martedì 26 gennaio 2021

La scrittura è tutto: Yari Selvetella, Le regole degli amanti e Henri de Régnier, Histoires incertaines

 

Questo periodo non mi è per nulla propizio, leggo poco e male e continuo a imbattermi in libri che non mi acchiappano per nulla. Ma ultimamente ne ho trovati due che mi hanno un po' scossa dal mio noioso dormiveglia, e mi hanno fatto riflettere. Uno mi è piaciuto parecchio, l'altro quasi niente, sono diversissimi e non hanno praticamente nulla in comune, ma per un certo verso sono speculari. Si tratta di Histoires incertaines di Henri de Régnier (Hornfleur 1864 - Parigi 1936), che ho scaricato per sbaglio, e Le regole degli amanti di Yari Selvetella, che mi ha incuriosito per l'argomento. Da queste letture ho tratto un'ulteriore conferma di una mia profonda convinzione: in un libro l'argomente è importante soprattutto nella scelta preventiva che indirizza il lettore, ma quello che conta veramente è la scrittura, le parole in cui l'argomento s'incarna e comunica.


Selvetella racconta di una coppia di amanti, entrambi già sposati quando si incontrano, con figli, lavori e vite strutturate. Non si tratta quindi di distruggere due matrimoni per mettersi insieme, ma di darsi delle regole, un vero e proprio decalogo per vivere al meglio un rapporto parziale ma gratificante e duraturo. La storia sembrava interessante ma in realtà quasi sparisce sotto il peso di quello che interessa di più all'autore, cioè la scrittura. Questo è un romanzo iperscritto, straricercato, coscientissimo di se stesso fino all'artificiosità. All'inizio mi ha preso alla sprovvista, mi ha annoiato tanto che che l'ho messo da parte, ma poi sono tornata alla lettura e mi sono lasciata portare dalla prosa densa e insieme impalpabile, seguendo le vicende dei due protagonisti Iole e Sandro nella loro pluridecennale relazione, e intanto l'autore mi ha avvolta con riferimenti a quello che succedeva in Italia, strizzate d'occhio alle mode culturali, citazioni di libri e film, fino a dimenticare talvolta la vicenda principale a favore di un'esibizione stilistica e culturale. Non posso dire di aver letto fino alla fine per la storia in sé, e la conclusione mi è parsa un po' sbilanciata, un po' sopra le righe rispetto al resto, e nemmeno che mi sia piaciuto particolarmente, ma di sicuro è stata la voce, la scrittura che mi ha trasportata come un tronco alla deriva sulla corrente di un fiume. Una scrittura ambiziosa che, devo dire, mi ha sorpresa (molto piacevolmente), mi ha rassicurata in questi tempi di sciattume e improvvisazione. E che mi farà leggere altro di Yari Selvetella, se lo incontrerò nei miei vagabondaggi di lettrice. 


Ecco, il discorso è opposto per quello che riguarda Henri de Régnier. Prima di tutto, come ho già detto, l'ho scaricato per sbaglio e non ricordo neppure ben perché, forse seguivo Patrick Besnier che ne ha scritto la biografia... comunque me lo sono trovato sul Kindle e l'ho letto. Sono tre racconti di cui due si svolgono in una Venezia le cui descrizioni da sole valgono la lettura, con una presenza moderata e (per me) molto attraente di elementi fantastici, del tipo di fantastico che mi piace talvolta frequentare come scrittrice, quello dei margini, che si infila ambiguo e ingannevole, senza mai palesarsi fino in fondo, in modo da lasciare il lettore (e lo scrittore) incerto sulla sua natura. I finali sono sospesi, ma non abbastanza da irritare o deludere. I protagonisti sono persone che sembrano venire da un passato molto più remoto dell'epoca in cui sono stati scritti e ambientati, un'epoca precedente alla rivoluzione industriale, in cui persone privilegiate e benestanti vivevano viaggiando, coltivando le proprie passioni che consistevano essenzialmente nel raccogliere libri e oggetti antichi, in bellissime case di proprietà o in affitto come a Venezia, dove per fermarsi qualche settimana o qualche mese affittavano interi palazzi vuoti e li arredavano acquistando i mobili dagli antiquari. In questo vivere di rendita seguendo il proprio piacere e i propri capricci, ogni tanto un po' di fantastico non guasta e non turba più che tanto i personaggi. Nel primo, L'incontro, il protagonista, girando svagato durante un soggiorno a Venezia si imbatte in misteriose e inesplicabili coincidenze. Il padiglione chiuso è la storia dell'ossessione di uno studioso per penetrare in un luogo che gli è vietato, mentre Marceline o la punizione fantastica è una gustosa novella che mescola misoginia, magia e pura immaginazione attorno a un teatro di burattini. Quando ho finito di leggerle, ho pensato che erano storie che avrei potuto scrivere io. Ma il motivo per cui ne parlo è un altro: storie così lontane da qualsiasi esperienza condivisa, irreali e sospese in un tempo che non ha nessun collegamento con l'oggi, potrebbero essere stucchevoli e invece le ho lette con grandissimo piacere, voglia di andare avanti, curiosità per gli sviluppi delle vicende, e tutto (forse esclusivamente) per merito della scrittura. Essenziale, ricercata ma veloce, del tutto priva di fronzoli o compiacimenti. Una prosa che ti trascina, non ti permette di mettere giù il libro.    

