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mercoledì 4 novembre 2020

Ricordare il '900 con sincerità e affetto: Luigi Stancati, Il secolo breve di Abramo

 Questo agile libretto è estremamente stimolante come riassunto delle vicende italiane (e non solo) del '900, con particolare attenzione agli anni della guerra, del dopoguerra e del boom.

Luigi Stancati, medico cardiologo, è vissuto sempre a Torino e dintorni, è torinesissimo ma in realtà le sue origini familiari sono legate alla Calabria, a Cosenza dove forse ancora vivono cugini lontani. L'autore ricostruisce le vicende personali del padre Abramo, traferitosi a Torino per amore, dirigente Fiat che parlava il tedesco e per questo inviato a lavorare in Germania da cui fortunosamente rientra il 25 luglio del 1943, e dopo gli anni trascorsi tra sud e nord Italia si stabilisce definitivamente in Piemonte, tra Torino e la provincia dove nascono i suoi tre figli, il secondo dei quali, nel 1945, è Luigi, l'autore.

Abramo è un uomo ricco di risorse e la sua vita negli anni postbellici rappresenta in pieno il panorama di un'Italia che non vede l'ora di scrollarsi dalle spalle i pesi della povertà, della dittatura, delle macerie lasciate dalla guerra. Abramo si rivela anche un imprenditore abile e fantasioso, e la sua famiglia ne segue le alterne fortune. Intanto Luigi e le sue sorelle crescono, i ricordi d'infanzia tingono di tenerezza e nostalgia la narrazione, gli aneddoti spuntano come gemme a illuminare le pagine, che seguono attentamente le trasformazioni politiche della seconda metà del '900 senza mai sconfinare nella didattica. L'autore ricostruisce anche rami e radici familiari, inseguendoli fin oltre oceano, e nei "Titoli di coda" inserisce le note biografiche dei parenti che compaiono nella storia, con una galleria fotografica molto interessante e anche commovente.

Non si tratta di un romanzo per cui l'aspetto narrativo è in secondo piano, ma il continuo inserimento delle vicende storiche efficacemente riassunte, i vari episodi autobiografici, il tono affettuoso dei ricordi, le digressioni, l'andamento vivace e spezzettato ne rendono la lettura veloce e molto piacevole. Un ottimo modo di riandare a un passato pubblico e privato che non è lontano e in cui tutti gli italiani, anche coloro che sono nati dopo come le tre figlie di Luigi Stancati per le quali il libro è stato scritto, possono rispecchiarsi perché ne portano ancora le tracce nel cuore e nella mente.  


domenica 8 ottobre 2017

La dura vita delle sorelle Hillock: Beverly Jensen, Il mondo oltre la baia

Ho comprato Il mondo oltre la baia (traduzione di Massimo Ortello) incuriosita dalle informazioni sull'autrice, Beverly Jensen, di questa opera postuma, una storia familiare trattata in forma di romanzo, che si ispira alla vita della madre, Idella Hillock, e della zia, Avis, dalla loro infanzia alla morte.

La vicenda inizia nel 1916 sulle coste del Canada e si conclude negli Stati Uniti, nel 1987. E' una storia corposa anche se frammentaria, che alterna momenti appassionanti con altri abbastanza noiosi, in quanto la vita delle due sorelle non ha molto di eccezionale, soprattutto quella di Idella, indiscussa protagonista. Interessante la descrizione della vita durissima e abbastanza selvaggia che la famiglia Hillock conduce in Canada, dove la madre muore prematuramente di parto lasciando tre figli, un maschio di cui non si parla molto, e le due sorelline di sette e otto anni. Il padre coltiva patate e pesca aragoste per mantenere la famiglia, beve e cerca di consolarsi come può con la ragazza assunta per occuparsi della casa. Crescendo, Idella non ce la fa più e si trasferisce in Maine, dove lavora come cameriera finché si sposa, ha quattro figlie, per poi dedicarsi alla gestione di uno spaccio commerciale. Si intrecciano alla sua storia quella del marito e della sua famiglia (uno dei personaggi più riusciti è la futura suocera, descritta nel primo, temutissimo invito a cena della fidanzata del figlio), e di altre persone le cui vite si incrociano con quelle delle due sorelle, c'è uno stralunato funerale e una rapina quasi comica, ma insomma l'insieme non convince del tutto e forse non tiene.  

Qui vorrei fare un  discorso che non so quanto possa interessare chi legge questa recensione, e soprattutto mi coinvolge in prima persona come scrittrice. E' chiaro, leggendo queste 368 pagine, che si tratta di parti slegate messe insieme dai curatori per farne un romanzo compiuto, perché ci sono episodi molto dilatati (la storia della francese Maddie, la rapina, il funerale) e parti assai più riassuntive, esplicative. Ora, questa è una tecnica che ho usato in parecchi dei miei libri (Irene a mosaico, Il cuore in ballo, l'inedito La danza dei fantasmi) anzi, l'ho portato molto più in là inserendo volutamente degli scarti narrativi, degli incisi, delle pause che sicuramente sconcertano il lettore, quindi dicendo che secondo me in questo romanzo, dove dopo tutto non ci sono scarti ma solo cambiamenti di ritmo, non fuziona molto, mi do la zappa sui piedi. Però questa è stata la mia impressione generale. Un romanzo molto ben scritto, con spunti interessanti, ma un po' piatto, senz'anima. Comunque consigliabile a chi ama le storie familiari, i rapporti complessi, le vicende quotidiane, e un'ambientazione curata.