Latta. Subito mi ha concesso di utilizzare l'immagine in cambio di tre libri con dedica. Solo dopo ho scoperto che è una foto scattata sotto le mura di Lucca, a pochi passi dalla casa in cui sono nata.
Gli undici racconti comprendono A cera persa, riflessioni in prima persona della statua di Alessandro La Marmora, che dà il nome ai giardini, e dal proprio destino individuale si allargano a tutta l’umanità: Dalla mia morte erano trascorsi poco più di dieci anni e già non ero altro che una statua vuota. C’è il rimpianto per le occasioni perdute, l’incongruità della morte (l’eroe che muore di colera, cioè in una situazione insieme squallida e ridicola) a 56 anni, in Crimea. La Marmora vede la vita intorno a sé e la rimpiange. Sa di appartenere al passato.
Imperfezioni narra di Sara nata Soraya, la miniaturista miope che voleva essere un falco e adotta una gazza, ma non vede l’amore vicino di Giovanni.
La protagonista di Made in Italy è una casalinga torinese ossessionata a causa dell’invasione di stranieri immigrati che a poco a poco impazzisce e finisce barbona ai Giardini. 
In Natale, Giuseppe è un barbone che vive ai Giardini La Marmora e dorme su una panchina. Aspetta sempre la nascita di Gesù perché sua mamma gli ha detto che ne nasce uno ogni anno. Quando vede i trolley del tram che fanno scintille e una ragazza incinta si siede accanto a lui, è sicuro che sia arrivato il prossimo Gesù.
Il bersagliere. Protagonista la voce di un bambino che si sente molto solo e vorrebbe un cane. Ha problemi, sia a scuola che a casa. Per superare la solitudine si immagina La Marmora come un amico. 
Venticinque maggio millenovecentoquarantotto. Storia di immigrazione dal Delta del Po. Gilda viene abbandonata sull’altare dal fidanzato, che sposa un’altra già incinta dopo averla atrocemente ingannata solo perché il padre di Gilda, sarto, gli facesse l’abito da sposo. La vendetta non la consola, e con il vestito da sposa addosso si prepara a morire ogni 24 maggio, ricorrenza del suo matrimonio.
La "cattiva" protagonista di Vivere non cede alla terribile vecchiaia. Rivive quando un ragazzo le si stringe involontariamente su un pullman pieno, e trova una nuova attività che le ridà energia e felicità. 
Il ghiottone è un professore che, quando va in pensione, scopre in se stesso inaspettati territori. Sfiora la tragedia ma è salvato dalla sua stessa vittima. 
E' Un uomo tranquillo quello che cena ogni sera su una panchina ai giardini apparecchiando bene, con tovaglia e posate, mentre a casa la moglie si prostituisce.
Passaggi notturni. Viorica è romena, ha 15 anni, è troppo bella e ha troppi sogni. Anche Maria viene dalla Romania ma ha già sperimentato che i sogni non si avverano mai. Adesso ha trovato un uomo che la ama, ma è la libertà che le manca e non vuole accontentarsi. Il destino, che non è sempre cieco né beffardo, fa incrociare le loro strade, e il ritorno è inevitabilmente ai Giardini La Marmora.
Infine Cose superflue racconta di Amalia, che ammassa troppa roba in casa, poi cerca di liberarsene e finisce per condividerne il destino. 

Claudia Manselli vive tra Torino e la Valchiusella. Conduce dal '97 un laboratorio di scrittura per  il Centro Donna della VI circoscrizione del Comune di Torino. Giurata in concorsi letterari, è stata nella redazione della rivista IN/EDITO e lettrice del premio Calvino. I suoi racconti hanno ricevuto numerosi premi, sono stati pubblicati in antologie e riviste. Nel 2011 ha vinto il premio Alga con il romanzo L'orologiaio. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta Il giardino delle storie intrecciate, tra i vincitori nel 2015 del Premio Letterario Casentino.





sabato 1 ottobre 2016

Appuntamenti di ottobre!!! Save the date!!!