domenica 24 gennaio 2021

Il food talk dieci anni dopo

Pubblico un vecchio post, apparso giovedì 8 luglio 2010 sul mio sito defunto da gran tempo. L'ho ritrovato per puro caso, e rileggendolo mi sono venuti i brividi nella schiena. A parte l'accenno al viaggiare, doloroso ricordo del tempo in cui era ancora possibile, solo "il nostro giovane premier" è uscito dal numero delle fonti di sofferenza. Gli altri maledetti tic linguistici sono sempre più vivi e vegeti e continuano a farmi lo stesso effetto delle unghie sul vetro.



Tempo di vacanze, tempo di viaggiare, tempo di scappare. Sì viaggiare, diceva il poeta, e per me sarà un'abitudine, ma certo mi fa un gran bene come nutrimento del cervello. Spero funzioni anche questa volta. E qualche sogno per il ritorno. Lascio nel silenzio più profondo le speranze politiche, ormai sono talmente desolata che non so quasi più che cosa sperare. Magari di svegliarmi e scoprire che gli ultimi vent'anni in compagnia del nostro giovane premier erano un brutto sogno, ma non basterebbe.
Ma invece so benissimo che cosa sperare a livello linguistico. Primo, che a tutti quelli che dicono "fare sesso" sia cascata la lingua senza possibilità di ricrescita. Tacerebbe il cento per cento dei film, delle fiction, ecc ecc. Salverei solo Natalia Aspesi cui perdono questo peccato di per sé mortale perché mi piace troppo leggerla. Due, che nessuno più si azzardi a usare in senso transitivo i verbi intransitivi solo per risparmiare qualche "fare" o altri giri di frase. Tre, che caschi un mattone in testa a chi dice "a me stupisce, a me sconcerta, a me diverte, a me calma". Gnurantoni. Quattro, che la smetta di soffiare il vento della restaurazione che fa dire (e scrivere, ovviamente) "ho mostrato loro, ho insegnato loro" e dio mi scampi ogni altro genere di loro. Cinque, che le balene la piantino di spiaggiarsi e ricomincino a arenarsi. Sei, che ogni "assolutamente sì", o anche senza sì, si ficchi in gola a chi lo dice soffocandolo lentamente.
Perdono senza fatica i "peraltro" a inizio frase, i "piuttosto che" al posto del vecchio caro "o", e altre vagonate di peccati veniali che neanche voglio ricordare. Invece voglio ricordare una delle cazzate che mi hanno fatto ridere di più tra le tante che ho letto di ultimo (su Donna, supplemento a la Repubblica del 3 aprile 2010): nella Settimana della Carne a Cavour: assaggi, acquisti, food talk con allevatori e macellai. Ancora rido all'idea di un bel food talk con un maslè di Cavour. Mi mette talmente di buon umore che mi viene persino la speranza che cada il governo, così potremo fare dei gran bei talk tra noi, maslè, tranvieri e cardinali, sul futuro dell'Italia. 

martedì 1 dicembre 2020

Un mistero sul lago e molte donne: Filippa D'Agata, Senza i tuoi occhi

 Un giallo struggente e accattivante, che accompagna il lettore dalla prima pagina all'ultima con grande capacità sia di scrittura che di costruzione. Quattro cadaveri di donna ripescati nel Lago Maggiore, una protagonista piena di sfaccettature, Olivia Castorina, chiamata dall'autrice alternativamente "il maresciallo" o "la ragazza", che ha tutte le caratteristiche adatte a dare vita a una serie, una gustosa ambientazione di paese, cupi misteri che risorgono dal passato e il tema molto attuale ne fanno una lettura che non si dimentica. 

L'indagine si dipana attraverso la collaborazione in cui sono molto importanti l'amicizia femminile e il confronto, e la tematica che sta alla base, i maltrattamenti verso i bambini, è abilmente evocata da brevi capitoli in prima persona che si alternano a quelli narrativi suscitando nel lettore ansia e profondo coinvolgimento. 

