martedì 16 febbraio 2016

E se una vita non vi basta, niente paura: ecco "Le vite anteriori" di Massimo Tallone

Quando mi sono seduta al computer per parlare di Le vite anteriori (Golem edizioni), credevo che avrei recensito l'ultimo libro di Massimo Tallone: ma non avevo ancora toccato la tastiera che ho avuto notizia che venerdì 19 febbraio ne uscirà uno nuovo, La riva destra della Dora, seguito di Il postino di Superga, entrambi scritti a quattro mani con Biagio Fabrizio Carrillo. Il fatto è che Massimo Tallone, come sa chiunque lo conosca anche solo di striscio, è uno scrittore talmente vulcanico e prolifico che per tenergli dietro ci vogliono buone gambe e ottimo fiato. 

Le vite anteriori è la terza parte di una ideale trilogia che comprende Il fantasma di Piazza Statuto e Il diavolo ai giardini Cavour, in cui il nostro si diverte un mondo a affrontare temi legati al côté oscuro di Torino, satanismo e dintorni, o comunque in bilico tra spiritualismo e new age. Qui si tratta di ipnotismo e reincarnazione - per usare un linguaggio da ignorante, ma Massimo Tallone è molto più scientifico e leggendo questo romanzo si imparano anche un sacco di cose in proposito. Nelle sue pagine si alternano sapientemente momenti dilatati e frenetiche accelerazioni, ci fa viaggiare tra Langhe, Venezia e Sicilia, Ferrara e Torino, seguendo l'indaffarato (ma metodico) io narrante Lo, scrittore che sta preparando un libro sull'ipnosi regressiva e i ricordi delle vite anteriori frequentando ipnoterapeute e altri strani personaggi. In contemporanea Lo, per aiutare la sua amica Lea (personaggio indimenticabile!), svolge un'investigazione in Sicilia che lo porta a sfiorare la mafia e i suoi oscuri maneggi. E come bonus, Lo ci mette al corrente delle sue tecniche di scrittura e delle sue teorie sulla narrativa. È un libro pieno di sorprese, parecchio complesso anche se le vicende appaiono lineari, in cui (per usare una frusta metafora che sicuramente Lo riterrebbe indecente) Massimo Tallone mette molta carne al fuoco, e la condisce con una prosa ricca, ricercata, estremamente analitica, capace di squarci poetici nella descrizione dei paesaggi siciliani, e una spolverata della sua abituale ironia.  


Elencare qui tutte le opere dell'eclettico Massimo Tallone è impossibile, ma voglio citare L'amaro dell'immortalità e Il Cardo e la cura del sole, dove compare il mitico Cardo, protagonista di almeno sette (se ho contato bene) romanzi in cui è un insolito, schifidissimo e irresistibile risolutore di delitti e misteri. Vivamente raccomandato. Inoltre voglio ricordare che è tra i fondatori del gruppo Torinoir, gestisce insieme a Desy Icardi la scuola di scrittura Facciamo la Lingua, collabora a la Repubblica e La Stampa, e suppongo che ogni tanto mangi e dorma. Forse.        


2 commenti:

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

In caso ci fosse bisogno di un'ulteriore prova che l'ignoranza non ha confini... non avevo mai sentito prima questo scrittore, ma la tua recensione mi ha colpito e incuriosito molto e voglio cominciare a leggere qualcosa di Massimo Tallone! Pur essendo io un semi-irriducibile (...) scettico, mi piacciono i romanzi imperniati sulle tematiche cui hai accennato, specie se NON sono scritti da fanatici/che (o da Dan Brown, il cielo me ne scampi e liberi)
Da cosa mi consigli di cominciare?
Grazie e un bacione!

consolata ha detto...

@orlando Il mio preferito resta Il diavolo ai Giardini Cavour... ma vanno bene tutti! Smack