venerdì 28 febbraio 2014

Giù le mani da Mary Poppins!

Oggi voglio parlare di Saving Mr Banks, un film del 2013 di John Lee Hancock, che racconta come e qualmente Walt Disney insistette per vent'anni prima di riuscire a convincere la scrittrice, nata in Australia ma abitante a Londra dal 1924, P. L. Travers (1899 - 1996) a cedere i diritti cinematografici sulla sua creatura letteraria Mary Poppins. Questa non è una recensione dato che non ne ho gli strumenti, ma Saving Mr Banks mi ha fatto pensare a molti livelli, primo come scrittrice, poi come lettrice e infine come spettatrice.

Dico subito che nonostante questa premessa che può fare immaginare un film pensoso e profondo, l'ho trovato del tutto inutile e parecchio brutto. Come spettatrice posso dire che dissento dalle recensioni molto positive che ho letto su Mymovies: l'ho trovato insopportabilmente scontato, sentimentale, con un'interpretazione psicologica di banalità davvero eccessiva. C'è Emma Thompson (bravissima anche se un po' caricaturale all'inizio, ma la parte forse lo richiedeva) che recalcitra davanti alle insistenze del suo agente e al serrato corteggiamento da parte di Walt Disney anche se avrebbe molto bisogno di soldi. Giustamente non si fida, vuole salvare la sua creatura dall'edulcoramento, dalle canzoncine, dai cartoni animati, insomma da Disney. Però accetta di andare in California e lì che cosa pensate che succeda? Naturalmente alla fine diventa quasi dolce e si fa infinocchiare da Disney - Tom Hanks, talmente pieno di botulino che non riesce più a aprire né gli occhi né la bocca. Nel frattempo assistiamo alla sua infanzia in flashback nella selvaggia Australia, all'amore sconfinato per il padre (bella forza, è Colin Farrell, uno dei migliori attori che conosco) fascinoso, alcolizzato, inaffidabile e tisico, che la tira per le lunghe sul letto di morte sputando sangue come la Traviata mentre la madre sbaccalita chiede aiuto alla sorella che fa un'entrata degna di Tata Matilda, conciata secondo l'iconografia disneyana. Ovviamente nel corso degli incontri con gli autori della sceneggiatura che vuole controllare parola per parola (ma non ci credo anche se sui titoli di coda si sentono le registrazioni delle sue discussioni) per Travers avviene una specie di catarsi, e con molte lacrime sue e degli spettatori si rappacifica con il passato. C'è anche Paul Giamatti, bravissimo, nella parte  più inutile della sua carriera.

Davvero, vedendo un film come questo viene da pensare che Freud ha fatto molti, molti più guai di quanto si immagina. Quello che non ci viene detto mai è che la melensa, zuccherosa, canterina, sorridente Mary Poppins del brutto film Disney non ha proprio niente da spartire con l'originale dei romanzi della Travers, spigolosa, vanitosa, presuntuosa, comandoira, brusca e del tutto priva di sentimentalismi. E qui arrivo ai miei pensieri di autrice. Io sto incondizionatamente e visceralmente con P. L. Travers prima maniera, quella che vuole il controllo totale della sua creatura, che si batte perché non canti, non balli con i cartoni animati, non sia travisata né trasformata in una Trilly che spande polverina di stelle e sorride con il sorriso troppo dolce di Julie Andrews. Eppure, purtroppo, oggi Mary Poppins è conosciuta da tutti per via del film, nella sua versione stucchevole, perché il potere del cinema è infinitamente superiore a quello della carta stampata. I miei pensieri di lettrice appassionata li trovate qui, e questo film mi ha fatto solo venire i nervi. La mia Mary Poppins è quella che non sorride mai ma fa cose molto, molto più interessanti e divertenti che ballare con i pinguini.              

lunedì 17 febbraio 2014

Mr Ginkgo Biloba, I suppose

Siccome penso che per un po' non farò recensioni (mi sto annoiando parecchio con il libro attualmente in lettura e non riesco a appassionarmi alle scarsissime vicende dei suoi antipatici personaggi - tanto per non fare nomi, "Il piccolo amico" di Donna Tartt), dedicherò un post al mio amico Ginkgo Biloba of Cavour Gardens, un decorativo gentiluomo di cui ho scoperto recentemente la doppia vita. Ammetto che sono parziale con lui, ho una grande ammirazione per la sua virile bellezza, per l'eleganza con cui cambia colore con le stagioni e con la luce, per la grazia sensuale con cui si
spoglia, la dignità con cui occupa la sua posizione così visibile e centrale, per il design geniale delle sue foglie a ventaglio. Insomma posso anche dirlo, patentis verbis: ho una cotta per lui, un innamoramento senza speranza di essere ricambiata ma non per questo meno romantico. E che non si è incrinato quando ho scoperto che nei suoi rami così accoglienti e sereni nasconde un segreto abbastanza
agghiacciante: è un mostro mangiapalloni. E' un segreto che di solito riesce a nascondere, ma d'inverno, quando è costretto a mostrarsi nudo a tutti, neache la bellezza dei suoi rami basta a farci dimenticare la crudeltà di quei palloni trattenuti contro la loro volontà. Ma io che tanto lo ammiro sono riuscita a vedere un lato positivo anche nel suo vizio: i bambini che frequentano i suoi giardini hanno riscoperto un gioco desueto, seppellito nei ricordi di antichissime estati in campagna trascorse cacciando nidi, la fionda. E sono diventati abilissimi. Da grandi, nessuno di loro sarà disoccupato. Saranno cacciatori di palloni a pagamento o terranno corsi di fionda a bambini dalle dita smemorate. E tra poco Sir Ginkgo si rivestirà e ci farà dimenticare tutto nella sontuosità della sua prossima, verde mise primaverile. 
       

venerdì 7 febbraio 2014

Mi riposo, mi rilasso, mi distendo, me la godo perché ho finito di faticare! Anche l'ultimo romanzo, Irene a mosaico, è felicemente approdato su Amazon. Anche questo a 0,89 €. E speriamo che gli vada bene.
Sulla mia pagina Amazon trovate in cartaceo (se disponibili) e in formato ebook Il gioco della masca, Est di Cipango, Ragazza brutta, ragazza bella, La lametta nel miele, Irene a mosaico, Lei coltiva fiori bianchi, Trilogia delle donne virtuose. La santa, la sorella, la sposa, Racconti fantastici e del margine. Su DuDag ci sono La ragazza in tailleur rosso fuoco e Alcune ipotesi di vita al femminile. 
Ma non finisce qui...