Altro che la pubblicità della bella ragazza spigliata con marito gnocco ma supercalciatore. Io, dipendente per il momento dalla chiavetta (cui sono peraltro molto riconoscente perché mi permette di non essere del tutto tagliata fuori dal web), sono infuriata con la compagnia telefonica di cui sopra. Ho sottoscritto un contratto per 25 €, che mi assicura 5 ore di collegamento internet al giorno per un mese. Ogni ora supplementare mi costerà 2 €. Il giorno della scadenza l'ho rinnovato, e ho ripreso a navigare. Due giorni dopo, impossibile connettersi! Vado al negozio dove avevo fatto il contratto e mi dicono, previa telefonata alla compagnia, che non essendomi ancora arrivato l'sms di conferma dell'attivazione, mi ero mangiata tutto il credito alla cifra di 4 € l'ora. Infuriata (understatement e eufemismo) ma impotente, ripago il contratto e mi viene detto che però questa volta mi costa 30 € perché sulla chiavetta deve sempre rimanere un credito di 3 o 4 €... Taccio per non esplodere. Quando mai una qualsiasi ditta, impresa o altro, avendo io firmato un contratto per l'erogazione di un servizio, può permettersi di usare i mei soldi (quelli attivi immediatamente, a differenza del servizio!) per un'altra merce, a un prezzo assurdo rispetto al servizio da me richiesto e pagato? E perché non sono stata informata che il rinnovo del contratto era in realtà un nuovo contratto? Ma non finisce qui: vado a casa e comincio a controllare se l'sms è arrivato. Niente. Passa un giorno passa l'altro, come per il prode Anselmo, e niente sms. Siccome il termine indicato sul contratto è di 48 ore (dico poco) allo scadere delle medesime torno al negozio. Nuova telefonata al numero verde, e la risposta è stata: il servizio è già attivo da un giorno, l'sms non è arrivato per sbaglio, può succedere...
Morale della storia: la compagnia telefonica mi ha fregato 30 € più un giorno del contratto. E naturalmente, posso solo mangiarmi le unghie e cercare di tenere a bada il fegato che in questo periodo già è messo a dura prova. Per di più sono in una situazione di necessità e non posso rinunciare alla odiosa chiavetta. Resto confermata nella mia opinione, già provata da una truffa ancora più spudorata che ho patito dalla Telecom, che le compagnie telefoniche sono gestite con criteri da filibustieri e un totale disprezzo dell'utente. Anzi pardon del cliente. Petulanti e rompiscatole nelle continue telefonate a casa alle ore più fastidiose e scorrette nei rapporti con i clienti. Né mi consola pubblicare questo sfogo stizzoso e impotente grazie alla chiavetta medesima.
IL SITO DI CONSOLATA LANZA
lunedì 16 novembre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
Le Figlie di Cthulhu
Con mio grande piacere è uscita finalmente l'antologia LE FIGLIE DI CTHULHU, antologia di racconti di undici autrici italiane ispirati alle tematiche di H.P.Lovecraft, a cura di Pietro Guarriello e con la collaborazione della scrittrice Alda Teodorani. Sono contentissima perché ci sono anch'io, con il racconto Resurgam. Del racconto non mi vergogno, ma di essere una figlia di Cthulhu sono molto fiera, e appena avrò letto l'antologia ne riparlerò. Maggiori notizie e recensioni sul sito di Studi Lovecraftiani.
Inoltre, visto che sono in argomento, mi rallegra molto anche la pubblicazione sul numero 37 di Sagarana, la rivista on-line diretta da Julio Cesar Monteiro Martins, uscito all'inizio di ottobre, del mio racconto L'amore breve.
Inoltre, visto che sono in argomento, mi rallegra molto anche la pubblicazione sul numero 37 di Sagarana, la rivista on-line diretta da Julio Cesar Monteiro Martins, uscito all'inizio di ottobre, del mio racconto L'amore breve.
domenica 18 ottobre 2009
Scriverei se potessi
Temporaneamente fuori casa e costretta a usare una chiavetta per accedere al web, la lentezza della connessione mi tira pazza e fa sì che sia costretta continuamente a dedicarmi a far solitari mentre aspetto che una pagina si apra o si chiuda. Così la mia pigrizia è ulteriormente stimolata al dolce far niente. Però qualcosa farei se ci riuscissi, ma sono impossibilitata a usare molto il blog - non riesco a salvare man mano che scrivo, "impossibile contattare blogger" ecc. Andrò avanti con i solitari e quello che riesco a fare fuori rete, e pace per un paio di mesi.