Inoltre Filippa D'Agata ha una voce personale e sicura che in certi punti sembra essere un po' insofferente del genere giallo (lo chiamo giallo e non thriller per scelta), o meglio, leggendo se ne riconoscono la complessità e le potenzialità adatte a qualsiasi tipo di narrazione. Io non sono un'appassionata di gialli ma Senza i tuoi occhi l'ho letto con molto piacere, curiosità, desiderio di andare avanti, dispiacere quando dovevo smettere e voglia di tornare alla lettura, il che per me è il massimo, cioè significa che un libro funziona e serve al suo scopo, farsi leggere.


sabato 28 novembre 2020

Un bellissimo novembre di racconti: Alcune ipotesi di vita al femminile, ALIA Evo 4.0, Natale a Torino - Racconti in piazza, Gli elementi - I racconti del fuoco

Un brevissimo prospetto di quello che è successo in questo mese per me così ricco di soddisfazioni in campo letterario: quattro uscite cartacee disponibili sia in libreria che sul web.

"Alcune ipotesi di vita al femminile", Buckfast Edizioni, raccoglie nove racconti, senza la morale né niente da insegnare, che hanno al centro le donne e vogliono solo raccontare le infinite varietà della vita umana coniugate al femminile. Partendo da Ulisse, visto con gli occhi delle sue donne, si attraversa un passato fiabesco nel tempo e nei luoghi, si procede lungo i secoli, avvicinandosi alla realtà e alla storia, e si giunge alla fine del Novecento.

  

In ALIA Evo 4.0, CS_libri, storica antologia di narrativa fantastica in tutte le sue accezioni cui collaboro fin dall'inizio nel 2003, i curatori (e autori) Silvia Treves e Massimo Citi hanno riunito quindici racconti di autori che spaziano dalla fantascienza al weird all'horror, spiegando il "seme" da cui è germinata la storia. Il mio è intitolato "Memoria piena", e parla della gestione dei ricordi.

                                                                                          


                                                                                 
In "Natale a Torino - Racconti in piazza", Neos Edizioni, a cura di Teodora Trevisan, diciotto autori ambientano in altrettante piazze torinesi i loro racconti che, in un modo o nell'altro, con grande fantasia e libertà, si collegano all'atmosfera natalizia. Il mio racconto, che si chiama "Vorrei baciare i tuoi capelli neri", narra di piazza Carlina e di un Natale di molti anni fa. 
                                                                                     
I sedici autori riuniti in "Gli elementi - I racconti del fuoco", Neos Edizioni, a cura di Valeria De Cubellis, affrontano il tema nella maniera più varia, spaziando nel tempo, nei luoghi e nello sguardo. "La flamboyante" è il titolo del mio, in cui si insegue l'esplorazione delle vite alternative che non abbiamo mai vissuto.    

lunedì 23 novembre 2020

Per chi, come me, non si stanca mai dei suoi racconti: Lucia Berlin, Welcome Home

Se come me avete amato moltissimo La donna che scriveva racconti e Sera in paradiso di Lucia Berlin, questo Welcome Home può essere contemporaneamente un gran piacere e una parziale delusione. Io l'ho tenuto lì un paio d'anni prima di decidermi a leggerlo, proprio perché avevo un po' paura di quello che ci avrei trovato. In realtà, c'è molto ma non abbastanza. A cura del figlio Jeff Berlin, è composto di una prima parte in cui l'autrice ricostruisce la propria vita attraverso le moltissime case in cui ha abitato nei primi ventinove anni della sua esistenza inquieta e avventurosa, e una seconda dove sono raccolte alcune tra le migliaia di lettere che scrisse ad amici e familiari nel medesimo periodo. Infine una nota biografica a cura di Stephen Emerson. 

Il racconto delle case, sia pur molto spezzettato e non facilissimo da seguire non conoscendo bene le vicende di Lucia Berlin, è molto godibile, vivace, pienamente dotato di quella magica leggerezza e della semplicità che mi hanno incantato nei suoi racconti. Ci si svolge davanti agli occhi un'America caleidoscopica che va dalle miniere dell'Alaska alle spiagge messicane, passando per decine di altri luoghi tratteggiati velocemente ma pieni di vita. Un po' meno appassionanti le lettere, che pure sono piene di personaggi straordinari e vicende interessanti, forse perché lasciano un sacco di domande senza risposta. E non so se sia un'esigenza solo mia, ma dalla nota biografica avrei voluto molto di più. 

Ma quelle che rendono questo libro prezioso, secondo me, sono le moltissime fotografie che ritraggono la bella autrice, i suoi familiari, i suoi figli, gli sfondi di natura e le vie cittadine in cui si è aggirata. Sono foto belle, interessanti, commoventi, e preziose per conoscere meglio una scrittrice davvero straordinaria di cui mi piacerebbe poter continuare a leggere altre pagine incantevoli. Forse Welcome Home può essere apprezzato in pieno solo dai lettori di La donna che scriveva racconti e Sera in paradiso, perciò il mio consiglio è di leggerli prima, ma comunque di correre a leggerli perché sono una fonte di piacere straordinaria.



