mercoledì 1 settembre 2010

A proposito delle "hostess" di Gheddafi

In tutte le polemiche sulla visita di Gheddafi e la sua presunta istigazione all'islamizzazione dell'Europa (dico presunta solo perché non ho avuto la pazienza di leggere gli articoli fino in fondo, per cui non sono a conoscenza dell'esatto peso del suo discorso - ma non ho difficoltà a immaginarlo) la cosa che mi ha colpita e veramente infastidita è il giudizio sprezzante sulle hostess, come vengono definite con malizia, cioé sul pubblico femminile pagato che ha assistito alle sue esternazioni. Su Facebook ho letto discussioni in cui venivano definite prostitute, ho sentito Franceschini che strappava un facile applauso dicendo che la loro presenza, cioé in soldoni la loro esistenza, offendeva le donne italiane. Anche meno, direbbe la Littizzetto. Io non sono per niente offesa. Mi spiegate in che cosa la loro giornata lavorativa, retribuita con 70 € si suppone importanti per una ragazza che fa lavori precari, va contro l'etica e la morale e la decenza? In che cosa lede la mia dignità di donna? A parte il fatto che io penso che anche le prostitute possono veramente fare quello che vogliono con il loro corpo che fino a prova contraria è l'unica cosa che ci appartiene in toto, ma questo è un altro discorso, molto più lungo e complesso. Mi limito alle ragazze dignitosamente vestite e pagate per avere trascorso una giornata a ascoltare un vecchio dittatore colorito e mattacchione al quale hanno prestato ascolto, e attenzione, e dedicato tempo, nella speranza di una retribuzione molto più sostanziosa, molti personaggi in vista che conosciamo benissimo e che non sto qui a nominare per non perdere tempo. Prima cosa, evidentissima, non c'è neanche l'ombra di una ragione per non farlo. Secondo, se lavori in genere è perché hai bisogno di soldi per soddisfare delle necessità quindi fai anche cose magari noiose, magari mortificanti, senza tante storie. Terzo, se lavori per un'agenzia magari non è il caso di rifiutare un ingaggio come quello, rischi di essere cancellata dalle liste. Quarto, non era mica un incarico da sbeffiare. Io ho fatto un sacco di lavori quando ero studentessa, il novantanove virgola nove per cento dei quali mi annoiavano a morte in sé e per sé ma magari mi incuriosivano e ero contenta quando li accettavo, come fare la standista nei saloni dove ho venduto gelati, rulli magici e mobili del rinascimento canadese. All'epoca, mi avessero chiesto di fare la "hostess" chez Gheddafi ci sarei corsa, per i soldi e per la curiosità di partecipare a un evento diverso dalla solita routine di babysitteraggio e ripetizioni a zucconi (anzi, da zuccona a zuccone). Il fatto è che di questi tempi "si porta" il moralismo sulle donne. Dai difensori delle donne ormai professionali, come Gad Lerner che si è assunto questo compito come una missione e il trombone Adriano Sofri che tra un moralismo e una lacrima al ciglio ci rassicura quotidianamente sulla nostra superiorità, ai desolati per la mancanza di ideali delle ragazze che voglio tutte fare le veline, a quelli che il velo no però come la mettiamo con le nostre ragazze che se ne vanno a culo nudo ecc ecc. Magari smettetela, smettiamola, di preoccuparci e lasciate che ci pensino loro. Le ragazze non lo ve l'hanno, non ce l'hanno chiesto di mostrargli sempre la fiaccola della virtù per indicargli la via. E per una Noemi che fatica pateticamente a procedere sulla sua scorciatoria, ce ne sono tante altre che sognano cazzate finché sono ragazzine e poi a colpi di nasate e scivoloni imparano. Sono ben altri problemi delle donne, e non parlo solo di Iran e Afghanistan. Comunque, qui voglio solo dire: un po' di rispetto per queste ragazze che hanno fatto un giorno di lavoro facile, mal retribuito, ridicolo, certo inutile. Ma onesto lavoro.
Se proprio devo pensare a una cosa che mi riempie di indignazione, mi offende, mi rivolta le viscere, una cosetta nostrana, non una lapidazione né altro di importante, è l'agghiacciante trasmissione di Canale 5 su cui mi è caduto l'occhio una volta e mai più, perché non voglio rovinarmi la cena e la serata: Le Velone. Quella sì che è offensiva per le donne, e anche per gli uomini. L'idea che qualcuno la guardi per farsi due risate mi ripugna. All'inferno sarebbe una buona punizione per Gheddafi e per il nostro giovane premier, suo sodale in sessuomania.

3 commenti:

maxciti ha detto...

Non posso che dirmi assolutamente, completamente d'accordo.
Aggiungo soltanto che non mi hanno disgustato le ragazze, preoccupate di mettere insieme due soldi come tanti altri, maschi e femmine, ma coloro che le hanno utilizzate per spuntare un po' di considerazione dal dittatore libico che, evidentemente, non aveva gradito l'offerta delle solite escort.
Il tutto è comunque degno di un film di Mel Brooks.

S_3ves ha detto...

Concordo con entrambi. Alle ragazze la mia solidarietà, e un motivo in più di indignazione: sono state pagate pochissimo per sorbettarsi il penoso spettacolo del dittatore libico e del nostro (da operetta entrambi, ma ugualmente pericolosi). Sorvoliamo sulla portata politica di un "capo di stato" africano che viene a battere cassa per tenerci lontani profughi e immigrati che trasformerebbero l'Europa niente meno he in "Africa". E su un "premier" europeo che si vanta di essere suo amico.

consolata ha detto...

Carissimi, se entriamo nel discorso politico ahinoi se si fa lunga! e dolorosa! e repellente! Ma in questo caso cerco di non guardare troppo in là perché non mi venga voglia di fare harakiri, anzi seppuku come Massimo Soumaré docet. Mi limito a seguire una mia pervicace e arcaica linea di pensiero, cioé che non potremo dirci civili se non quando le donne potranno fare quello che vogliono, beninteso nei limiti della legalità e con l'esclusione assoluta della Santanchè che dovrebbe essere messa nell'impossibilità di parlare per sempre mediante scotch sulla bocca (sono non violenta), senza che ci sia sempre qualcuno, prete o moralista di sinistra è lo stesso, che gli spiega quello che dovrebbero fare invece. Forse è la permanenza in un paese islamico che mi rende molto suscettibile in questo momento... A Gaziantep, mentre sedevo su una panchina in un giardinetto urbano, una signora si è sentita in dovere di venirmi a dire che mi si vedeva "qualcosa", non voglio sapere che cosa, suppongo a livello gambe. Alla mia età. E con un vestito alle caviglie. Ecco, mutatis mutandis in tutti i sensi, vorrei che la smettessimo di fare come quella signora, guardare dove non sarebbe necessario, giusto per trovare qualcosa da condannare virtuosamente.