mercoledì 16 settembre 2009
Amitav Gosh, Mare di papaveri, e altro
Rientro freddo e soprattutto bagnato, sia fuori che in casa dove al momento ho sette "punti doccia" compreso uno diretto sul televisore. Letture di viaggio poco abbondanti, anche perché un paio erano davvero consistenti, tra cui appunto Mare di papaveri di Amitav Gosh. Più di cinquecento pagine scritte grosse su carta spessa, il che da una parte rendeva veloce la lettura, ma dall'altra la rendeva scomodissima, il volume è davvero un mattonazzo poco maneggevole, pesante, ingombrante. Per fortuna di lettura molto scorrevole, appassionante e strapieno di storie, per cui ci si ritornava molto volentieri. Un mio amico l'ha letto in meno di due giorni, in traghetto dove c'è poco da fare, ma insomma un record notevole. Ciò detto secondo me questo romanzo ha alcuni difetti abbastanza gravi, per i quali mi collego in parte con il discorso che ho fatto a proposito di Mo Yan in questo stesso blog, e di Yu Hua su LN-LibriNuovi n. 51. Il primo è legato direttamente al suo gigantismo: è la prima parte di una trilogia, che si intuisce da questo volume, ha l'ambizione di illustrare i mali del colonialismo e nello stesso tempo di sovvertirne i presupposti. Siamo nel 1837, a Calcutta, quando l'India non faceva ancora parte dell'Impero di là da venire (passerà alla Corona inglese solo dopo il Mutiny, nel 1858, allo scioglimento della Compagnia delle Indie) quando la coltivazione dell'oppio imposta forzosamente in Bengala per l'esportazione in Cina, ha provocato miseria tra i contadini e tensioni con l'Impero cinese dove il numero degli oppiomani è ormai enorme. Un gruppo eterogeneo di personaggi, più o meno riusciti (e qualcuno non è riuscito per niente, vedi la francese Paulette, incredibile fille savante immune da razzismo, ingenua e pura ma con uno stomaco e un coraggio che nemmeno un veterano della guerra in Iraq) e ben delineati, si ritrova su una goletta di fabbricazione americana diretto a Mauritius dove diventeranno in pratica schiavi nelle piantagioni. La prima parte dove sono presentati i personaggi è naturalmente la più faticosa, ma appena le varie storie cominciano a intrecciarsi la vicenda si fa spedita e coinvolgente. Però. I personaggi sono scelti per dimostrare qualcosa, in barba a verosimiglianza e psicologia, e si sente. Il bramino pazzo, il proprietario terriero che deve affrontare le proprie più radicate paure, il "nero bianco", i razzisti assatanati, il religiosissimo che nasconde vizi segreti ( e questo episodio è proprio grottesco e poco credibile!), ecc ecc. Bellissima è la parte che si svolge in mare, e rende vive le condizioni terrificanti dei viaggiatori nella stiva, e la rappresentazione della ciurma di lascari, marinai delle più diverse etnie che si ingaggiano nei mari asiatici. E qui si inserisce il discorso più difficile: la lingua. Anna Nadotti e Norman Gobetti, i traduttori dall'inglese, sono due eroi e due virtuosisti. Amitav Gosh in questo romanzo si propone di sfatare la leggenda di una lingua unica, stabile, e quindi per ogni personaggio riproduce il suo modo di parlare: i lascari hanno una propria lingua "internazionale", rozza, essenziale e efficace, il raja decaduto parla come un libro settecentesco, i funzionari della Compagnia delle Indie usano un linguaggio sboccatissimo e violento, la memsahib utilizza giri di parole e eufemismi grassocci, Paulette infarcisce di termini francesi la sua parlata zoppicante... Inoltre, per espresso desiderio dell'autore, non esiste un glossario che traduca i numerossimi, davvero eccessivi, termini bengalesi e in altre lingua indiane che compaiono nel testo. Per non parlare dei termini marinareschi, tecnici e difficili, disseminati dappertutto. La traduzione è eccellente e fa il possibile per rendere fluido l'insieme, ma confesso che in certi punti ho provato un po' di fastidio per l'eccesso quasi esibizionistico dell'autore. Capisco il suo proposito e sono perfettamente d'accordo con l'impostazione teorica, ma mi pare che il risultato sia un po' incerto. Insomma un libro in cui in certi momenti pare che l'ambizione confligga con la forte tempra di narratore di Amitav Gosh. Un filo di tentazione enciclopedistica si intravedeva già nel Palazzo degli specchi e nel Paese delle maree, ma era più contenuta.
