
Ciò che colpisce davvero, e non favorevolmente, è il linguaggio con cui queste storie sono raccontate, con l’unica eccezione, forse, di Carola Prosperi: un dannunzianesimo insopportabile, estetizzante, di livello bassissimo, innaturale, ridondante, al limite del ridicolo. Un esempio da Il furto della duchessa, di Jolanda: Un tripudio, un’ebbrezza delle forme e dei colori in quel lieve disordine, nell’onda di sole che irrompe gloriosa, ravvivando, raddoppiando la vita, consumandola come una fiamma… Non sto a raccontare dettagliatamente le vicende. Il valore (notevolissimo) di quest’antologia non è tanto nei singoli racconti, né nell’interesse che possono suscitare. Quello che rende la lettura molto soddisfacente è lo sguardo d’insieme su un gruppo di autrici giustamente dimenticate, che hanno avuto al loro tempo un grande successo, hanno pubblicato fiumi di libri, diretto riviste, creato modelli di comportamento per le donne della loro epoca. Più delle loro opere sono degne di nota le biografie, esempi di donne piene di interessi, capaci e attive, intellettuali magari un po’ ingenue e conformiste o invece trasgressive e coraggiose, ma comunque, spiace dirlo, giustamente dimenticate come scrittrici.
Diverso il caso di Kate Chopin (1853-1954), vissuta sempre tra St Louis e New Orleans, vedova prima dei trent’anni con sei figli, che, dimenticata in vita dopo un primo relativo successo con Il risveglio (1899), è stata riscoperta e rilanciata con notevole riscontro quando quel medesimo romanzo è stato letto come un anticipo di femminismo. In Italia l’ha pubblicato Einaudi nel 1989, con traduzione di Erina Siciliani. Confesso che non l’ho letto a suo tempo né questo Un paio di calze di seta, malgrado l’autrice tratti temi anche importanti come la condizione femminile, mi fa venire voglia di leggerlo adesso. Sono tredici brevi racconti che oscillano tra il melodrammatico pretenzioso (La guarigione, La ragione di Mrs Mobry, Le sue lettere, L’imprevisto), il leggero fino all’inconsistenza (Un’anima sentimentale, Due ritratti,Un racconto di Elizabeth Stock, Ma’ame Pélagie, La sigaretta egiziana), tentativi di ritratti emblematici di donne (Più sapiente di Dio, Un paio di calze di seta). Si salvano Una notte in Acadia e In Sabine, dove due sconfitte femminili sono inserite nell’interessante cornice della vita in Louisiana, tra campagna e foresta. Il linguaggio risente del clima del decadentismo, è spesso eccessivamente ricercato, magniloquente, e predilige la paratassi. A tratti la stravagante traduzione di Anna Maria Farabbi, che certo non l’avvantaggia, rende difficile seguire il senso del testo.
Nessun commento:
Posta un commento