martedì 3 gennaio 2017

Per intenditori: Il cittadino illustre, un film di Gastón Duprat e Mariano Cohn e Arthur C. Clarke, All'insegna del Cervo Bianco

Oscar Martínez (Daniel Mantovani)Post veloce e succulento, come si addice al clima delle feste. Cominciamo con un film del 2016 diretto da Gastón Duprat e Mariano Cohn, Il cittadino illustre, che è stato scelto per rappresentare l'Argentina all'Oscar al miglior film straniero 2017. Daniel Mantovani è uno scrittore che da molti anni ha abbandonato l'Argentina, suo paese natale, per risiedere a Barcellona dove vive solo. Famoso, premio Nobel, invitato da tutti i più illustri personaggi del mondo nelle più svariate cerimonie, scorbutico, carismatico e molto presuntuoso, rifiuta qualsiasi invito finché non ne riceve uno da Salas, il paesino da cui è fuggito ventenne e in cui non è mai tornato pur continuando a ambientarvi tutti i suoi libri. Il ritorno gli riserverà molte sorprese, in un crescendo ansiogeno e sorprendente di tensioni e paure legate all'incontro con personaggi del suo passato e nuovi, finché il doppio finale rovescia aspettative e punto di vista. Film più che raccomandato, insolito e molto coinvolgente, con scene gustosissime (la cerimonia del Nobel), un protagonista straordinario, Oscar Martínez, e una riflessione secondo me fondamentale sul rapporto tra realtà e finzione in letteratura.

Il libro è nientepopodimeno che una raccolta di esilaranti racconti di Arthur C. Clarke, All'insegna del Cervo Bianco. Il Cervo Bianco è un pub di Londra, situato in una stradina che da Fleet Street conduce all'Embankment, dove ogni mercoledì si riuniscono giornalisti, scrittori, editori e scienziati per bere in compagnia e raccontarsi storie via via più mirabolanti man mano che la serata avanza. I vari tipi sono davvero interessanti, ma quello che spicca su tutti è Harry Purvis, che ama essere al centro dell'attenzione e ha sempre qualcosa da raccontare. I temi sono sempre legati alla scienza, e sono nettamente insoliti: c'è chi dimostra scetticismo e chi ci crede, ma tutti pendono dalle labbra di Harry Purvis, che è abilissimo a schivare domande troppo precise e arrivare a conclusioni che sfuggono a ogni critica. E' uno di quei libri che divertono e fanno pensare perché aprono strade nuove e insospettate (io sono un'ignorantona in campo scientificio, ma questi racconti li può capire e apprezzare chiunque). Fantascienza scientifica, humour britannico al massimo grado, storie paradossali che arrivano a sfiorare la metafisica. Fatevi del bene e leggetelo. 
Traduzione di Ginetta Pignolo.

3 commenti:

piero crida ha detto...

leggerò Arthur....benché la situazione del pub e scienziati raccolti a spararle grosse mi suona familiare. Chissà dove e quando...

Paolo ha detto...

Non quando a raccontarla è il futuro Sir Arthur.

consolata ha detto...

@Piero Be', la raccolta è uscita nel 1957, magari vi siete già incontrati... e @Paolo, sai come la penso... come la conta Arthur, Sir o non Sir, vale sempre la pena.