Di Gosh ho sempre ammirato la capacità di rinnovarsi e di affrontare temi diversi in ogni nuovo romanzo. Intimista Le linee d'ombra, fantascientifico Il cromosoma Calcutta (il mio preferito), storico Il palazzo degli specchi, ecologico Il paese delle maree (cito a memoria, e ovviamente sono molte di più le sue opere). Continuo a ammirarlo e leggerlo con grande piacere, ma ho un po' di nostalgia per libri più agili.
Di Gosh ho sempre ammirato la capacità di rinnovarsi e di affrontare temi diversi in ogni nuovo romanzo. Intimista Le linee d'ombra, fantascientifico Il cromosoma Calcutta (il mio preferito), storico Il palazzo degli specchi, ecologico Il paese delle maree (cito a memoria, e ovviamente sono molte di più le sue opere). Continuo a ammirarlo e leggerlo con grande piacere, ma ho un po' di nostalgia per libri più agili.
sabato 15 agosto 2009
Buone vacanze (?)
Sto per partire. Mi porto quattro-cinque libri, pochi perché farò un viaggio e quindi non avrò quel tempo felice e immemore che invita alla lettura, quando si sta sotto un albero o all'ombra di una roccia davanti al mare e si possono passare ore perdendosi tra orizzonte e orizzonte. Però ho pensato a lungo, che libri mi vorrei portare veramente, a parte quelli che ho infilato frettolosamente in valigia perché da troppo tempo aspettano il loro turno di lettura? Quali sono i libri che mi hanno accompagnato meglio in vacanza? Certo non posso scindere le circostanze in cui li ho letti, ma ho ricordi indimenticabili ad esempio, e a parte tutto, di The far Pavillions di M.M.Kaye letto in India, ma anche, nella stessa cornice, The mists of Avalon della pessima M. Zimmer Bradley e Vanity Fair (con cui ho un debito di riconoscenza per quanto mi ha aiutata in un momento pessimo), Anna Karenina in Sardegna, Le correzioni di Franzen in Grecia, Wuthering Heights in Turchia, e così via. Romanzi, romanzoni e in qualche caso anche romanzacci, ma di quelli che siano capaci di portarti via con sé, di modo che il viaggio letteratrio sia lo specchio del viaggio reale, anche se in luoghi diversi, l'importante è che lo spaesamento si aggiunga allo spaesamento, la mente si stacchi da tutto quello che la lega alla vita reale che si è momentaneamente lasciata alle spalle. Mi piace diventare solo occhi, per vedere quello che sta intorno, farmi riempire da quello che vedo, e vivere anche in parallelo nel libro che mi accompagna. Per essere veramente ricettiva verso l'esterno e sgrovigliare i nodi della vita quotidiana. Per questo, anche, non scrivo niente o quasi in viaggio. E per tornare ai libri, rimpiango una abitudine di molti anni fa, quando in viaggio si incontravano persone che non giravano in branco e stavano in giro molto tempo, con cui si scambiavano notizie e libri letti per non appensantire i bagagli. Si facevano begli incontri, sia tra le persone che tra i libri. Alcuni li ho conservati, come quello di una ragazza inglese molto raffreddata, che viaggiava da sola con una chitarra, incontrata a Assuan, in partenza per l'India passando dal Sudan, in treno, per imbarcarsi in Kenia. Mi ha dato una raccolta di racconti cinesi, Lu Hsun, Old tales retold, dicendomi: non buttarlo via, me l'ha regalato una persona importante. E' ancora lì, sulla mia libreria, e lei spero sia arrivata bene in India, e le sia passato il raffreddore.
