LA RUSALKA NELLA BIALERA
Un tempo nella bialera era facile trovare qualche tizio che ci era cascato dopo la ciucca del giorno di paga e restava poi abbracciato alla griglia dove l’acqua si inabissa nel suo percorso sotterraneo. Dicono che durante l’ultima guerra ci sia finito persino un cervo con tutto il palco di corna, fuggito dal grande Parco e sgambettante nella palta del fondo. A pensarci mi fa piacere per la rusalka, le avrà un po’ cambiato il panorama di ranocchie, zanzare e ratti.
Lei ogni tanto sporge la testa sulla strada, guarda con nostalgia il turet dove nel dopoguerra quelli della banda Cirio andavano a lavare le latte dopo la distribuzione del rancio alla vicina caserma e adesso non si ferma più nessuno, neanche a bere un sorso sporgendosi in avanti per non bagnarsi l’orlo dei pantaloni… Vita grama la sua. Raccoglie qualche palla sgonfia, bottiglie e lattine di ogni tipo, un po’ di sacchetti di plastica che possono sempre servire, un mazzo di chiavi, un paio di occhiali da sole. Sistema tutto bene nella sua tana sotto la griglia e sospira, ricordando la Neva e la sua corrente gelata. Continua a sperare che in un pomeriggio d’estate nella bialera ci cascherà George Clooney, o almeno Raul Bova.
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