Tre appuntamenti imperdibili per il mese di ottobre 

Nell'ambito del XVI TOHorrorfilmfest, venerdì 14 ottobre alle ore 19,30 al Blah Blah cine/club di via Po 21,
presentazione dell'antologia ALIA Evo 2.0 nella sua fantasmagorica e frusciante versione cartacea delle Buckfast Edizioni! Parteciperanno gli autori Maurizio Cometto, Vincent Spasaro, Fulvio Gatti, Paolo S. Cavazza, Consolata Lanza.

Giovedì 20 ottobre alle ore 21 al Circolo dei Lettori in via Bogino 9, presentazione dell'antologia Over60 - Women - narrativa LGBT, edizioni Elmi's World, con la partecipazione delle curatrici Margherita Giacobino e Consolata Lanza. Interverranno le autrici Marisa Porello e Milena Paulon.











Ancora al Circolo dei Lettori di via Bogino 9, il 25 ottobre alle ore 18, presentazione di Il giardino delle storie intrecciate, Edizioni Helicon, di Claudia Manselli, autrice di L'orologiaio, Premio Alga 2010. Con Claudia Manselli dialogherà Consolata Lanza. Letture di Olivia Buttafarro.

mercoledì 14 agosto 2013

Il giardino delle vite intrecciate: Claudia Manselli, A cera persa



In questa corposa raccolta di racconti pubblicata dalle edizioni online DuDag, Claudia Manselli conferma il talento già dimostrato nel romanzo L’orologiaio (vincitore del Premio Alga 2010). È una scrittrice di grande coraggio, e lo dimostra nella scelta degli argomenti spesso scioccanti, nei personaggi scabrosi, nelle vicende che mordono a fondo nella realtà e nel contemporaneo pur deformandole e trasformandole con esperta immaginazione, senza disdegnare un tocco di fantastico quando è necessario. I racconti non procedono secondo una narrazione lineare, c’è un continuo ritorno al passato, una ricostruzione di ciò che gli occhi vedono e non sanno interpretare attraverso improvvise illuminazioni, intuizioni come lampi che mettono il lettore sulla strada della verità. 

Siamo nel centro di Torino, nei giardini dedicati al fondatore del Corpo dei Bersaglieri, Alessandro La Marmora, la cui statua, raffigurata nella posizione della corsa con in testa il cappello piumato, è il centro del palcoscenico su cui si muovono i personaggi delle varie vicende. Proprio come su un palcoscenico, i vari frequentatori del giardino si presentano al proscenio da protagonisti nel racconto loro dedicato, e lo attraversano come comparse o comprimari negli altri. Così può succedere che un particolare rimasto sospeso venga spiegato in una vicenda apparentemente lontana, e alla fine siamo altrettanto soddisfatti che dopo la lettura di un romanzo, perché veniamo messi al corrente del destino di ognuno. Questa struttura è complessa e sapientissima, perché Claudia Manselli la nasconde bene, riuscendo a sorprenderci ogni volta. Mette una grandissima cura nella scelta delle parole, e la preziosità della sua scrittura sa farsi mimetica quando occorre, cambiando continuamente punto di vista narrativo, passando dalla prima alla terza persona, dando voce a personaggi colti o grezzi, bambini e anziani, stranieri e italiani. È una sfida ampiamente vinta, che richiede una grande capacità di empatia e molta sensibilità per renderli tutti altrettanto credibili. E ci vuole anche un grande controllo della scrittura per affrontare temi così scottanti senza mai cadere nel patetico. 

