domenica 2 novembre 2008

King, Pamuk e un consiglio per gli acquisti

2/12/2011
Comincio dal consiglio per gli acquisti perché l'orrido natale si avvicina e bisogna pensare ai regali, crisi permettendo. Allora, per i più piccini a cui volete bene, non proprio piccolissimi ma in età possibilmente pre–giochini elettronici, sempre che esista: un meraviglioso Piccolo museo di Babalibri, opera di Alain Le Saux e Grégoire Solotareff con la collaborazione di Mantegna, Ghirlandaio, Velasquez, Bosch, Van Gogh, Ensor, Goya, ecc ecc. E' un abbecedario, da "albero" a "zuffa", composto da particolari tratti da quadri famosi e meno famosi, che visti così fuori contesto si caricano di un significato e di una poesia indescrivibili. E il genitore che troverà il tempo di sfogliarlo con la propria creatura ne trarrà a sua volta grandissimo piacere. Io l'ho trovato nel bookstore della Gam di Torino, è stato ristampato nel 2007. Vivamente, entusiasticamente consigliato per tutti.

Quanto a Stephen King, ho letto un suo libro, Duma Key, dopo moltissimi anni dal primo e ultimo letto in precedenza, Pet Sematary, che mi aveva talmente disturbata da tenermi definitivamente lontana da questo autore. Già allora, però, avevo apprezzato l'abilità di scrittura di King, capace di creare un mondo realistico, concreto e quotidiano in cui scatenare le sue fantasie orrorifiche. In quel lontano romanzo anche queste fantasie mi erano sembrate magnifiche nel loro genere, solo che evidentemente toccavano dei punti per me troppo sensibili. In Duma Key ho ritrovato, ancora di più di quanto mi ricordassi, una grandissima capacità di scrittura, un'abilità di creare un ambiente e un'atmosfera veramente fuori dal comune. La prima parte mi ha preso senza riserve. Il protagonista, Edgar Freemantle, ricco costruttore, ha un incidente gravissimo in cui tutta la parte destra del suo corpo rimane menomata, gli viene anche amputato il braccio destro. In seguito anche il suo matrimonio si spezza, e lui si trasferisce in un'isola della Florida, Duma Key appunto, dove cerca di rimettersi insieme dedicandosi alla pittura. Proprio dipingendo comincia a sentire le prime inquietudini, soprattutto la presenza di un fantasma del braccio mancante che pare dotato di vita propria... Non vado avanti nel racconto della trama, dico solo che è fantastica la bravura di King nel comunicare la condizione di un uomo menomato che faticosamente si adatta alla nuova vita e insieme vede crescere il suo, fino a quel momento insospettato, talento di pittore. Quando poi l'aspetto horror prende il sopravvento confesso che mi sono anche un po' annoiata, a parte un po' di tensione non mi ha né sorpresa né coinvolta. Comunque nell'insieme è uno di quei libri che non si riescono a mettere giù, so di non dire niente di nuovo ma confermo l'opinione di chi afferma che King è uno scrittore notevole. Forse è anche uno scrittore che avendo avuto un successo stratosferico con l'horror ha dovuto continuare su quella strada, e probabilmente non è facile trovare tutte le volte una paura più paurosa di quella precedente.

Di Orhan Pamuk, uno dei miei grandi amori letterari, ho letto ultimamente  La nuova vita, un libro del 1994, uscito da Einaudi nel 2000. Dirò subito che non ho capito di che cosa parlava, a parte il fatto che il nucleo è lo stesso di tutte le opere di Pamuk che ho letto, il contrasto tra tradizione e modernità, oriente e occidente, oscurantismo e idealismo, nostalgia e speranza. Insomma: c'è un libro così sconvolgente che basta leggerlo per rinnegare la propria vita e desiderare solo di fuggire. Lo studente universitario Osman lo legge e contemporaneamente si innamora della bella Canan, e come conseguenza abbandona gli studi e la madre vedova per seguire Canan, che non lo ricambia, alla ricerca degli autori di un complotto contro il libro, in realtà sulle tracce di Mehmet di cui la ragazza è innamorata... Non posso dire che man mano che la trama si svolge abbia capito molto di più. Ma posso invece dire che non me ne è importato granché, tanto il fascino della scrittura di Pamuk mi ha presa. I viaggi notturni in autobus per le strade dell'Anatolia centrale, le stazioni di rifornimento e i loro tristi clienti, le stanze degli alberghi solitari, gli incidenti, la pioggia, il buio, gli schermi baluginanti che trasmettono sempre sparatorie e inseguimenti, sono una musica di cui non capivo le parole (ma invece proprio le parole mi hanno incantata!) ma che non mi stanca mai. Oltretutto in molti dei luoghi attraversati da Osman e Canan sono stata quest'estate, e invece in altri viaggi ho preso quegli stessi autobus notturni che secondo Pamuk hanno continui, sanguinosi incidenti, con decine di vittime. Pamuk ha il dono della nostalgia, della tristezza lancinante che prende nelle sere di pioggia d'autunno, in città. Esattamente come questa sera lì fuori dalle mie finestre, solo che lui ha le parole più precise, struggenti e preziose che esistano per descriverla e farla diventare un piacere.

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