domenica 20 marzo 2011
Ma mi faccia il piacere!
E poi: voglio varare una petizione (magari al padreterno che ha le sue responsabilità) perché chiunque scrive controlli i suoi automatismi, per evitare di dovere ancora e sempre leggere perle come queste: Giovanni Valentini, la Repubblica 22/1/2011, Se il biscione diventa un drago (si parla ovviamente di Ruby Rubacuori & c) "Ne abbiamo già abbastanza per dire che tutta questa vicenda è un'offesa alla donna, alla figura femminile e quindi a tutte le donne. Di centrodestra e di centrosinistra. Cattoliche e laiche. Madri, mogli, sorelle, fidanzate e compagne". Il grassetto è mio. E anche: Antonella Barina, Il venerdì di Repubblica, 11/3/2011, Arriva il quadro più scandaloso dell'umanità, sull'esposizione al Mart di Rovereto del quadro "L'origine del mondo" di Gustave Courbet: "Una tela senza precedenti nella storia dell'arte, che [...] diventa il sesso di tutte le donne – madri, sorelle, mogli, amanti, figlie – il punto di partenza di ogni vita". Di nuovo il grassetto è mio. Ma fatemi il piacere! Il santissimo piacere di connettere per un istante il cervello e vergognarvi! So che l'intenzione è buona, ma possiamo smetterla di definire le donne in base alla loro collocazione nei confronti di un uomo? Perché altrimenti non esistono, non sappiamo come definirle, dove piazzarle? E forse neanche ce l'hanno, l'origine del mondo?
P.S. in margine all'articolo di Giovannini, di cui ho apprezzato il sincero sdegno e il solidale attestato di stima per le donne. Io non mi sento né mi sono sentita offesa da tutta la vicenda del bunga bunga. Perché dovrebbero offendermi questi traffici in cui non c'entro niente, e non mi hanno portato via niente? Fatti loro. Io della mia dignità ho una considerazione molto più alta e una sicurezza molto più solida di quanto possa essere sgualcito dai vecchi sporcaccioni e le loro giovani complici. E poi, diciamolo pure, se qualcuno deve eventualmente cominciare a preoccuparsi della sua dignità e della sua immagine, sono gli uomini, e non certo le donne.
lunedì 14 marzo 2011
Silvia Avallone, Acciaio
Amare i propri vizi
lunedì 14 febbraio 2011
sabato 12 febbraio 2011
K.M. BALDURSDOTTIR, IL SORRISO DEI GABBIANI
giovedì 9 dicembre 2010
Romain Gary, La vita davanti a sé
Sapevo qualcosa e avevo letto qualcosa di Romain Gary, ma niente di
questo romanzo. Sono quindi molto riconoscente alla mia amica Daniela che me l'ha fatto conoscere perché è bellissimo, e soprattutto dà un grandissimo piacere alla lettura grazie a personaggi indimenticabili e a una scrittura geniale nel restituire il punto di vista di un ragazzino tanto scafato quanto candido, tanto disincantato quanto capace di tenerezza. Uscito nel 1975, si svolge nella stessa Belleville che diventerà famosa nei romanzi di Pennac (ma Pennac dov'è finito? completamente passato di moda con l'ondata di paura e xenofobia che spazza tanto la Francia quanto l'Italia? davvero non lo merita, anche se dopo il debordante pateracchio Messieur Malaussène non sono più riuscita a leggerlo) e mette in campo un io narrante di nome Mohammed detto Momò, di anni dieci ma forse quattordici, figlio di una puttana mussulmana che l'ha messo a pensione da Madame Rosa (ma forse no) e poi l'ha dimenticato. Madame Rosa è una vecchia ex puttana ebrea, scampata a Auschwitz, grassissima, malata e un po' disgustosa, che tiene in casa un numero variabile di ragazzini, tutti figli di prostitute che non possono tenerli con sé perché quando una donna è costretta a fare la vita, non ha diritto di avere la patria potestà, è la prostituzione che lo richiede. Così parla Momò, che ascolta tutto quello che dicono i grandi e lo ripete con il suo candore senza pietà.
Momò cresce tra gli altri bambini, Banania che è sempre allegro, Moise il piccolo ebreo, il suo vecchissimo amico il signor Hamil che gli insegna l'arabo e il Corano, Madame Lola il generoso travestito che batte al Bois de Boulogne, il signor N'Da Amédée il prossineta, e tutti quelli che incontra per strada. Il suo nodo oscuro è quello dell'abbandono, della mancanza della madre, ma si farebbe cavare un occhio piuttosto che ammetterlo. Come si farebbe cavare un occhio prima di ammettere l'amore disperato che lo lega a Madame Rosa. Vagando per strada rubacchia, improvvisa spettacoli con il suo ombrello umanizzato Arthur, parla con le prostitute di strada che lo coccolano e gli fanno regali, si sceglie genitori d'elezione e li segue per vedere dove vivono.
