lunedì 9 luglio 2018

L'attimino fuggente: repetita iuvant

Ripubblico un vecchissimo post purtroppo ancora attualissimo e doloroso come quando l'ho scritto (22/10/08). 


C'è un argomento che esito a riprendere ma mi opprime, mi angustia, mi irrita e mi fa sentire inadeguata ai tempi. Si tratta delle sciatterie che leggo nella prosa dei giornali, ancora più di quel che sento tra radio e televisione. Ad esempio, è ormai invalso l'uso di interpretare il "mi" dei falsi riflessivi come un "a me" invece del "me" che è in realtà. A me opprime, a me angustia, a me irrita, a me fa sentire inadeguata la sciatteria del linguaggio. A me stupisce che un errore così orripilante sia entrato nell'uso senza, credo, che chi l'utilizza si renda assolutamente conto che è scorretto. Eppure, mi stupisce che sia così difficile dire mi opprime, mi angustia, mi irrita, mi fa sentire inadeguata. Il che mi farebbe stare molto, molto meglio.

Altro esempio, l'invenzione di verbi che velocizzano, come l'incredibile, ma esistente perché l'ho letto oggi sulla Repubblica, "tappare" per "fare tappa": quando X tappò a Genova... Il più ridicolo l'ho letto nella lettera di una tizia che si lamentava di non trovare bocchi lavorativi alla sua altezza, sempre su Repubblica: sono una ragazza di trent'anni, laureata in xy, masterizzata a Londra. E mode di cui non si sentiva la necessità, come spiaggiare invece al posto di arenarsi. O l'uso arbitrario di accezioni dovute, sembrerebbe, a un malinteso iniziale che poi si fa regola: paventare nel senso di far paura invece di temere, prevedere, molto di moda in questo periodo sui giornali, o rampollo inteso come giovane di famiglia importante. Per non parlare dei verbi intransitivi usati transitivamente, una vera epidemia.

Smetto qui perché sento che mi sta già venendo l'orticaria, e poi so di non fare bella figura a mettere in piazza le mie fisse. Ma lo farò ancora. Mi propongo sempre di tenere una lista degli attimini fuggenti in cui inciampo, poi opero una specie di rimozione che mi salva sul momento ma non è sana.
Resta il fatto che, non ho timore di ripetermi, a ognuno dei fare sesso che ormai costellano qualsiasi doppiaggio cinematografico e televisivo come le margherite costellano i prati in primavera, e con meno frequenza gli articoli giornalistici, i miei capelli imbiancano e i miei nervi si logorano e i miei denti si stringono, l'umore mi si abbassa. Al momento è il mio arcinemico linguistico.

5 commenti:

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

...ecco perché il previsto e costantemente presunto fallimento dei giornali quotidiani mi lascia del tutto indifferente. Ogni volta che leggo La Stampa o La Repubblica inorridisco anch'io e mi passa del tutto la voglia di leggere quei fogli mal scritti.
Spezzo invece una lancia nei confronti del manifesto: pieno sì di refusi, ma mai, mai di cattivo italiano.

consolata ha detto...

La tragedia però è che io non posso non leggere quotidiani, notizie di cronaca ecc, quindi volente o nolente mi becco tutti gli “a me stupisce” e dovrei smetterla di lamentarmi. È come ingozzarsi di ciooccolato e lamentarsi dei brufoli.

H P L ha detto...

Salve. Ma vogliamo parlare dei nuovi termini di origine... videoludica? (Killare, triggerarsi, saccagnare, spawnare...)

Alcuni di quelli che cita lei, come spiaggiarsi, sono talmente frequenti nel parlato medio, che è difficile accorgersi di stare dicendo una cosa sbagliata. Ho 21 anni, e molti termini "strani" (come quelli sopracitati poc'anzi) li uso abitualmente, pur sapendo essere questo un comportamento scorretto. Il punto è, credo, l'abitudine; se un tempo almeno i/le prof. Di Italiano sapevano fare il loro lavoro, oggi non è più scontato. Un esempio, l'anno scorso la prof. Di Italiano mi aveva segnato errore "lo ho", e ho dovuto far notare che, invece, è esatto, dal dizionario...
Se anche le persone che dovrebbero essere competenti non lo sono, è facile abituarsi a fare errori senza accorgersene.

Grazie, buonaserata! (Questo è fatto apposta, saluto spesso così :)

Marco Bertoli ha detto...

"A me stupisce" etc è il prezzo pagato a una presunta inadeguatezza dell'italiano a enfatizzare il soggetto logico. "A me" sottolinea, con errore morfologico, il fatto che a stupirmi sono io. L'inglese, per dire una lingua che conosco, provvede con il verbo "to do": "It does surprise me". In italiano si potrebbe e dovrebbe dire: "Me, mi stupisce che…" ma la poca competenza linguistica della maggor parte dei parlanti e anche degli scriventi percepisce a rovescio *questa* come una sgrammaticatura.

Complimenti per il blog, ciao,

Marco Bertoli

consolata ha detto...

Mi accorgo adesso degli ultimi due commenti perché non mi arrivano più, non so per quale recondito motivo, gli avvisi via mail. Quindi mi scuso e rispondo ora!
@HPL: io penso che i neologismi siano indispensabili, il sale della lingua, e molte delle parole attualmente in uso sono state in gioventù dei neologismi. Alcuni resisteranno, altri spariranno, a seconda della loro utilità, del peso di quello che indicano, della mancanza di sinonimi ecc ecc. Non essendo una linguista ma solo una leggente - scrivente appassionata, è chiaro che in questo blog esprimo esclusivamente mie opinioni, idiosincrasie, insofferenze, del tutto personali. D’altra parte, uso moltissimi termini che, sono certa, ad altri fanno l’effetto della carta vetrata. La lingua è viva, risente di quello che le succede intorno. Ora viviamo in tempi di egemonia culturale anglosassone e parliamo angloitaliano, ma quando la lingua della cultura era il francese, i prestiti sono stati moltissimi. Tutto questo bel discorso per dire che so benissimo che l’arrivo di parole nuove è inevitabile, è giusto, è ricostituente per la lingua, ma alcune di queste mi fanno fare dei salti sulla sedia quando le leggo (o le sento) e non posso fare a meno di dirlo. @ Marco Bertoli: giustissima osservazione. “Me, mi stupisce” è corretto e efficace ma confligge con “a me mi”, tipico spauracchio agitato fin dalla prima elementare contro i piccini. E in effetti quando parlo di questa mia fissazione, quasi tutti equivocano e pensano che il problema sia la ripetizione.
Grazie a tutti due, buona serata of course e a presto!
P.S. Saccagnare, però, non è un neologismo. Io l’ho sempre sentito e usato, nel senso di picchiare, riempire di botte, credo che sia regionale - gergale. In rete ho trovato il riferimento di origine franco-provenzale al termine “sacagn”, coltello.