Così A cera persa è una sorta di confessione esistenziale di Alessandro La Marmora che osserva il mondo che gli si muove intorno dalla sua posizione di immobile centralità, in Imperfezioni Sara, che una madre sventata ha chiamato Soraya, accetta infine la sua natura che le impedirà sempre di diventare il falco che vola in alto e vede tutto, mentre la protagonista di Made in Italy, spaventata dalla massa di immigrati che hanno invaso la città, finisce per perdere la propria identità dopo avere sperimentato l’identificazione con le vite oscure che la assediano. Il barbone protagonista di Natale si chiama Giuseppe e ha fede nel ripetersi annuale della nascita di Gesù, Il bersagliere ci racconta di un bambino che soffre perché sa di essere diverso dagli altri a causa della sua vicenda personale, Gilda, la protagonista di Ventiquattro maggio millenovecentoquarantotto, che conosce in anticipo la data della propria morte, nasconde un abito da sposa e un segreto lontano nel tempo. Particolarmente vivida è la protagonista di Vivere, che ha trovato un modo insieme sconvolgente e semplice di tenere lontano la vecchiaia e il decadimento, mentre Il ghiottone ingurgita dolci per tenere a bada l’oscurità che lo divora dentro. Un uomo tranquillo è quello che ogni sera si apparecchia la cena su una panchina come fosse a casa sua, e nelle sue parole caute ma rivelatrici scopriamo quale storia si nasconde dietro alla sua tranquillità. Passaggi notturni intreccia le vite sconvolte di due ragazze romene, Viorica e Maria, tradite dalla loro bellezza e dal desiderio di essere amate, accompagnandole in una fuga che è come una sparizione magica e infine Cose superflue pare suggerire che proprio una sparizione, un farsi trasparente, è il modo più giusto per essere felici.              

giovedì 6 ottobre 2011

CLAUDIA MANSELLI, L'OROLOGIAIO

In un luogo senza nome e in un tempo non definito si svolge la vicenda di un uomo che ha imparato il mestiere di orologiaio e ereditato la bottega del suo maestro. Ossessionato dal tempo, il protagonista si appropria della vita di chi ha posseduto gli orologi che lui aggiusta. Rivive la vita del suo maestro e poi quella della donna da lui amata, si perde completamente in lei e contemporaneamente perde lei iniziandola al piacere, fino a un livello di identificazione totale. Nell’atmosfera sospesa di queste pagine il protagonista vive lontano dalla vita reale, chiuso nella sua bottega, mentre intorno a lui succedono cose arcane. La città di mare in cui vive è invasa da fanciulle marine che si danno per un pugno di sale e da venditori di bolle d’aria, i pallidi governanti decretano l’allegria obbligatoria, nel porto giunge una nave misteriosa carica di maschere introducendo il tema dell’orgia e del doppio, gli schiavi si tengono al guinzaglio, i diversi vengono perseguitati. Alcune immagini sono trasparenti metafore dell’oggi, altre pura ricerca di gusto quasi surrealista. Il tono favolistico e l’atmosfera sognante non impediscono un finale piuttosto tragico. Molto importante è l’ambientazione: una città di mare e fabbriche, sospesa in un tempo indefinito che non è modernità né passato ma ha elementi di entrambi.

Romanzo di atmosfera e di parole più che di fatti, molto ambizioso sotto l’apparente semplicità, è opera alta di tono e di intenzioni, scritto in una lingua limpida, asciugata fino alla trasparenza. È una favola metafisica, rarefatta, molto raffinata, che ha come punto di forza una scrittura alta, molto preziosa, lontanissima dal linguaggio di tutti i giorni, così come la vicenda che narra non mira a mimare la realtà. La fantasia di Claudia Manselli è ricchissima ma molto controllata, e il suo romanzo riesce a essere contemporaneamente semplice e cerebrale, studiatissimo e favoloso. Le immagini sono pervase da una grande inquietudine: la muffa cresce dappertutto nell’umidità infilandosi fin nel cuore, tutti i fenomeni si manifestano a poco a poco, si insinuano nella vita di tutti fino a diventare invadenti, onnipervasivi. C’è molto di onirico ma allo stesso tempo le immagini sono precise, nette, come ritagliate su un fondale. A me ha fatto venire in mente un teatro delle ombre per questa precisione del dettaglio.

L’orologiaio ha una struttura stupefacente, in cui l’esile filo della trama principale è continuamente sommerso e coperto da un intrico di divagazioni. Il risultato è come un ricamo, o un arazzo, cangiante e quasi instabile, in continua trasformazione fino all’epilogo che arriva insieme atteso e stordente. Va letto lentamente, per la scrittura e per le immagini più che per la trama.

Con questo romanzo Claudia Manselli ha vinto l'edizione 2910 del Premio Alga.