Sto facendo una cosa che non avrei mai pensato di poter fare. Sto buttando centinaia di libri, e più ne butto più ne butterei. Ho già fatto undici scatoloni, e altri ne farò, ho cercato e trovato chi voglia prendersene cura, molti ancora mi restano da sistemare, per altri so che un'adozione sarà impossibile e mi toccherà gettarli davvero. Non ho la macchina, gli amici sono tutti in vacanza, per cui non posso neanche portarli al Triciclo. Farò la dura e la cosa più strana è che non me ne importa quasi. Quello che mi è successo, l'ho già detto, non l'avrei creduto anche solo due settimane fa. Quando ho deciso che mi dovevo liberare di un po' di libri approfittando del fatto che devo smontare la casa, pensavo di fare come altre volte, eliminare i romanzi più brutti, quelli che mi tocca leggere per "motivi professionali" e che non mi lasciano tracce, qualche residuo fermatosi sugli scaffali non ricordo più perché... Invece mi ha preso una specie di vertigine, di follia distruttiva. Mi sono posta un limite: tenere solo quello che è indispensabile. E ho scoperto che 1) l'indispensabile è quasi sempre un classico, 2) molto di ciò che ho considerato indispensabile per gran parte della mia vita, conservandolo religiosamente attraverso traslochi e cambiamenti profondi, non lo è più. Ho potuto separarmene senza un fremito, senza rimorsi, senza ricordi. Mi sono accorta che nella foga devo avere eliminato anche qualche amore ancora in corso, ma non mi preoccupo. Pensare che una volta ci avrei perso il sonno, tenevo una contabilità minuziosa dei libri prestati (ho sempre amato prestare i libri, per me è un atto di amore sia verso chi li prende che verso i libri che amo particolarmente, e ho una serie di amici che mi usano come biblioteca circolante - spero di non essermi fatta troppi nemici tra i librai), li rintracciavo, me li facevo implacabilmente restituire.
Adesso sento un gran senso di liberazione. Nei miei incubi i libri, intesi come oggetti pesanti, polverosi, impenetrabili, voluminosi, mi soffocano, mi tolgono spazio vitale. Non potevo più comprarne a cuor leggero pensando che avrei dovuto metterli in terza fila o impilati di piatto, che si sarebbero infilati dappertutto e mi avrebbero cacciato dalla mia stessa casa. Mi manca ancora l'atto di coraggio maggiore, non so se ci arriverò questa volta: essere spietata anche con i libri che compro per leggerli e poi accumulo perché non ho tempo, perché non sono dell'umore giusto, perché soprattutto la vita è troppo breve per tutti i libri che vorrei leggere, possedere, assimilare, ricordare. E poi passa il momento, quello che sembrava un acquisto indispensabile, luminoso, ingrigisce e non mi ricordo più perché volevo leggerlo, mi annoia solo il pensiero di prenderlo in mano. Magari ce la farò. Il caldo, la città vuota, l'ansia del lavoro di smantellamento, la leggera follia che mi ha preso possono aiutare.
Così, e questo sarà il risultato più esaltante, potrò ricominciare a comprare libri con la coscienza netta. Ho già in mente due o tre titoli indispensabili con questo caldo.