domenica 9 agosto 2009
E-book e riflessivi inquieti
A sollevarmi in questi giorni di agosto afoso e solitario occupato a eliminare libri senza pietà, ecco che su la Repubblica del 7/8 trovo un articolo di Angelo Aquaro da New York che fa il punto sullo stato dell'e-book. Non sto a riassumere che tanto all'uopo ci sono milioni di siti informatissimi e competenti. Io dico solo che appena ci sarà un e-book efficiente e non stracaro me lo compro, felice e contentissima. Al momento quello che ho capito dall'articolo è che nel 2010 uscirà un modello della Barnes & Noble, gran novità perché touch screen, a colori, e con alle spalle la libreria B & N, appunto. Non si sa ancora il prezzo né la capacità di immagazzinamento. Comunque, a me l'idea di 3500 volumi stipati in un lettore da 489 $ (Kindkle II) sembra esaltante. Leggere su schermo, ormai ci siamo abituati tutti. La sensualità del libro (cito dall'intervista a Sandro Veronesi, nella medesima pagina di Repubblica) la potrò coltivare nei volumi che già intasano i mei scaffali. Sulla perfezione dell'oggetto libro (sempre Veronesi: è decisivo e inalterabile come il mattone. [...] ha un'identità che è difficilmente sostituibile, ha un volume, una pesantezza che gli giova: non si perde, non si confonde, si sgualcisce ma non si cancella) non son d'accordo nemmeno su una virgola, ma non mi dilungo nelle discussioni. Sogno un casa con pareti sgombre, uno scaffale con i libri che amo veramente e che significano qualcosa in quanto oggetti, e poi qualche e-book stipato di tutti quelli che ho voglia di leggere. O che ho letto e non sono stata costretta a buttare via per poter respirare. Insomma, una casa ancora più piena di libri, perché a me i libri piace leggerli, mi piacciono le parole e le immagini che suscitano, e la mia sensualità per fortuna sa trarre piacere anche da molti altri odori e toccamenti. Per il momento ci sono dei problemi, la compatibilità tra il software e il tipo di collegamento che si desidera usare e la disponibilità dei testi in versione elettronica. Ma sono sicura che la strada sarà (anche) questa.
Invece luglio, proprio il 31, mi ha portato un dispiacere. Su il Venerdì di Repubblica Stefano Bartezzaghi, che io leggo sempre con venerazione e diletto, nella rubrica "Lessico & Nuvole" scrive : A me conforta nella convinzione che la caccia... Ecc ecc. E' stato un colpo al cuore vederlo trasformarsi in un nemico nella guerra (unilaterale in quanto combattuta solo tra me e me, ma ciononostante fonte di molta sofferenza – sempre per me, ovviamente) contro lo stravolgimento dei riflessivi. Perché, perché a me, caro Stefano? Mi conforta, e basta. Direte, che cosa c'entrano i riflessivi, confortare è un semplice e simpatico verbo transitivo, mi conforta significa conforta me e basta. Ma quell'a me, credo, è dovuto all'attrazione fatale dell'abitudine ormai generalizzata di dire e scrivere a me stupisce, a me sconvolge, a me colpisce, ecc. che mi stupisce, mi sconvolge, mi colpisce sempre come uno stridio di denti o un gessetto che gratta la lavagna.
Magari, invece, mi sono sbagliata, e Stefano Bartezzaghi, che la sa molto più lunga di me, mi correggerebbe e mi spiegherebbe in modo soddisfacente quell'a me conforta che mi ha avvelenato la fine di luglio. Ciò mi conforterebbe molto.
Invece luglio, proprio il 31, mi ha portato un dispiacere. Su il Venerdì di Repubblica Stefano Bartezzaghi, che io leggo sempre con venerazione e diletto, nella rubrica "Lessico & Nuvole" scrive : A me conforta nella convinzione che la caccia... Ecc ecc. E' stato un colpo al cuore vederlo trasformarsi in un nemico nella guerra (unilaterale in quanto combattuta solo tra me e me, ma ciononostante fonte di molta sofferenza – sempre per me, ovviamente) contro lo stravolgimento dei riflessivi. Perché, perché a me, caro Stefano? Mi conforta, e basta. Direte, che cosa c'entrano i riflessivi, confortare è un semplice e simpatico verbo transitivo, mi conforta significa conforta me e basta. Ma quell'a me, credo, è dovuto all'attrazione fatale dell'abitudine ormai generalizzata di dire e scrivere a me stupisce, a me sconvolge, a me colpisce, ecc. che mi stupisce, mi sconvolge, mi colpisce sempre come uno stridio di denti o un gessetto che gratta la lavagna.
Magari, invece, mi sono sbagliata, e Stefano Bartezzaghi, che la sa molto più lunga di me, mi correggerebbe e mi spiegherebbe in modo soddisfacente quell'a me conforta che mi ha avvelenato la fine di luglio. Ciò mi conforterebbe molto.
giovedì 30 luglio 2009
Sì, buttare...