Quando Madame Rosa si ammala definitivamente, tutto quel mondo di esclusi si mobilita per aiutarla, dall'ebreo dottor Katz ai neri fratelli Waloumba, ma le cose precipitano e negli ultimi, frenetici capitoli il dramma ci lascia a bocca aperta, sconvolti e commossi. Perché questo romanzo parla di solitudine e amarezza, di solidarietà e di emarginazione, di paura che non sparisce mai e di morte, di calore e dolore e amore, ma lo fa con tale leggerezza, con una tenerezza talmente piena di pudore, che solo alla fine ce ne rendiamo pienamente conto. E intanto abbiamo anche riso e sorriso, senza esserci impiastricciati di buonismo né di un eccessivo ottimismo della volontà (alla Pennac, per intenderci) e quel che resta è buonumore, e amore per la vita. E la voce indimenticabile di Momò.
Ottima la traduzione di Giovanni Bogliolo.
lunedì 29 novembre 2010
Scarlett Thomas, Il nostro tragico universo
Allora. Inghilterra, Dartmouth in Devon, giorni nostri. L'io narrante è Meg, trentottenne scrittrice di romanzi di genere per una casa editrice per la quale tiene anche seminari di scrittura creativa per una collana per adolescenti, e recensisce libri scientifici. Alle prese da anni con un romanzo mainstream che continua a cancellare, convivente scontenta con Christopher, squattrinata cronica, padrona della cagna B, asmatica abitante di una casa umida e fredda. Con amici vari, intellettuali scombinati in età, giovani negozianti scombinate, famiglia del moroso scombinata, aspiranti scrittori scombinatissimi. Razionale, insegna ai suoi allievi di scrittura a trovare spiegazioni scientifiche per ogni avvenimento inspiegabile che mettono nei loro romanzi perché bisogna dare agli adolescenti visioni positive e rasserenanti.
Meg riceve un libro da recensire, un tomo che contiene una teoria dell'universo che non ho capito (e ho anche un po' saltata) ma che insomma dice che siamo tutti eterni, questo è il secondo mondo dopo il punto omega che è come un orgasmo universale e siamo tutti eroi tranne chi mangia la pizza sul sofà davanti alla televisione, e siamo anche maghi e altro. Meg si stupisce, oltre tutto non è vero che il libro gliel'abbia mandato il redattore, il che sembra forse un gran problema ma problema non è, come direbbe il poeta. Va be'. Sono andata avanti a leggere per tutte le 381 pagine saltando solo qualche conversazione sulla scrittura (non ho capito bene la teoria delle storie senza storia), sui tarocchi, sui calzini a maglia, su teorie alternative dell'universo, su un résumé della danza cosmica di Shiva ecc ecc. Non succede niente per tutto il romanzo tranne che Meg molla il moroso e la casa umida, e va a stare in un cottage sulla spiaggia. Fa delle richieste all'Universo che prontamente l'accontenta, e al mare che le risponde a tambur battente. Alla fine qualcosa succede ma forse no, la storia non dice. Meg rimane scettica e razionale ma, cosciente di essere il 38° grado dell'Eremita dei tarocchi, si rende conto che facendo richieste all'universo ha creato una bestia, e va avanti a fare calzini. Ci sono anche alcune storie zen e alcune barzellette (una: due matti in manicomio, uno si butta in piscina, l'altro lo salva. Il direttore chiama il secondo matto. Ho una notizia buona e una cattiva: la buona è che lei è evidentemente guarito e lo dimettiamo, l'altra che il suo amico ci ha riprovato e si è impiccato. Oh no, dice il matto, non si è impiccato, sono io che l'ho steso per farlo asciugare. Carina no?)
Non crediate che abbia voluto fare la furba, o ci abbia messo del mio. La storia è questa. Intanto me la sono letta con gran piacere, a parte le pagine saltate, seguendo la protagonista nelle sue lunghe passeggiate sulla spiaggia con B, soste al pub, pomeriggi di maglia davanti al fuoco, gran bevute di vino, birra e qualsiasi altra cosa (ma niente droghe né sigarette e dieta vegetariano-vegana), chiacchiere su rapporti amorosi e sessuali, matrimoniali e extra, vagheggiamenti per un uomo anzianotto ma attraente, letture, altre passeggiate, altri pub. Poco altro, forse una lancia spezzata a favore dei rapporti tra donne giovani e uomini anziani che pare, in Inghilterra scandalizzano di più dei rapporti tra donne anziane e giovani giovanotti. Ma si sa che gli inglesi sono sempre stati all'avanguardia.
Boh. Sinceramente, mi piacerebbe proprio molto che qualcuno che ha letto il romanzo mi aiutasse a capire. E' certamente un libro piuttosto sofisticato, scritto molto bene (e anche ben tradotto da Carla De Caro, che però avrebbe potuto fare uno sforzetto in più e chiamare Manica quello che lei chiama Canale, e Bagatto quello che chiama Imbroglione, e Appeso quello che chiama Impiccato, ma insomma, sono piccole cose) anche se prolisso e pieno di dialoghi verbosissimi, ambizioso, complesso, e destinato a un pubblico evoluto. Ma che cosa gli dice, a questo pubblico, io non lo so.

