giovedì 12 marzo 2009

AA. VV. M'AMA? Il Poligrafo, 2009

Sottotitolo Mamme, madri, matrigne oppure no. Una gran bella lettura. Ho già confessato la mia insana passione per le antologie che mi porta sovente a comprare e successivamente leggere delle grandissime lamate, inutili, appiccicate con lo sputo a argomenti senza senso, eppure continuo imperterrita perché una bella antologia mi fa felice. E questa è bella, con un livello ottimo, composta da racconti tutti necessari e interessanti oltre che ben scritti e sovente anche originali. Già, perché questo argomento abbastanza scivoloso ha suggerito alle venti autrici altrettanti racconti che sfuggono ai soliti cliché sulla maternità e il rapporto madre-figlia o madre-figli. Nel paese delle mamme non tutto è idillio. E c'è anche chi con coraggio veramente eroico, qui appunto nel paese delle mamme, afferma che non è necessario né indispensabile scegliere di essere madre. I nomi raccolti in questo volume sono davvero importanti, e senza volere fare torti a nessuna citerò Antonella Cilento (anche curatrice insieme a Saveria Chermotti e Annalisa Bruni), Anna Maria Carpi, Rossella Milone, Antonella del Giudice, Antonia Arslan, Emilia Bersabea Cirillo, Francesca Mazzucato, Marosia Castaldi, Lia Levi. Molto sovente in queste storie ci sono intrecci di vite, personaggi molto differenti, come se fosse difficile focalizzare su un solo personaggio un argomento così complesso e universale. Voglio ricordare l'originale e incisivo Bestiario familiare di Antonella Ossorio, dove la ricostruzione del momento della propria nascita attraverso il racconto della levatrice si trasforma nella "bestializzazione" della madre stessa, A casa di Elisabetta Baldisserotto dove i doveri della casalinga, espletati con meticolosa cura, sono contrappuntati da letture di brani filosofici e fantasie di come sarebbe la vita se gli amati familiari morissero, l'inquietante Lo scaffale di Giacomo in cui Anna Toscano attribuisce a una famiglia iperdisfunzionale la scelta estrema di una madre (e non so se abbia scritto prima lei il racconto o si sia ispirata a un analogo episodio avvenuto a Moncalieri qualche anno fa, che ricordo mi aveva colpita moltissimo, come credo abbia colpito tutti quelli che ne sono venuti a conoscenza), l'agretto come il suo titolo Il racconto dei limoni di Antonia Arslan, breve ricordo di una cattiveria infantile nei riguardi della propria bella mamma, il bellissimo Stabat Mater di Emilia Bersabea Cirillo che dà voce con eccezionale efficacia a un personaggio tragico che di solito non arriviamo a conoscere, la madre dell'assassino, Madre nostra che sei nei cieli di Saveria Chemotti in cui ci vuole tutta una vita per digerire un segreto troppo pesante, e riconciliarsi con il passato, il doloroso cammino dell'adozione in Il paese dei bambini di tutti di Elisabetta Liguori, lo sconvolgente, e non riesco a definirlo altrimenti, Una storia da non raccontare di Morena Tartari, che insieme a Cirillo e Toscano va a cercare dietro ai fatti di cronaca la realtà crudele di chi quei fatti li subisce pur non essendo la vittima. Diciamo che le madri non ne escono bene da questo libro se a parlarne sono le figlie. Inadeguate, fredde, anaffettive, egoiste, lontane. Va meglio se parlano in prima persona, ovviamente. Però l'impressione generale è che tra figlia e madre ci sono tanti rancori da tirare fuori, e certe storie hanno l'aria di essere delle rese dei conti abbastanza spietate. Mi sono domandata che cosa avrei potuto mandare io se mi avessero chiesto un contributo. La risposta più immediata è Regina, il racconto uscito sull'ultimo Fata Morgana (che ha per sottotitolo Porte, Passaggi, Varchi, Barriere) dove una figlia–rapace uccide la madre a colpi di becco, oppure un vecchio racconto intitolato Una storia di fantasmi in cui tre figlie uccidono la madre e trascorrono il resto della vita ossessionate dai fantasmi del senso di colpa, o La sposa innamorata, dove una donna partorisce pesci e il marito se li mangia fritti, o Resurgam, in cui è la Dea Madre a risorgere per rimettere a posto i disastri creati dal Dio Padre, e per ricreare, deve prima distruggere... Insomma anch'io ho fantasie poco rassicuranti a proposito della maternità. Però devo dire che ho anche scritto un racconto, Il gioco della masca, in cui una figlia evira il padre e ne viene uccisa. Eppure, giuro, avevo ottimo rapporti con i mei genitori.
Per concludere due osservazioni. Primo, sedici racconti su venti sono in prima persona, qualcosa vorrà dire. Secondo, questo libro dovrebbe essere letto anche dai maschi, e non per motivi didattici o contenutistici, ma solo perché è un bel libro. Però, come ho sentito dire in pubblico da un uomo colto, intelligente, curioso e scrivente mentre presentava il libro di una donna, gli uomini non leggono mai i libri scritti dalle donne. Il motivo mi sfugge e preferisco non indagare. Peccato per loro, però.

8 commenti:

Annalisa ha detto...

Grazie per questa lettura intelligente e appassionata del nostro libro!
Annalisa Bruni

consolata ha detto...

Mi fa molto piacere avere un feedback da una autrice. Mentre leggevo il libro mi sono sentita molto, molto in sintonia con tutte, così mi è particolarmente gradito un contatto diretto. Ciao.

Annalisa ha detto...

Ho girato il link di questa pagina anche alle altre autrici. Ciao.

Annalisa ha detto...

Dimenticavo. L'ho anche segnalata sul mio sito. Qui:
http://www.annalisabruni.com/index.php?Upper=50&link=429&module=commenti

Ciao!

emilia cirillo ha detto...

Cara Consolata, grazie della bella recensione alla nostra antologia. E grazie per il bellissimo a Stabat Mater. Poi neparleremo. L'Antologia sta girando moto, grazie anche al lavoro instancabile di Annalisa Bruni e di altre, che conoscono molto meglio di me il gradimento. Chissà se riusciamo a presentarla anche a Torino...Ti abbraccio con affetto e nostalgia emilia

consolata ha detto...

Il "bellissimo" c'è perché lo è il racconto. Auguro molta fortuna a questa antologia, per i motivi che ho spiegato nel post. Io leggo molte cose fuori dalle solite sigle e mi fa rabbia vedere che ci sono voci potenti e originali che rimangono lì, nella nicchia di chi legge molto e segue percorsi suoi. Ti abbraccio anch'io, sarebbe bellissimo se veniste a Torino, ciao.

emilia cirillo ha detto...

Cara Conso, mi sono accorta di aver scritto male. Volevo dire che Annalisa ha il polso della situazione rispetto al gradimento dei lettori, facendo continue letture pubbliche sopratutto in Veneto.
Stai scrivendo? Sarebbe bello stare in un'antologia, insieme!
Pensiamoci
di nuovo un bacio

Annalisa ha detto...

Se interessa, segnalo una recente intervista sul libro. la trovate qui: http://www.asterisconet.it/news.php?n=7724&pagina=home&s=0

Ciao!