Sto facendo una cosa che non avrei mai pensato di poter fare. Sto buttando centinaia di libri, e più ne butto più ne butterei. Ho già fatto undici scatoloni, e altri ne farò, ho cercato e trovato chi voglia prendersene cura, molti ancora mi restano da sistemare, per altri so che un'adozione sarà impossibile e mi toccherà gettarli davvero. Non ho la macchina, gli amici sono tutti in vacanza, per cui non posso neanche portarli al Triciclo. Farò la dura e la cosa più strana è che non me ne importa quasi. Quello che mi è successo, l'ho già detto, non l'avrei creduto anche solo due settimane fa. Quando ho deciso che mi dovevo liberare di un po' di libri approfittando del fatto che devo smontare la casa, pensavo di fare come altre volte, eliminare i romanzi più brutti, quelli che mi tocca leggere per "motivi professionali" e che non mi lasciano tracce, qualche residuo fermatosi sugli scaffali non ricordo più perché... Invece mi ha preso una specie di vertigine, di follia distruttiva. Mi sono posta un limite: tenere solo quello che è indispensabile. E ho scoperto che 1) l'indispensabile è quasi sempre un classico, 2) molto di ciò che ho considerato indispensabile per gran parte della mia vita, conservandolo religiosamente attraverso traslochi e cambiamenti profondi, non lo è più. Ho potuto separarmene senza un fremito, senza rimorsi, senza ricordi. Mi sono accorta che nella foga devo avere eliminato anche qualche amore ancora in corso, ma non mi preoccupo. Pensare che una volta ci avrei perso il sonno, tenevo una contabilità minuziosa dei libri prestati (ho sempre amato prestare i libri, per me è un atto di amore sia verso chi li prende che verso i libri che amo particolarmente, e ho una serie di amici che mi usano come biblioteca circolante - spero di non essermi fatta troppi nemici tra i librai), li rintracciavo, me li facevo implacabilmente restituire.
Adesso sento un gran senso di liberazione. Nei miei incubi i libri, intesi come oggetti pesanti, polverosi, impenetrabili, voluminosi, mi soffocano, mi tolgono spazio vitale. Non potevo più comprarne a cuor leggero pensando che avrei dovuto metterli in terza fila o impilati di piatto, che si sarebbero infilati dappertutto e mi avrebbero cacciato dalla mia stessa casa. Mi manca ancora l'atto di coraggio maggiore, non so se ci arriverò questa volta: essere spietata anche con i libri che compro per leggerli e poi accumulo perché non ho tempo, perché non sono dell'umore giusto, perché soprattutto la vita è troppo breve per tutti i libri che vorrei leggere, possedere, assimilare, ricordare. E poi passa il momento, quello che sembrava un acquisto indispensabile, luminoso, ingrigisce e non mi ricordo più perché volevo leggerlo, mi annoia solo il pensiero di prenderlo in mano. Magari ce la farò. Il caldo, la città vuota, l'ansia del lavoro di smantellamento, la leggera follia che mi ha preso possono aiutare.
Così, e questo sarà il risultato più esaltante, potrò ricominciare a comprare libri con la coscienza netta. Ho già in mente due o tre titoli indispensabili con questo caldo.
Adesso sento un gran senso di liberazione. Nei miei incubi i libri, intesi come oggetti pesanti, polverosi, impenetrabili, voluminosi, mi soffocano, mi tolgono spazio vitale. Non potevo più comprarne a cuor leggero pensando che avrei dovuto metterli in terza fila o impilati di piatto, che si sarebbero infilati dappertutto e mi avrebbero cacciato dalla mia stessa casa. Mi manca ancora l'atto di coraggio maggiore, non so se ci arriverò questa volta: essere spietata anche con i libri che compro per leggerli e poi accumulo perché non ho tempo, perché non sono dell'umore giusto, perché soprattutto la vita è troppo breve per tutti i libri che vorrei leggere, possedere, assimilare, ricordare. E poi passa il momento, quello che sembrava un acquisto indispensabile, luminoso, ingrigisce e non mi ricordo più perché volevo leggerlo, mi annoia solo il pensiero di prenderlo in mano. Magari ce la farò. Il caldo, la città vuota, l'ansia del lavoro di smantellamento, la leggera follia che mi ha preso possono aiutare.
Così, e questo sarà il risultato più esaltante, potrò ricominciare a comprare libri con la coscienza netta. Ho già in mente due o tre titoli indispensabili con questo caldo.
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