 

sabato 7 novembre 2020

Piccolo ma ricchissimo, un libro da non perdere: A cura della redazione di Erbacce: Bayer contro Aspirina, L'umorismo che resiste ai diserbanti

Se volete scoprire una vicenda davvero paradossale, di quelle che contemporaneamente strappano un sorriso e ci riempiono di indignazione, questo vivacissimo librino fa per voi, e non fatevelo sfuggire. Vi si narra, con tono leggero ma con esauriente serietà e accuratezza, l'insensata e violenta battaglia intentata dal colosso multinazionale Bayer contro una rivista satirica e femminista che osava portare il nome della pillola che a tutti noi ha arrecato sollievo in tanti momenti dolorosi: Aspirina. Nel 2017, dopo trent'anni che il marchio editoriale era stato regolarmente registrato e la rivista usciva dal 1987 in versione cartacea e dal 2013 in digitale, le componenti della redazione si trovarono a dover affrontare un problema davvero difficile. Il risultato, raggiunto dopo un contenzioso impastato di prepotenza e assoluta disparità di forze, è che la rivista abbandona il titolo conteso e assume quello di Erbacce.   

Il libro è A cura della redazione di Erbacce: Bayer contro Aspirina, L'umorismo che resiste ai diserbanti. Minuscolo, economico e maneggevole, regalatevelo e regalatelo e non ve ne pentirete. E' un'opera collettiva densa di contributi sia (molto) ironici che seri, che si alternano a disegni e foto. La redazione della rivista che si definisce "ecosatirica" è composta da Loretta Borrelli, Piera Bosotti, Pat Carra, Anna Ciammitti, Manuela De Falco, Margherita Giacobino, Elena Leoni, Laura Lepetit e Laura Marzi. Numerose le collaborazioni che rendono Bayer contro Aspirina un testo pieno di varietà e sorprese, perfetto da leggere a casa meditando sulla pazzia del mondo e sulla prepotenza dei "grandi" ma anche facile da portare nella borsa o in tasca per tirarlo fuori ogni tanto e rifarsi gli occhi con un bel disegno, o migliorare l'umore con una risata intelligente e rasserenante.

 

mercoledì 4 novembre 2020

Ricordare il '900 con sincerità e affetto: Luigi Stancati, Il secolo breve di Abramo

 Questo agile libretto è estremamente stimolante come riassunto delle vicende italiane (e non solo) del '900, con particolare attenzione agli anni della guerra, del dopoguerra e del boom.

Luigi Stancati, medico cardiologo, è vissuto sempre a Torino e dintorni, è torinesissimo ma in realtà le sue origini familiari sono legate alla Calabria, a Cosenza dove forse ancora vivono cugini lontani. L'autore ricostruisce le vicende personali del padre Abramo, traferitosi a Torino per amore, dirigente Fiat che parlava il tedesco e per questo inviato a lavorare in Germania da cui fortunosamente rientra il 25 luglio del 1943, e dopo gli anni trascorsi tra sud e nord Italia si stabilisce definitivamente in Piemonte, tra Torino e la provincia dove nascono i suoi tre figli, il secondo dei quali, nel 1945, è Luigi, l'autore.

Abramo è un uomo ricco di risorse e la sua vita negli anni postbellici rappresenta in pieno il panorama di un'Italia che non vede l'ora di scrollarsi dalle spalle i pesi della povertà, della dittatura, delle macerie lasciate dalla guerra. Abramo si rivela anche un imprenditore abile e fantasioso, e la sua famiglia ne segue le alterne fortune. Intanto Luigi e le sue sorelle crescono, i ricordi d'infanzia tingono di tenerezza e nostalgia la narrazione, gli aneddoti spuntano come gemme a illuminare le pagine, che seguono attentamente le trasformazioni politiche della seconda metà del '900 senza mai sconfinare nella didattica. L'autore ricostruisce anche rami e radici familiari, inseguendoli fin oltre oceano, e nei "Titoli di coda" inserisce le note biografiche dei parenti che compaiono nella storia, con una galleria fotografica molto interessante e anche commovente.

Non si tratta di un romanzo per cui l'aspetto narrativo è in secondo piano, ma il continuo inserimento delle vicende storiche efficacemente riassunte, i vari episodi autobiografici, il tono affettuoso dei ricordi, le digressioni, l'andamento vivace e spezzettato ne rendono la lettura veloce e molto piacevole. Un ottimo modo di riandare a un passato pubblico e privato che non è lontano e in cui tutti gli italiani, anche coloro che sono nati dopo come le tre figlie di Luigi Stancati per le quali il libro è stato scritto, possono rispecchiarsi perché ne portano ancora le tracce nel cuore e nella mente.